Mujeres | Le donne e il Messico degli anni ‘20

Fra le grandi rivoluzioni contemporanee, quella messicana è forsa la meno conosciuta e la meno ricordata.

Iniziata nel 1910 per sovvertire il regime di Porfirio Diaz, si concluse nel 1917, dando al Messico una delle Costituzioni più belle fra quelle ad oggi in uso.

Nel contesto rivoluzionario anche la cultura messicana ebbe nuova linfa: è nel periodo rivoluzionario e post rivoluzionario che il Messico e in particolare Città del Messico, diventa luogo di raccolta delle più grandi menti del periodo.

Pino Cacucci, che già in passato si è cimentato nel racconto di meravigliosi personaggi dell’epoca, ci regala, in collaborazione con l’illustratore Stefano Delli Veneri, una splendida graphic novel, Mujeres, in cui si parte dalla storia di Nahui Olìn per estendere poi il racconto a tutte le donne e gli uomini straordinari che incontrò durante la sua vita.

 

Mujeres di Pino Cacucci, ed. Feltrinelli Comics (2018)

Come racconta lo stesso Cacucci in coda al libro, l’idea iniziale era quella di tradurre in graphic novel la storia da lui raccontata in Nahui, libro edito Feltrinelli del 2005: la vita di Carmen Mondragon, in arte Nahui Olìn, splendida modella, pittrice e poetessa del Messico della prima metà del Novecento.

Con la collaborazione con Stefano Delli Veneri, tuttavia, nacque qualcosa di diverso dalla semplice trasposizione: i due autori mettono in atto un lavoro di recupero della memoria del Messico di quegli anni, anche a livello visivo: Delli Veneri, attraverso documenti dell’epoca – foto, illustrazioni, rari cinegiornali – raffigura la Città del Messico di quegli anni, dando spazio anche a luoghi e scenari ormai andati perduti – come l’Hotel Regis, andato distrutto durante il terremoto del 1985.

Ridare voce e forma visiva al Messico di quegli anni significava, fra le altre cose, riportare alla memoria i principi di quella splendida rivoluzione dimenticata, di cui si parlava prima.

Scrive Cacucci in merito al Messico post rivoluzionario:

“Si trattava di raccontare l’epoca più intensa e creativa del XX secolo, quegli anni Venti e Trenta che videro le donne messicane protagoniste della cosiddetta “postrivoluzione” e, di fatto, artefici della vera rivoluzione. La ventata di rinnovamento e progresso civile, che Europa e Stati Uniti avrebbero vissuto negli anni Settanta, nella capitale messicana si era già manifestata mezzo secolo prima.”

Il libro si apre con una scena ambientata davanti il Palacio de las Bellas Artes: è il 1970 e un giovane uomo incontra una donna anziana, che sta lì su una panchina con delle vecchie foto d’epoca e le vende per qualche spicciolo.

Nel libro del 2005, Nahui, l’uomo che incontra la modella ormai anziana è il poeta Homero Aridijs. Il libro si apre così:

“Cammina a passi lenti lungo l’avenida Madero, lo sguardo smarrito nel cielo e il portamento altero, quasi sfidasse la curiosità dei passanti e le risate dei ragazzini che la indicano irriverenti. L’aria svagata, la noncuranza che si impone per difesa, contrastano con la fierezza dell’incedere e la bizzarra ricercatezza nel vestire […]”

Ma se nel libro del 2005 la protagonista è Nahui, in Mujeres si parte da lei ma si toccano tutti i personaggi che fecero grande il Messico degli anni Venti e Trenta.

 

 

Così incontriamo Frida e Diego, la loro pittura, il loro amore impetuoso, doloroso. Incontriamo Tina, di cui abbiamo già parlato qui su Mangiatori di Cervello, ed Edward Weston (di cui, fra l’altro Nahui fu musa e modella).

Incontriamo Lev Trotskji, che a Città del Messico arrivò per proteggersi dalla minaccia del regime sovietico, e dove però venne raggiunto da un emissario di Stalin e ucciso con una picconata alla testa.

Ma lo splendido merito di Mujeres è quello di parlarci anche di personaggi meno conosciuti o del tutto sconosciuti ai più ma non meno importanti nello scenario del Messico rivoluzionario e post rivoluzionario.

È per esempio il caso di Nellie Campobello, scrittrice della Rivoluzione messicana che la raccontò dal punto di vista degli ultimi, di coloro che l’avevano combattuta e di cui avevano pagato tutte le conseguenze.

O anche quello di Elvia Carrillo Puerto, una politica e attivista nata nello Yucatan, che nel 1923 guidò una delegazione di donne al Congresso panamericano delle donne a Città del Messico e che durante il suo intervento oltre all’importanza dell’istruzione ricorda quello dell’educazione sessuale e del controllo delle nascite.

Sono le donne della rivoluzione quelle di cui ci raccontano Cacucci e Delli Veneri in questo Mujeres: lo sono perché la rivoluzione politica l’hanno vissuta, l’hanno sostenuta e lo sono anche perché la rivoluzione culturale l’hanno fatta, l’hanno messa in atto con le proprie mani.

Sono donne rivoluzionarie perché parlano, come ricorda Cacucci, di istanze che in Europa e negli Stati Uniti arriveranno solo molti anni dopo: vivono amori liquidi, condivisi, non impacchettati dentro ruoli sociali o di genere, sostengono lotte importantissime per le donne, come il diritto all’aborto e alla gravidanza consapevole e chiedono a gran voce che la diversità e la dignità della donna venga riconosciuta, condivisa e rispettata.

Leggere di queste donne sembra un po’ di leggere nel futuro, di vedere quello che diventeremo quando avremo vinto queste ed altre battaglie. Loro le avevano già condotte prima di noi.

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