Profili Social sul Visto USA. Obbligo o Identità?

Che l’identità dell’Uomo abbia oggi una nuova dimensione, è oramai  lapalissiano.

Il primo scroll (aka: l’arte di “scorrere” contenuti multimediali con il solo impiego del nostro dito su uno schermo) di Jobs ha concretamente portato nelle nostre vita parametri d’identità pressoché rivoluzionati, benché nessuno – allora – potesse immaginarne la portata.

In effetti, fu proprio quel semplice gesto ad aver messo i nostri dati più intimi nelle sapienti e onniscienti mani della Rete e dei suoi governanti. Ed ecco che arriva la legge che vuole poterne fruire per la sicurezza mondiale. Del resto, quale miglior scopo. Del resto, potevamo anche facilmente immaginarcelo…

Cinque saranno gli “anni social” di cui render conto quando vorremo fare ingresso negli States e in questo senso, i Social Networks sono tutti uguali. Qualunque profilo Social sia aperto e attivo sarà soggetto a revisione, ma non faranno eccezione gli account che si è deciso di chiudere o disattivare – se ancora “in corso di validità” (ossia, disattivati da meno di cinque anni). Non faranno eccezione neanche gli pseudonimi che ci danno l’illusione di “governare” meglio il mare della Rete, giacché – dallo scorso giugno – è legge indicare con precisione tutti gli username adottati e associati alle nostre identità digitali. La legge include ovviamente gli ultra diffusi Facebook, twitter, così come il fratellino sfigato di Big G (Google +) e i vari ed eventuali corrispettivi orientali o Russi (Sina Webo, QQ, etc.).

Il Dipartimento di Stato statunitense ratifica quindi ufficialmente quella che fu una volontà diretta di Donald Trump e denominata “Protecting the Nation from Foreign Terrorist Entry into the United States” – approvata nel marzo 2017. Restringimento proattivo di quelle “maglie troppo larghe” – identificate altresì come “troppo rischiose” – direttamente per mano del Presidente, che richiamò contestualmente gli organi di Sicurezza del Paese ad una riflessione più profonda ed atta ad evitare tutti quegli enormi rischi emersi negli anni in relazione ai Social Networks – soprattutto per quanto concerne il Terrorismo Internazionale. Tra i vari punti della manovra, emerge in elenco proprio l’attenzione alla “vita digitale” dei soggetti in entrata e in uscita dal Territorio Nazionale, poichè divenuta tutt’altro che trascurabile. Americani naturalizzati, immigrati e stranieri, dovranno indistintamente sottoporre – e dimostrare in tal senso una certa trasparenza – foto, video, viaggi, orientamenti politici e chi più ne ha più ne metta. Al vaglio anche l’inclusione di numeri telefonici e account email, anche se inattivi o “chiusi”.

Quanto per lungo tempo riguardava solo quei soggetti in transito su aree geografiche ad alto rischio terroristico, viene dunque esteso a chiunque. I cittadini degli Stati facenti parte del Visa Waiver Program (tra cui l’Italia), rimangono tuttavia – per ora – esclusi dai suddetti obblighi per la fase di richiesta Visto ESTA. Restano pertanto  valide le procedure convenzionali per viaggi di turismo o business non superiori alla durata di 90 giorni per singolo soggiorno, e fino ad un massimo di 180 giorni nell’arco del medesimo anno solare. Resti inteso che il restringimento delle suddette misure non è affatto tanto remoto come possa sembrare, e potrebbe presto riguardare anche il nostro Paese. Nello specifico, per il momento sarà tenuto all’indicazione degli account chiunque sia nella condizione di dover compilare i modelli DS-160, il suo corrispettivo cartaceo con codice DS-156 ed alcuni altri. Si stima il numero di persone coinvolte nella misura intorno alle 15 milioni di unità; un numero tutt’altro che esiguo.

Si lavora continuativamente, negli States, per garantire la sicurezza dei cittadini americani e al contempo agevolare il transito lecito sul Territorio Nazionale – come spiega il Dipartimento di Stato USA in una nota – ed è innegabile, come abbiamo tutti avuto modo di evincere durante gli anni, che i Social Media possano effettivamente convertirsi in quel luogo-non luogo d’implementazione e organizzazione delle attività di propaganda terroristica. “Per noi, i profili Social sono uno strumento fondamentale – oggi – per la rilevazione dei fenomeni terroristici che minacciano il nostro territorio nazionale” – spiegano i Rappresentanti.

Esiste tuttavia l’opzione “nulla da dichiarare”, ovvero la possibilità di dichiarare che non si posseggono profili Social. Ma…

… mentire agli States? Siamo certi?

Sarà chiaramente la mossa meno conveniente da adottare, com’è facilmente intuibile. La promessa del Dipartimento tuona: “vi saranno serie conseguenze in termini migratori”, per i malcapitati menzogneri dei sistemi binari.

Per ora, sono una ventina i Social menzionati nel documento ufficiale come strumenti di ricerca anti-terrorismo, ma è ovvio che – benché esistano dei Social palesemente più comuni di altri – l’azione potrebbe non fermarsi a quanto già noto a tutti. E infatti, viene listato sotto-accusa finanche il vecchio MySpace.

La gestione e l’applicazione della misura restano altamente problematiche, se si pensa che tutto ebbe inizio nell’era Obama – quando l’inserimento dei profili era facoltativo, proprio perché non visto di buon occhio dalle organizzazioni per i diritti civili che ne lessero immediatamente l’elemento discriminatorio, soprattutto per i cittadini di quei Paesi a prevalenza islamica. E la grande difficoltà nel tracciare pesi e misure concretamente efficaci – per un assunto ancora tanto ignoto – non è affatto trascurabile.

L’identità umana possiede senza meno la sua dimensione digitale – oggi-  ma le regole, esattamente come sta accadendo in ogni altro campo dell’essere, non sono affatto facili da scrivere con criterio.

Chi controlla i controllori?

E quindi, cosa succederà in relazione ai Social Media non ancora listati in proscrizione? Ma soprattutto: quale organo sarà designato al controllo delle suddette validazioni? Già, perché il PresidentONE sembra aver adottato una linea oltremodo “leggera”, quasi ignorando completamente il fatto che – quando ci si addentra  in qualunque assunto per la corretta gestione digitale di qualcosa – troppo spesso non c’è ancora “qualcuno” al di sopra di tutto che sia in grado di offrire tutela e protezione. Siamo infatti tutti ben consci di erogare alla Rete immani moli di dati sensibili quando navighiamo, apriamo account, prenotiamo vacanze, etc. Ciò che manca, innegabilmente, è invece qualcuno che si sia già fatto carico di gestire e monitorare la portata e la dimensione dei dati sensibili, quando scientemente erogati e “messi nelle mani” di uno Stato centrale.

Mentre i grandi (babbo Google, Facebook, etc.) sono ben consci di finire in guai macroscopicamente crescenti al solo evaporare fuori pixel di un micro-dato di un loro qualunque utente, chi sarà a giudicare un eventuale uso illecito o non corretto dei dati da parte invece di un Governo centrale, come quello degli USA? Chi peserà e validerà un eventuale diniego di Visto?

Vero è che le competenze umane si andranno via via riadattando al mondo che cambia – man mano che cresceranno i campi dello scibile coinvolti – ma una sorta di “Magistratura Internazionale” in grado di sopperire concretamente a questi complessi temi digital non è ancora in essere. Per l’ennesima volta, assistiamo al classico meccanismo da precursori che ignorano, come accadde quando scrollammo per la prima volta.

Ricorro ancora al Prof Floridi e il suo appropriatissimo neologismo, perché la verità è che – oggidì – siamo davvero tutti onlife

La mappatura e la riscrittura delle “regole etiche digitali” torna di vitale importanza ogni volta che accade un fatto del genere: in qualità di Razza Umana, dovremmo riuscire ad arrivarci un attimino prima che sia troppo tardi, se ci riesce. Invece puntualmente assistiamo a manovre esecutive che ignorano la portata gestionale e le eventuali conseguenze; in parte perché non ci è dato conoscere oggi il futuro – endemicamente ignoto per tutti – ma anche perché troppo spesso giungono richieste dall’alto a cui siamo necessariamente chiamati a rispondere, senza reale facoltà decisionale. Come questa. Magari più di qualcuno si trova perplesso, di fronte a questo genere di obblighi, ma cosa può contro il Governo centrale degli States? Nulla, ahinoi.

Niente “fughe”, teniamolo acceso

Siamo onlife, e questa è la realtà che siamo chiamati a vivere, che ci piaccia o no – ed è altamente probabile che i nostri eredi debbano necessariamente approcciare allo studio dei Social e della loro corretta gestione addirittura sin dalle scuole elementari. Darsi alla macchia, lasciando terreno all’odio, alla diffidenza, alla paura, al mancato sviluppo di resilienza social, non ci salverà. Ci porrà, al contrario, nella posizione di subire passivamente le manovre centrali senza potere alcuno.

Nostra valida alleata? Ancora, e come sempre, la conoscenza profonda del mezzo. Questo il monito che emerge prepotente dalle penne degli studiosi del campo, oggi impegnati nello sviluppo di strategie pionieristiche che possano concretamente convertire in positivo ciò che è altrimenti destinato a farci solo del male. “Tienilo acceso” , dell’eccellente Bruno Mastroianni, richiama l’attenzione di tutti sull’importanza del saper gestire il nostro piccolo mondo digitale, sviluppando e costruendo un pensiero che sia efficacemente “critical” e che permetta di guadagnar terreno su quei campi oggi ancora non noti, di “prevedere il futuro” del nostro piccolo mondo Social.

La nostra è un’esistenza inter(e iper…)connessa, per cui non esistono formule matematiche di perfetta gestione. Siamo coinvolti in una forma di crescita che riguarda la nostra identità sociale e verbale, la facoltà che ancora possediamo di non generare negatività con una parola scritta male e percepita peggio, la decisione che prendiamo quotidianamente in relazione a una qualunque azione in Rete.

L’accezione positiva dei Social, inoltre, è un qualcosa su cui non si riflette mai. Proprio qualche giorno fa, e ancora una volta giorni addietro, mi è successo di trascorrere una buona mezz’ora in piena crisi ilare con un ex collega – per un fatto allora sciocco che registrammo su Facebook e riportato alla nostra memoria proprio dal Social in questione. Una gran bella mezz’ora, credetemi, che “da umani” avremmo dimenticato di poter rivivere. Non è affatto vero che il mondo Digital/Social sia tutto sbagliato e che si stava meglio quando si stava peggio – così come non è vero, per contro, che questo non debba mai essere preso in esame per l’avanzamento sociale o per la nuova dimensione delle indagini di varia natura.

Più semplicemente: conoscere, conoscere, conoscere… Fino a prevedere.

È l’unica arma che ci resta.

Sull’Autore

Interprete, traduttrice, autrice. Sognatrice patologica e dipendente da ogni forma di creatività. Credo nella 'diversity' come forma naturale di crescita personale. Scrivo per bisogno primario, esattamente come respiro, bevo, mangio. Credo nel gioco vitale delle parole, e spero ancora che possano salvare il mondo.

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