Missione Dragonfly, la NASA annuncia l’approdo su Titano

Titano, la più grande luna di Saturno

La NASAThe National Aeronautics and Space Administration – la scorsa settimanasi è detta pronta  ad atterrare su Titano, la luna più grande del pianeta Saturno.

L’obiettivo non è banale, poiché ha un potenziale scientifico immenso. La luna è stata già studiata da un’altra missione, Huygens – Cassini, che ha raccolto immagini ed informazioni molto utili e che è rientrata nell’orbita terrestre disintegrandosi nel 2017. Questa nuova missione, il cui lancio è fissato per il 2026, arriverà sulla superfice di Titano nel 2034 in cerca di tracce chimiche ed, eventualmente, biologiche sulla potenziale o probabile presenza di vita. Sembra infatti che sul satellite di Saturno, da quello che si è potuto ricavare dalla immagini sino ad adesso ottenute, ci siano le condizioni che vi furono circa 4,4 miliardi di anni sul nostro pianeta Terra.

Siamo pronti al primo viaggio, seppur fittizio, indietro nel tempo.

“Noi sappiamo che Titano ha tutti gli ingredienti necessari per la vita. Fino a che punto può arrivare la chimica in un ambiente che contiene tutti gli ingredienti presenti sulla superficie di Titano?” – dichiara Elizabeth Turtle, una astronoma presso il Johns Hopkins University Applied Physics Laboratory (APL)“Titano sta facendo esperimenti chimici da centinaia di milioni, se non bilioni, di anni. E quello che vogliamo fare è di fatto andare a raccogliere i risultati di questi hanno di reazioni chimiche”.

Alla sua voce si aggiunge anche quella di Lori Glaze, studiosa della NASA, che dichiara: “Abbiamo l’opportunità di esaminare le condizioni che esistevano sulla Terra primitiva quando la vita si è formata o che la nutrono oggi”.

Per affrontare questa singolare missione spaziale, la NASA ha deciso di sviluppare la tecnologia dei droni. Dragonfly steso sarà un drone, per massimizzare gli effetti della gravità semi-terrestre di Titano e l’ottimale aerodinamica del mezzo, e un più classico lander dotato di una strumentazione molto simile a quella sfruttata nella missione marziana Curiosity. Avrà però una sua particolarità intrinseca: sarà infatti in grado di seguire, proprio come uno dei migliori segugi, eventuali tracce chimiche della vita.

“Titano è diverso da qualsiasi altro luogo nel Sistema solare, e come Dragonfly non c’è stata nessun’altra missione” – commenta l’astrofisico Thomas Zurbuchen“È straordinario pensare a questo velivolo che vola per miglia e miglia attraverso le dune di sabbia organica della più grande luna di Saturno, esplorando i processi che danno forma a questo straordinario ambiente. Dragonfly visiterà un mondo pieno di un’ampia varietà di composti organici, che sono i mattoni della vita e potrebbero insegnarci l’origine della vita stessa”.

Ma il lavoro svolto dalla sonda non sarà l’unico per comprendere al meglio la composizione di Titano.

Fabien Kenig e la sua equipe tenteranno con un esperimento ad hoc di replicare le stesse condizioni che troverà Dragonfly sulla superficie extraterrestre. Titano è caratterizzato da una temperatura molto rigida sulla superficie e una grandissima pressione che esercita il mare salato che si trova al di sotto della superficie ghiacciata stessa. Per poter rendere riproducibili tali condizioni, si procederà con una tecnica molto particolare: delle cavità, che contengono un ambiente terrestre, verranno popolate da microrganismi che verranno pian piano esposti a temperature sempre più basse e pressioni sempre più alte. Lo scopo è quello di capire se gli organismi possono resistere o no a questo graduale cambiamento di condizioni.

“Questi tipi di adattamento posso essere molto utili per capire che molecole potremmo trovare sulla superficie di Titano. Anche se il metodo appare molto lento, ci permetterà di ricondurci alle stesse condizioni che si sono mantenute stabili per milioni di anni sulla superficie del satelitte, rendendo ignorabile la lentezza stessa del metodo”, dichiara Kenig.

“È un posto allo stesso tempo completamente sconosciuto ed estremamente familiare perchè ci sono differenti sostanze e materiali che si sono però formati con gli stessi processi” dichiara Turtle.

Negli ultimi anni stiamo assistendo alla concretizzazione del desiderio di conoscere e riconoscere un nostro simile all’esterno del nostro mondo. Un desiderio che è insito in tutti noi e che è guidata da una forza guida incredibile: la conoscenza. Lo spazio, la natura, l’essere umano sono fonti di profonda ricerca scientifica, ma soprattuto morale. Forse a volte ci scordiamo di quanto sia ancora ignoto di questo nostro mondo materiale che ci circonda. Piano piano stiamo tentando di descriverlo. Ma la missione è assai ardua. È un pò come infilarsi in una gigantesca gola sotterranea e vederne i contorni con un fiammifero che si sta per spegnere. Chissà se mai troveremo mai tracce di quella stessa vita che ci pervade in un mondo extraterrestre.

“È un po’ pesante da reggere, ma la volta è solida: il grande architetto dell’universo l’ha costruita con buon materiale, e mai l’uomo avrebbe potuto darle una simile portata!” – Jules Verne

FONTI:

NASA    SCIENTIFIC AMERICAN

 

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