PFAS: facciamo un po’ di chiarezza

PFAS, composti organici perfluoroalchilici

Circa un mese fa è apparsa una notizia su tutti i media locali, ma che ha avuto ben poca risonanza a livello nazionale.

Secondo il nono Rapporto sul Piano di Sorveglianza sanitaria sui PFAS dello scorso 15 Aprile 2019 della Direzione Prevenzione della Regione Veneto, le persone intossicate da questi composti inquinanti sono più che raddoppiate – si parla di un aumento di circa 16.440 unità su poco più di 47 mila persone analizzate -, nonostante si sia arrivati ad una copertura di circa il 50% della popolazione veneta.

Proprio per questo motivo l’Assessore all’ambiente della Regione Giampaolo Bottacin ha incontrato lo scorso 2 Maggio il ministro dell’Ambiente Sergio Costa per discutere delle contro-misure da attuare, concordando con altri assessori di altre regioni contaminate l’avviamento di un tavolo di discussione nazionale.

La paura c’è ed è assai fondata.

Cosa sono i PFAS?

I PFAS sono dei composti perfluoroalchilici con delle caratteristiche peculiari che li rendono utilizzabili in ambito industriale per impermeabilizzare tessuti o fibre all’acqua ed ai grassi.

Queste caratteristiche sono dovute alla loro particolare conformazione chimica: sono infatti costituiti da una lunga catena alchilica (carbonio) totalmente fluorurata con proprietà altamente idrofobiche. Questi composti hanno quindi un comportamento a doppia lama: da una parte, data la loro capacità di legarsi a materiali organici, sono utili prodotti industriali, dall’altra, per lo stesso motivo, sono degli ottimi inquinanti ambientali.

La prima produzione – per fluorurazione elettrochimica – di questi composti risale al 1949 da parte dell’azienda chimica statunitense 3M, la stessa che poi negli anni ’90, in uno studio commissionato dall’ente per la salute americano, ha scoperto tracce di acido perfluoroottansolfonico – primo prodotto di tipo PFAS – nelle sacche di sangue per le trasfusioni in mezzo mondo e negli organismi i cui habitat erano collocati nelle vicinanze delle fabbriche. Giusto per dare un’idea degli effetti che questo acido – annoverato tra gli inquinanti organici persistenti (di difficile smaltimento) secondo la Convenzione di Stoccolma – può avere sulla salute, basti pensare che il sistema immunitario contaminato collassa, tanto da sviluppare nei soggetti esposti immunodeficienza.

Struttura tridimensionale dell’acido perfluoroottanolsolfonico

Un problema lontano dal nostro Paese? Non tanto.

Molte sono, infatti, le aziende che nel nord industrializzato dell’Italia hanno prodotto questo tipo di sostanze, soprattutto nel Veneto. Secondo uno studio dell’Arpav Veneta ben tre grandi province sarebbero state contaminate dalla presenza di PFAS: Padova, Vicenza e Verona. Per far capire meglio le dimensioni del disastro, si parla di centinaia di comuni coinvolti e migliaia di famiglie solamente nel Veneto. Senza poi tener conto della propagazione nell’ambiente ultra regionale di questi inquinanti via fluviale.

Ma come mai i PFAS sono così inquinanti?

La loro conformazione polimerica, come detto in precedenza, permette a queste sostanza di legarsi facilmente alle soluzioni biologiche in cui viviamo; si pensi soltanto che legano le proteine presenti nel plasma sanguigno. Inoltre, il contatto via aerea o per ingestione è già determinante per una contaminazione: basta bere dell’acqua in cui siano presenti queste sostanze per averle in circolo nel sangue. Altro dato allarmante è il tempo di “smaltimento“: si parla di circa 5/6 anni per poter eliminare dal nostro organismo una concentrazione pari alla metà di quella presente. Come se il nostro organismo fosse perennemente avvelenato.

Quali sono gli effetti sulla nostra salute?

Come già anticipato, la notizia è piuttosto negativa.

I composti perfluoroalchilici, secondo diversi studi nazionali ed internazionali, sono degli ottimi iniziatori per problemi ormonali – principalmente problemi alla tiroide –, per patologie tumorali – reni e stomaco – e problemi respiratori. Inoltre, secondo una ricerca condotta dal prof. Foresta dell’Università di Padova, il contatto con gli PFAS ridurrebbe la potenza vitale degli spermatozoi, rendendo sterili gli uomini.

Sit-in di protesta Greenpeace a Venezia

Se il problema è così vasto ed importante, sono state prontamente attuate delle misure preventive?

Prima dell’incontro tra Assessore della Regione e Ministro dell’Ambiente, il Veneto, come altre regioni colpite da questo problema, hanno attuato delle misure preventive di controllo ed analisi di fiumi, aria, falde acquifere, etc. Visti gli scarsi dati disponibili e le scarse patologie effettivamente diagnosticate nella popolazione veneta, non si sono adottate altre contromisure. Questo processo di arginamento del fenomeno è stato ulteriormente rallentato da innumerevoli polemiche ed indagini giudiziarie sulle fabbriche che in tutti questi anni hanno sversato i PFAS nei canali senza il minimo controllo.

Ora si attende l’esito, si spera celere, del tavolo di esperti indetto dal Ministro Costa. Una soluzione definitiva purtroppo non esiste – la presenza molto abbondante di questi composti è compromettente -, ma si possono attuare limitazioni produttive per preservare la salute dei cittadini nelle aree colpite dal fenomeno.

In questi casi sarebbe meglio porre in precedenza la salute, piuttosto che l’interesse industriale ed economico.

 

FONTI:

ULSS8 Berica

Legambiente Veneto

Regione Veneto

Greenpeace

ANSA

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