Valerio Nicolosi e la Resistenza nel quotidiano: storie di Esistenze dal mondo

(R)esistenze di Valerio Nicolosi, edito da Crowdbooks Publishing, è anzitutto un libro fotografico. L’autore in qualità di filmmaker, fotoreporter ha scelto la fotografia come “arma di racconto di massa, come la definisce in prefazione Antonio Amendola.

Un click ben calibrato è uno sparo”, continua Amendola, l’obiettivo, apparentemente eterogeneo, si converte in unico, forte tema: resistere oggi. Il Nicolosi spiega in questi termini il concetto contemporaneo di Resistenza:

“Resistere oggi vuol dire unire persone (non solo virtualmente), camminare insieme e creare un sentimento comune, costruirlo passo dopo passo […]. Resistere oggi è costruire sacche di territorio e/o popolazioni dove i meccanismi del mercato vengono lasciati fuori, dove si lotta per un qualcosa che sia un bene comune o più semplicemente proponga una prospettiva, una via d’uscita da questo modello di sviluppo. Ma tutto questo non è possibile senza idee forti, senza un sentimento collettivo.”

Il tragitto parte da Roma, passando per il Messico, e il Nicaragua, e attraversa il Libano e la Striscia di Gaza. Se la bussola sembra impazzita, la realtà è la meta in cui si approda, un luogo dove l’emarginazione, la povertà, l’instabilità politica, la negazione dei diritti essenziali determinano la necessità della Resistenza, una Resistenza di basso profilo, un tessuto a maglie strette, le maglie dell’umanità, della solidarietà, della comunità. L’unione dal basso resiste contro l’individualismo fagocitante, il senso di collettività crea un’armonia antitetica rispetto al sistema ‘democratico’ del self made man, imperialista e spesso razzista.

Durante la presentazione del libro, Valerio catalizza l’attenzione su una realtà a lui ben nota e con la quale ha stretto un legame affettivo – egli collabora come docente con le università palestinesi Al-Aqsa e Deir El-Balah – la quotidianità nella Striscia di Gaza.

E ci presenta un quadro assolutamente discordante rispetto all’immagine collettiva che i mass media hanno contribuito a costruire, l’immagine distorta di un territorio costantemente bombardato ma privo identità.

Se è pur vero che il controllo militare, i bombardamenti, i cecchini al confine tengono sotto scacco il territorio palestinese, d’altro canto la Resistenza è modellata sulla quotidianità, sulla cultura, sullo sport. I giovani frequentano l’università, si ritrovano nei bar, nei locali, praticano parkour. I pescatori lavorano nonostante le minacce del fuoco israeliano, ed al confine si protesta con la musica, la danza… insomma con la vita.

 

Ed è la vita, l’Esistenza, appunto che avvicina ogni storia all’altra, e rende possibile l’impresa altrimenti impossibile – Davide contro Golia si direbbe- l’impresa della Resistenza.


 

 

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