Radiazioni Russe: storie di test segreti

Semej, centro di sperimentazione nucleare

A seguito della recente uscita della serie televisiva ‘Chernobyl’, una produzione americana e britannica che rivisita a distanza di più di trent’anni, i tragici eventi avvenuti nella centrale termonucleare dell’omonima città nel 1986, in questo modo il nucleare ha nuovamente guadagnato spazio al centro di un acceso dibattito pubblico.
Nel frattempo, il Cremlino ha dichiarato che produrrà una serie in risposta, a matrice russa, per dare spazio alla versione sovietica dei fatti.
Il discorso sul nucleare, però, va oltre i noti casi di Chernobyl , Hiroshima e Nagasaki, l’attenzione pubblica dovrebbe seguire il tutto.
Oltre alle esposizioni dette acute, come nei casi della detonazione di una bomba o di un incidente in una centrale, esistono anche casi di esposizione prolungata ad agenti nucleari – il cui impatto sembra avere conseguenze altrettanto drammatiche sulla salute umana e ambientale.

Fonte: HBO

Le radiazioni ionizzanti sono in grado di liberare elettroni dagli atomi quando attraversano la materia. Gli atomi modificati dalla liberazione di elettroni (detti ioni), inducono reazioni chimiche all’interno del corpo che causano danni biologici spesso irreparabili.
L’esposizione a radiazioni nucleari, in parole semplici, causa danni a livello del DNA. I danni causati si traducono frequentemente nella morte della cellula. Anche quando vengono riparati tramite meccanismi di protezione della cellula, questi danni non sempre sono corretti efficacemente. Una riparazione scorretta può provocare cancro da radiazioni.

Quando l’esposizione è acuta (come nei casi di Hiroshima ,Nagasaki e Chernobyl), gli effetti sulla salute (detti deterministici) sono immediatamente visibili e si manifestano, tra le altre, sotto forma di ustioni cutanee e perdita di funzionalità degli organi.

Gli effetti a lungo termine (aleatori), invece, possono manifestarsi anche a distanza di anni o decenni dall’esposizione,  per questo sono più difficili da individuare e studiare e comprendono cancro e malformazioni nelle generazioni successive, dovuti a mutazioni a livello cellulare.

(Fonte: Ufficio federale della sanità pubblica)

 

Una serie di eclatanti episodi di esposizione a radiazioni sia a breve che a lungo termine è quella verificatasi tra il 1947 e il 1989 nel Poligono nucleare di Semipalatinsk, a 150 chilometri dalla cittadina industriale di Semej (Semipalatinsk fino al 2007).

L’apertura del sito, effettiva dal 21 agosto 1947, rappresenta il primo sforzo dell’unione sovietica nello sviluppo di un proprio arsenale atomico. Iniziativa nata a seguito della detonazione da parte dell’esercito americano della prima bomba atomica “Little Boy”, avvenuta a Hiroshima il 6 agosto 1945 e seguita tre giorni dopo da quella a Nagasaki.

Hiroshima dopo la bomba nucleare

Incaricato di individuare un sito atto a effettuare i test nucleari fu Lavrenty Beria, precedentemente a capo del NKVD. La scelta del luogo si basò sulla falsa premessa che l’area fosse completamente disabitata. In realtà si stima vivessero più di un milione di persone nel raggio di 160 km dalla regione stabilita per ospitare il Semipalatinsk Nuclear Test Site (SNTS), la cui estensione superava i 18.000 Km2. Si ipotizza che, dal 1949 al 1989, tra 500.000 e 1,5 milioni di persone furono esposte alle radiazioni causate dai test nucleari che seguirono.

 

Lavrentiy Beria

Nell’area fu effettuato un totale di 456 test.
Durante i primi 14 anni di attività, nel sito furono condotti 111 test in superficie (86 aerei e 25 a terra), il cui effetto ebbe, e ha tuttora, un impatto disastroso sulla salute della popolazione locale.

Particolarmente notevoli i test del 29 agosto 1949, quando, senza prima evacuare la popolazione, fu detonata una copia identica della bomba sganciata a Nagasaki nel 1945 (RDS-1), quello del 1953, e quello del 1956, quando 600 abitanti della vicina cittadina di Ust’-Kamenogorsk (400km a est) furono ricoverati a causa d’urgenza (ancora oggi non esiste una stima delle vittime).
Dopo il disastroso episodio del 1956, fu aperta una clinica top-secret, il Dispensario N°4 (“Dispensary N°4”), il cui reale scopo era effettuare ricerche sugli effetti dei test sulla salute umana.

A partire dal 1963, quando furono ufficialmente messi al bando i test in atmosfera, gli esperimenti proseguirono nel sottosuolo, in tunnel e gallerie, fino al 1989.

Lavrentiy Beria, sullo sfondo Josef Stalin

Nel 1991, dopo la conquista dell’indipendenza Kazaka, il Dispensario N°4 divenne “Institute of Radiation Medicine and Ecology” (IRME), ora clinica e sito di ricerca sugli effetti sulla salute dell’esposizione a radiazioni. Molti dei documenti fino ad allora raccolti furono distrutti o riportati a Mosca.
I ricercatori dell’IRME lavorano con i documenti rimasti e quelli raccolti in seguito, fino ad oggi. Nel registro sono presenti fino a 351.000 persone, appartenenti a tre diverse generazioni.

La ricerca nell’ex Poligono nucleare di Semipalatinsk è essenziale per la scoperta dei reali effetti dell’esposizione alle radiazioni sugli esseri umani. Effetti che, apparentemente, sono ancora presenti nella terza generazione, e si osservano anche nei discendenti che non sono stati direttamente esposti.

È stato osservato, per esempio, un rischio cardiovascolare multi-generazionale nei figli dei soggetti esposti alle radiazioni a Semej tra il 1949 e il 1989. L’aumento del rischio di ipertensione nella generazione successiva, non direttamente esposta, sembra essere direttamente collegato con la quantità di radiazioni assorbite dai genitori.

Non si conosce ancora con precisione, tuttavia, la dimensione reale del danno, sia per i soggetti esposti che per le generazioni successive, e il campo resta aperto a ulteriore ricerca.
Secondo le semplici, accurate parole di Talgat Muldagaliev, vicedirettore dell’IRME, “ogni catastrofe ha un inizio e una fine– ma nel caso delle radiazioni la fine è ancora ignota”.
I risultati prodotti dalla ricerca in siti come quello di Semipalatinsk ricoprono un ruolo essenziale nel dibattito, continuo e in costante sviluppo, sulla possibilità di ampliare l’utilizzo della fissione nucleare come fonte alternativa di energia.

(Fonti: Le Scienze, GIZMONDO, Twoday.net, Norwegian Institute of International Affairs)

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