LIBERATO: “Capri Rendez-Vous”. Il tempo ritrovato

A volte si affronta un viaggio, si ritorna in posti in cui sebbene si sa già che una volta giunti a destinazione il confronto col presente rappresenterà una nuova minaccia. Lo si può affrontare con serenità, con la maturità di una vita vissuta a pieno e avendo riorganizzato la propria esistenza, con una diversa percezione di sé.
Così scriveva Marcel Proust:

Il vero viaggio di scoperta non consiste nel cercare nuove terre, ma nell’avere nuovi occhi

Quella che è la recherche du temps perdu allora diventa ricerca interiore; così mentre si è sul traghetto per Capri, sono passati 26 anni può maturare una riflessione della consapevolezza di un accadimento che sentiamo essere vicino anche se inconsistente, fatto della stessa consistenza dei sogni. E’ lo stesso che accade in NIENTE di Liberato.

 NIENTE (CAPRI RDV Ep.05)

In quest’ultimo episodio, non troviamo più il classico video bensì una sequenza di fotogrammi che ricordano le classiche cartoline rappresentanti scorci di paesaggio. Gli occhiali da sole sono rimasti gli stessi di 53 anni fa e Marì ormai è diventata anziana:

Il tempo si porta via tutto Marì“, pronunciava Dino, il regista parlando con la giovane e bella attrice.

E così quegli occhiali da sole adesso evidenziano benissimo la decadenza, il passare degli anni, la mortalità; sono il perno di una simbologia che percorre tutti gli episodi:

Mi dispiace per te ma un giorno sarò brutta, vecchia e rimbabita.
Niente è eterno.”

Aveva ragione Marì che oggi sembra affrontare la propria vecchiaia con serenità, con rassegnazione di chi ha capito che:

Chell’ ch’è stato è stato
Nun serv cchiu a niente” (NIENTE, Liberato)

NIENTE si intitola l’ultimo brano di questa saga; una parola con un duplice significato, a mio parere: “niente” come a significare “non fa niente, ormai tutto è passato” o come “di tutto quello che si è vissuto alla fine non ci rimane niente“.

I famosi occhiali da sole, simbolo di questo progetto

Ed è forse per questo che qui Francesco Lettieri monta il video con una sequenza di scatti, come a voler immortalare per sempre quegli attimi che rimarranno impressi in quella pellicola chiamata ricordo.

Io amo il cinema per questo. Perché lì ogni momento rimane per sempre.” (GUAGLIÒ, Liberato)

Sullo sfondo troviamo una società fatta di turisti, operai e famiglie, intenti a compiere le azioni più quotidiane e banali. Come a sottolineare il mero esistere, il rumore della vita in contrapposizione al “silenzio” della morte; il compositore Claude Debussy scriveva:

Preferirò sempre un argomento nel quale l’azione sia sacrificata al sentimento, mettendo in certo qual modo in mostra una latente edonistica tendenza al piacere?

E’ quello che fa anche Liberato sia in “TU ME FAJE ASCÌ PAZZ’” che in “NIENTE“: in una società dove spesso non si guarda più al contenuto ma all’estetica, l’artista decide di smuovere i sentimenti, di scrutare nella nostra coscienza.
Ancora Debussy:

Sceglierei un poeta che accennasse semplicemente alle cose e mi permettesse di innestare il mio pensiero sul suo.

Liberato si avvicina, con la sua musica, allo stato d’animo delle persone – soprattutto in quest’ultimo video – stimolando lo spettatore: delle foto, degli attimi, “accenni alle cose” appunto, che lasciano una certa libertà di immaginazione. Troviamo infatti dei punti ciechi in cui non sappiamo cosa sia successo o cosa accadrà in futuro.

Questo brano sembra abbracciare la corrente dell’impressionismo musicale, che rievoca immagini dal sapore orientale su di una linea melodica in cui, oltre al modernismo vi è un andamento classico del pianoforte.
Le melodie sembrano ricalcare i colori utilizzati: azzurro, grigio, bianco che qui hanno delle tonalità fredde, spente come a rappresentare lo stato d’animo della nostra protagonista; anche i capelli di Marì che prima erano di un biondo acceso, adesso sono grigi, sbiaditi dal tempo.

Quel tempo che sembra essersi portato via anche il sorriso di una volta, che nel video non compare quasi mai; così la narrazione si trasforma diventando un’autobiografia: il viaggio di un’anziana star hollywoodiana, che d’oltreoceano si reca a Capri per commemorare il regista con cui ha lavorato anni addietro, Dino Linetti.
Quello che sembrava essere un viaggio di piacere in realtà si rivelerà essere un viaggio funereo.

Oggi, avanti con gli anni Marì ricorda il proprio passato percependolo in maniera diversa da come lo aveva vissuto; è come se tutto avesse una forma diversa e tutto quello che la protagonista rivive è il tempo ritrovato.

Questo è accompagnato da un senso generale di passaggio, disfacimento e perdita; ritroviamo ancora dei temi affrontati da Proust: la vecchiaia dei protagonisti superstiti (nel romanzo Charlus, la Contessa di Guermantes, Odette, Gilbert) o la loro morte.

E’ proprio quest’ultima infatti che sembra dare un vero e proprio significato al brano: NIENTE.
Ed il finale è commovente: Marì va alla ricerca di qualcos’altro, passeggia e con lo sguardo cerca qualcosa, è proprio lì, ad aspettarla per l’eternità: la tomba di Carmine, morto all’età di 59 anni – numerologia che richiama al 9/5, maggio tra l’altro.
Il cuore si stringe, ma lei sorride, con la consapevolezza di riviverlo ed amarlo nei suoi ricordi.

Vi è inoltre un omaggio al regista napoletano Salvatore Vuotto, infatti durante lo scorrimento veloce di alcuni scatti alle tombe del cimitero di Capri, appare immortalata la lapide del regista partenopeo; l’incisione recita: “Cittadino del mondo e libero pensatore“, morto il 9 maggio.
In questa frase è racchiusa anche l’idea di Liberato: quell’anonimato che gli permette di rappresentare tutti, indistintamente e che gli permette di essere cittadino del mondo e libero pensatore.

L’intelligenza
di un romanziere non ha altro scopo che d’illuminare il più possibile il
segreto che si cela in lui. Questo segreto, al centro dell’opera, è multiplo
fin quando l’autore non ha trovato la sua unità, e può essere alla fine anche un centro unico, dal quale riceverà luce tutta l’opera.” (Guy Michaud, “L’oeuvre et ses techniques“)

Ed è su questo che si basa Liberato e le sue opere, il segreto; quel segreto che da sempre ci spinge a cercare nei meandri più remoti della nostra fantasia, della nostra coscienza, delle nostre emozioni.

Sull’Autore

Appassionato di cinema, letteratura, musica e tutto ciò che è cultura. Affamato di sapere. Cerco la precisione in ogni dove, sono i dettagli che fanno la differenza. Spero di scrivere per lavoro un giorno, nel frattempo, scrivo per passione.

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