G7: fiera delle vanità e delle ipocrisie

Un Summit fallimentare quello che, a partire dal 24 al 26 agosto, si è tenuto a Biarritz, località basca della Francia sud-occidentale, tra i leader delle sette democrazie più industrializzate al mondo:il revisionista Abe Shinzō, Primo Ministro nipponico; l’autoproclamato “avvocato del popolo” Giuseppe Conte, Presidente del Consiglio nostrano (il quale ha appena accettato l’incarico per un secondo governo propostogli dal presidente della Repubblica Mattarella); il “Mister No Deal” Boris Johnson, Premier britannico; il Presidente francese Emmanuel Macron, il “banchiere di Rothschild”, padrone di casa; la “matriarca austera” Angela Merkel, Cancelliera federale di una Germania a rischio recessione;  il “liberal di bell’aspetto Justin Trudeau, Premier canadese e l’isolazionista Donald Trump, Presidente USA.

Leader G7 Biarritz

I leader del G7 siedono al tavolo del vertice di Biarritz insieme a Donald Tusk, Presidente del Consiglio Europeo. I 7 “grandi” rappresentano ormai il 40-45 % del PIL mondiale. Credits: Twitter/G7 France.

Un G7 (il 45esimo da quel primo Summit che si tenne nel lontano 1975 per volere del Presidente francese Valery Giscard d’Estaing) dal clima piuttosto teso.
La (sempre più vicina) Brexit vede stagliarsi uno scenario sempre più infuocato a causa del braccio di ferro tra l’Unione Europea (rappresentata nella persona del Presidente del Consiglio Europeo, Donald Tusk) e il Primo Ministro britannico Boris Johnson, fresco di insediamento.

Oltre a questo, si aggiunge la crisi iraniana scoppiata nel 2018 a causa del recesso statunitense dall’Accordo internazionale sul nucleare iraniano cui sono seguite le pesanti sanzioni americane e l’escalation militare aggravata, in tutta risposta, dalla ripresa del programma di Teheran di arricchimento dell’uranio.

G7: incontro Donald Tusk-Boris Johnson.

L’incontro bilaterale tra Donald Tusk e Boris Johnson su Brexit e politica estera. Possibile un patto di libero scambio transatlantico con gli Stati Uniti quale garanzia per un eventuale No Deal. Credits: Twitter/Boris Johnson.

Ad aggravare ulteriormente la tensione, da un lato, la guerra commerciale tra Washington e Pechino, dall’altro, la guerra dei dazi tra USA e UE inasprita dalla fresca minaccia americana di estenderla ai vini francesi a causa del varo, da parte parigina, della contestata digital tax a totale discapito dei giganti americani del web.

Altrettanta preoccupazione desta l’emergenza incendi nel Sud America,  in particolare nella foresta amazzonica, che tarda ad essere risolta sopratutto a causa dell’eccessivamente prolungata inerzia del Presidente brasiliano, nazionalista e anti-ambientalista, Jair Bolsonaro. Le tensioni diplomatiche tra quest’ultimo e l’omologo francese, già nei giorni antecedenti al G7, si sono infervorate per quello che Macron – improvvisato ecologista – ne aveva fatto quasi un baluardo dimenticandosi (ipocritamente) dei 360.000 ettari di foresta consegnati alle multinazionali minerarie nell’Amazzonia francese.

Insomma, premesse per nulla entusiasmanti. Ancor prima di volare per la Francia, Trump inoltre, non ha mancato di far sentire la propria voce criticando il programma predisposto, colpevole di trattare argomenti “marginali” quale il cambiamento climatico. Sarà stato allora un caso che lo stesso si sia sottratto alla working session dedicata proprio all’argomento, giustificando tale sua impossibilità per la coincidenza con imprecisati incontri bilaterali?

Tensione diplomatica tra Macron e Bolsonaro

Tensione diplomatica Francia-Brasile. Bolsonaro rifiuta i 20 mln di euro offerti dai leader del G7 a conclusione del vertice di Biarritz. Photo Credits: Twitter/Channels Television.

Lotta alle disuguaglianze: il tema scelto per il vertice di Biarritz

Il Presidente Macron ha deciso di focalizzare il dibattito tra i grandi della Terra sulla lotta alle disuguaglianze, predisponendo cinque obiettivi da raggiungere:

    • lotta alla disparità di opportunità promuovendo, in particolar modo, la parità di genere, l’accesso all’istruzione e servizi sanitari di alta qualità;
    • lotta alla disuguaglianza ambientale tramite il finanziamento climatico ed un’equa transizione ecologica;
    • il rafforzamento della dimensione sociale della globalizzazione attraverso più eque politiche commerciali, fiscali e di sviluppo;
    • pace, sicurezza e lotta al terrorismo;
    • trasformazione digitale, sfruttando le opportunità offerte dalla tecnologia e dall’intelligenza artificiale.

Cionondimeno, sul tavolo di discussione non sono mancati argomenti fuori programma, primo fra tutti la questione del rientro nel G7 della Russia, estromessa nel 2014 a causa dell’annessione unilaterale della Crimea. Un rientro caldeggiato dal tycoon newyorkese, ma saldamente osteggiato da Merkel, Johnson, Trudeau e Tusk. Secondo il quotidiano britannico The Guardian, Conte avrebbe aperto uno spiraglio a simile possibilità, mentre Abe avrebbe mantenuto una posizione neutrale.
In merito alla posizione del padrone di casa, secondo quanto riferito dalla CNN, ci sarebbe stata una conversazione telefonica in cui lo stesso avrebbe consigliato a Trump, in vista del prossimo G7, di invitare Putin al vertice che si terrà proprio negli Stati Uniti. Tuttavia, sembra doversi escludere che Macron sia intenzionato a sposare fedelmente l’idea di una ricostituzione del G8, quantomeno fino a che la questione dell’Ucraina non potrà dirsi risolta e per la quale dovrà tuttavia attendersi il summit che Francia e Germania si sono impegnate ad organizzare in tempi stretti.

Giuseppe Conte al G7

Crescita zero per l’Italia nel secondo trimestre 2019. Dal rapporto Ocse, l’Italia è l’ultimo tra i Paesi del G7 in termini di ricchezza prodotta rispetto al 2018. Credits: Facebook/Giuseppe Conte.

Il Presidente statunitense ha inoltre avanzato la pretesa di presentare quel “miracolo economico” tutto stelle e strisce di cui va molto fiero. Una richiesta questa che tradisce la (nemmeno tanto) velata megalomania della leadership americana, intenzionata ad esaltare un modello che, nelle parole del consigliere economico trumpiano Larry Kudlow – il quale nondimeno omette o finge di dimenticare che la crescita stia rallentando – gli europei dovrebbero prendere ad esempio.

Il Summit francese non ha mancato di riservare sorprese: dall’arrivo del Presidente egiziano Abdel Fattah al Sisi (che ha avuto un incontro bilaterale con Conte sul caso Regeni) per finire con il Ministro degli Esteri iraniano Mohammad Javad Zarif, invitato proprio durante quello che – come rimarca Federico Rampini, giornalista de La Repubblica – si è delineato come meeting palesemente anti-Usa. Il leader americano pare non abbia particolarmente gradito l’ospite, rifiutandosi di incontrarlo, fatta salva tuttavia una timida apertura per un incontro con il Presidente iraniano Hassan Rouhani, possibile solo quando – secondo le dichiarazioni di Trump –  “giuste condizioni lo consentiranno”.

Quella iraniana non è stata l’unica apertura da parte americana, per quanto timida. The Donald si è detto pronto a rinegoziare con Xi Jinping, Presidente della Repubblica Popolare Cinese, il quale ,quasi come per magia, è divenuto agli occhi di Trump “un grande leader”!
In programma infine un accordo in seno all’Ocse per rivedere la digital tax ed un incontro con la Merkel, preoccupata dai possibili dazi che il leader americano vorrebbe applicare alle auto europee.
Per quanto alcuni quotidiani italiani abbiano gioito alla notizia come una sorta di “miracolo macroniano”, c’è poco da rallegrarsi se consideriamo che Trump ci ha ormai abituato ai suoi voltafaccia deliranti che – come lui stesso spiega – fanno parte del suo “modo di negoziare”, che lo ha portato al successo nel mondo degli affari. This is business, baby!!

Un mondo senza leader

Dopo il ritiro da parte di Trump della firma (faticosamente) apposta al comunicato finale dello scorso vertice tenutosi in Québec, Macron – temendo il fallimento del “suo” G7 – aveva preannunciato che non se ne sarebbe redatto alcuno. E difatti, in luogo del tradizionale comunicato, si è optato per una sterile “dichiarazione” di una sola paginasegno questo di un G7 totalmente impotente. Tutt’al più arena dei giochi di potere, fatta di incontri bilaterali e di tentativi di mediazione di un Macron desideroso di emergere sulla scena europea approfittando della crisi Brexit e della debolezza tedesca.
Un’organizzazione incapace di produrre un’agenda comune, di esprimere decisioni concrete è segno di un mondo diviso e senza leader. Ed ecco che il tanto decantato G7 macroniano si tramuta in G0 (zero), il cui emblema è quella sedia lasciata vuota dal Presidente americano alla sessione dedicata all’ambiente. Un fallimento che non è da precludersi alla sola classe politica, ma che – in un’era in cui le grandi sfide necessitano di azioni comuni – si ripercuote sull’intera umanità.

Biarritz, sedia vuota Trump

Biarritz: la sedia vuota di Donald Trump, grande assente alla working session dedicata all’ambiente. L’emblema di un G7 impotente. Credits: Twitter/Wax Traxs.


Copertina, photo credits: Elysee.fr

 

 

Sull’Autore

Laureanda in Giurisprudenza a Messina, amo la mia terra natia ("a bedda Sicilia"), la musica, il tè e il mare. Appassionata di diritto internazionale e penale e politica internazionale, racconto il mondo che ci circonda in tutte le sue sfaccettature. Già redattrice per l'Antro di Chirone, attualmente scrivo per Mangiatori di Cervello e Cronache dei Figli Cambiati.

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  • Kashmir: genesi di una nuova Palestina – Mangiatori di Cervello 8 Settembre 2019 at 00:09

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  • Il delitto Bolsonaro: l'Amazzonia in fiamme – Mangiatori di Cervello 8 Settembre 2019 at 00:16

    […] Politica ed Economia […]

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