Missione InSight: Keep on…Mars

Festeggiamenti per l’atterraggio su Marte della missione InSight

Dopo un viaggio lungo quasi sette mesi (e 485 milioni di chilometri) la sonda robotica InSight è atterrata su Marte lo scorso 26 novembre, pronta a iniziare la sua missione sul pianeta rosso, la cui durata prevista sarà di due anni.

Se le operazioni seguiranno il corso previsto, la sonda rientrerà il 24 novembre 2020. L’obiettivo è quello di studiare il sottosuolo del pianeta monitorandone le condizioni metereologiche e la temperatura interna. La NASA si propone di apprendere grazie a InSight il processo e le modalità di formazione dei corpi celesti a superficie rocciosa, come la Terra e la Luna. InSight fa parte del Discovery Program gestito dal Marshall Space Flight Center, Huntsville, Alabama.

L’approdo è stato confermato dagli scienziati del Jet Propulsion Laboratory di Pasadina grazie ai due satelliti sperimentali MarCo CubeSats, lanciati sullo stesso razzo di InSight e responsabili delle comunicazioni tra la sonda e il suo team. I due CubeSats sono i primi satelliti a essere lanciati nello spazio profondo.

La conferma dell’avvenuto atterraggio ha segnato non la fine, ma l’inizio delle operazioni. Il primo compito ‘on-land’ di InSight ha avuto inizio infatti appena un minuto dopo il suo arrivo a destinazione.

Sedici minuti dopo l’atterraggio è stata portata a termine un’operazione essenziale alla riuscita dell’intero progetto: la sonda, alimentata a energia solare, è riuscita con successo ad aprire i due pannelli solari decagonali che ne garantiscono il funzionamento. Una prima raccolta di dati su Marte è avvenuta già durante la prima settimana. Durante i primi due giorni dall’atterraggio il team di InSight si è occupato di dispiegare il braccio meccanico lungo 1.8m grazie al quale è stato possibile ottenere le prime immagini dalla sonda.

Primo tramonto marziano catturato dalla missione americana

InSight rappresenta per la NASA l’ottavo atterraggio di successo di un veicolo sul pianeta rosso, ma si propone  come uno studio, un approccio scientifico e degli obiettivi senza precedenti.

Prima di tutto, come da tradizione, sono state catturate immagini dell’alba e del tramonto su Marte, che sono poi state rielaborate e corrette per raggiungere il risultato più vicino possibile alla visione dell’occhio umano. Le immagini sono state registrate il 24 e il 25 aprile 2019 (giorno 145 su Marte), dopo una prima prova avvenuta a inizio marzo.

Uno dei maggiori potenziali problemi per la missione è legato alle tempeste di polvere, precedentemente registrate anche dal rover Opportunity, a causa delle quali strati di pulviscolo si accumulano sui pannelli solari mettendone a rischio il funzionamento.

Spesso tuttavia gli stessi venti che causano le tempeste sono anche responsabili della successiva pulizia dei pannelli su cui la polvere si deposita durante le tormente. Inoltre questi fenomeni forniscono dati di studio interessanti. Ogni volta che la sabbia viene soffiata via è possibile raccogliere informazioni cruciali grazie ai sensori metereologici di InSight (Auxiliary Payload Sensor Suite, o APSS). Nessuna delle sonde precedentemente inviate era dotata di sensori in grado di raccogliere una quantità e una varietà così elevate di dati continuamente e in tempo reale. Grazie a questi studi sarà possibile analizzare come i venti contribuiscono alla formazione e al mutamento del paesaggio planetario.

Le informazioni raccolte finora hanno mostrato come il vento sia girato di circa 180 gradi, con un picco di velocità massima di 45 miglia orarie (o 20 metri al secondo).

Contemporaneamente è stato osservato un drastico calo della pressione, il maggiore mai registrato in una missione in superficie su Marte: una differenza di pressione del 13%, o di 9 pascal. Un calo così drammatico suggerisce la possibile presenza di venti ancora più forti, probabilmente troppo burrascosi per essere registrati dai sensori di InSight.

La prossima sfida per InSight riguarda la sonda studiata per misurare la temperatura interna del pianeta. La sonda auto perforante ‘The Mole’ dovrebbe essere in grado di scavare fino a cinque metri di profondità. Fino al 28 febbraio tuttavia la sonda è riuscita ad arrivare solo a 30 centimetri.

Il braccio robotico The Mole all’opera

I ricercatori ipotizzano che possa aver urtato una formazione rocciosa non preventivata: il luogo di atterraggio era infatti stato scelto proprio in base alle caratteristiche precedentemente registrate, che avrebbero dovuto facilitare le attività del braccio scavatore. The Mole è progettata per spostare piccole rocce, formazioni più consistenti potrebbero invece rappresentare un problema.

Un’altra ipotesi è che l’attrito nel luogo scelto per l’operazione non sia sufficiente a garantire il corretto funzionamento della sonda. Il braccio è infatti studiato per sfruttare la frizione del terreno per scavare sempre più a fondo. Nel caso in cui questa non sia sufficiente, il braccio continua a rimbalzare sul posto senza procedere ulteriormente.

The Mole non era stata originariamente progettata per essere estratta e nuovamente reinserita. Il 28 febbraio scorso invece la sonda è stata fermata: il team sta studiando come procedere a un nuovo scavo. Una possibilità che sembra al momento percorribile è quella di tentare di esercitare una pressione sul luogo dello scavo utilizzando una piccola paletta, nella speranza di ottenere la frizione desiderata.

Se questo tentativo dovesse avere successo, la sonda verrebbe poi riscaldata fino a 28°C per poi misurare la conduttività termica (o dispersione del calore) nel terreno. Questa operazione dovrebbe permettere, grazie alla calibrazione dei sensori inseriti nel braccio, di misurare il calore emanato dal nucleo del pianeta rosso o dall’eventuale decadimento radioattivo di elementi presenti.

La missione InSight continua. Noi attendiamo col fiato sospeso, mentre possiamo solo immaginare l’importanza delle scoperte a cui potrebbe condurre.

FONTI

NASA – The National Aeronautics and Space Administration

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