Protagonisti per caso: il teatro itinerante di Miriana Ronchetti

Como. Passeggiando per la città, tra le vie del centro o nei pressi del tempio di Alessandro Volta vi potrebbe capitare di imbattervi in una performance a cielo aperto, un monologo, una tirata teatrale oppure una poesia, una prosa narrativa.

Teatro in movimento è un piccolo movimento artistico creato da Miriana Ronchetti autrice, regista, attrice, da più di venti anni attiva nella realtà artistica di Como e della Svizzera italiana, fondatrice dell’associazione Teatro Arte Orizzonti Inclinati.

Teatro in movimento è nato basandosi su semplici e tuttavia fondamentali regole. Non è contemplata alcuna remunerazione e l’attenzione è a discrezione di un ipotetico pubblico. Nessuno è tenuto a restare, ad ascoltare. La recitazione non è d’obbligo e neppure una vera e propria preparazione del testo. La lettura, tout court, è funzionale allo scopo. Cosicché pubblico e attori risultino apparentemente interscambiabili. Apparentemente, per via della scelta accurata dei testi e dei lettori senza tuttavia venir meno alla promessa di coinvolgimento totale del pubblico nella scena.

Vengono così scardinate le convenzioni della messa in scena, che manca, in primis, dell’approccio frontale, della linea di demarcazione tra attori e pubblico. Tutto è teatro. La parola liberata da ogni condizionamento può correre per le strade della città, per i vicoli, tra le serrande sbarrate e al suo passaggio risvegliare i sensi, la coscienza, facendo leva sullo stupore momentaneo senza ricorrere ad espedienti narrativi. Il coinvolgimento narrativo può intorpidire le capacità critiche o guidarle funzionalmente, come ha ben postulato il Postmoderno. Ad ogni modo Teatro in movimento adotta quella concezione brechtiana e totalizzante di rifiuto delle convenzioni narrative.

Una storia non c’è e spesso neppure una linea argomentativa. L’unica condizione è che la parola scenda nel profondo, a scandagliare ogni venatura, ogni recondita piega del nostro imperfettibile universo e lo fa per mezzo della poesia che già tutto ha detto, tutto ha sentito ma non vuole più essere ignorata.

È un atto d’amore. È cercare una breccia nell’indifferenza e parlare a chi può o non può, a chi sa e non sa ascoltare. Ci si affida all’effetto sorpresa che colpisce momentaneamente la coscienza. E tanto basta

Il teatro è quella cosa che sorprende la coscienza affermò Shakespeare nel 1600. Anche il tempo, vittima del gioco di decostruzione, è estremamente dilatato. La velocità è spiazzante. Non permette lucidità di analisi, chiarezza, profondità. Ed è voluttuosa, attraente. Si trasforma in una incessante ricerca di colpi di scena, di picchi vorticosi ed inevitabili cadute, di ostacoli improbabili.

Un gusto modellato in tal senso difficilmente può riadattarsi ad un movimento uguale e contrario, adottato da tenaci oppositori, quali Teatro arte orizzonti inclinati. La poesia appare una scelta tremendamente demodé, la lenta esecuzione non è gradita e come potrebbe se calata in una realtà caratterizzata da una vorticosa ricerca di soddisfazione immediata?

Naturalmente, l’intento non è assurgersi a detrattori dell’intrattenimento leggero, che spesso raggiunge eccelsi livelli di originalità o tocca tematiche di indubbio spessore.
Si tratta tutt’al più di una provocazione, un esperimento estremo nel tentativo di risvegliare una presa di coscienza, indurre una riflessione sul teatro, sull’Arte, su noi stessi.

Come afferma la Ronchetti:
Il teatro ha lo scopo di alimentare l’incanto e di suscitarlo attraverso lo strumento dell’arte teatrale. In questo spazio si coltivano le esperienze più incisive ed emozionanti di un teatro pensato, studiato e messo in scena per gli uomini, per dimostrare quanto è importante questo viaggio nel quale soprattutto l’infanzia e la gioventù vengono trattati come una zona franca, territori dell’anima da esplorare e contaminare con nuovi significati.
Il teatro è un viaggio. Un percorso che darà vita a una vera e propria festa delle arti, dove tutte le espressioni artistiche si confrontano, si mescolano, si sovrappongono, trovando un universo di significati dal quale trarre arricchimento e forza.
Teatro ‘fuori dalla routine’ dove entreranno in discussione la parola, il rapporto con lo spazio, con la Vita, con l’Arte… il rapporto costruttivo con gli altri”.

Indubbiamente, un atto d’amore.

 

 

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