Sidonie Colette | Non alla politica né al femminismo

Quando si apre per la prima volta un romanzo di Colette ciò che salta agli occhi è il modo innovativo (per il suo tempo) di trattare i personaggi femminili.

Già solo nel più acerbo dei Claudine, appare dirompente la figura di questa giovane donna che gioca con la propria sessualità e sensualità senza farsene un problema. Leggendo quelle righe è quasi automatico pensare che Colette fosse una femminista.

sidonie colette

In realtà, se oltre alla lettura dei romanzi, ci si addentra nella lettura di testi su Colette, il suo pensiero e la sua vita, ci si imbatte in una brutta (forse solo apparente) delusione: Colette rifiuta in toto le istanze femministe che, nel periodo storico in cui ha vissuto, hanno coinvolto moltissime donne nonché moltissime sue colleghe scrittrici.

sidonie colette

Colette rifiuta la dimensione collettiva della lotta femminista?

Leggendo i romanzi di Colette e poi leggendo del pensiero di Colette sembra quasi di trovarsi davanti un personaggio schizofrenico: se da un lato i personaggi da lei creati portano avanti un modello femminile del tutto eversivo e sfuggente al modello imposto dalla società patriarcale, dall’altro Colette rifiuta le lotte femministe, che pure si propongono di portare avanti esattamente quel modello di donna.

Per di più, anche la dimensione privata della vita di Colette sembra consacrata ad una rivoluzione: Colette inizia a lavorare come attrice di music-hall pur di raggiungere una propria indipendenza economica e grazie a questa lascia il marito Willy che la tradisce e arriva a  pretendere di pubblicare le sue opere col proprio nome (i primi Claudine saranno infatti pubblicati come opere di Henri Gauthier-Villars, detto Willy) .

Una possibile spiegazione è che Colette rifiuti la dimensione politica e collettiva della lotta femminista.

La rivoluzione femminile (non femminista) è insita nei suoi personaggi: donne che si emancipano da un ruolo sociale che le vorrebbe del tutto estranee al proprio corpo e alla propria sessualità. È questa la rivoluzione di tutte le donne di Colette: riappropriarsi del corpo e della libertà di scegliere per sé.

colette julia kristeva

Colette, Julia Kristeva, ed. Donzelli (2018)

Colette, tuttavia sembra dirci: deve essere prima di tutto una rivoluzione individuale, intima, viscerale, non possiamo cambiare il modo di rapportarci al corpo e al sesso in piazza, dobbiamo farlo nel chiuso delle nostre camere.

Il caso di Colette ci fa capire anche qualcos’altro, ovvero quanto spesso le definizioni non trattengano i significati reali: Colette, pur non definendosi femminista, contribuisce, quanto meno idealmente, a liberare le donne dalle loro catene sociali. Molte altre donne, scrittrici e non, pur definendosi femministe non hanno fatto altrettanto.

sidonie colette

Non alla politica, né al femminismo (né alla lotta lgbt)

In quello che lei stessa definì il più riuscito dei suoi romanzi – Il puro e l’impuro, in Italia edito Aldelphi (1996) – Colette si spinge oltre: non sono più solo le donne che vivono liberamente il proprio corpo e il sesso ad essere oggetto della sua narrazione, ma ogni tipo d’amore, soprattutto gli amori considerati immorali dall’opinione comune.

Così donne coi loro amanti più giovani, amori omosessuali, amori disperati, mortiferi, amori splendidi, rassicuranti, caldi, che tutti considererebbero impuri, ma di cui Colette ci dà la misura della purezza, dell’appagamento, della serenità.

sidone colette il puro e l'impuro

Il puro e l’impuro, Colette, ed. Adelphi (1996)

È davvero possibile che Colette abbia scritto tutto questo senza alcun intento politico? A quanto pare sì.

D’altra parte, anche con la politica tout court Colette non ebbe un gran rapporto: persino durante l’occupazione nazista non prese alcuna posizione, continuò a collaborare con giornali filo-nazisti e si chiuse completamente nell’atteggiamento missionario della scrittrice della nazione che scrive per tenere su il morale e non per commentare la distruzione e la morte tutt’intorno.

Nel testo di Kristeva questo atteggiamento apparentemente incomprensibile in una donna considerata combattiva e rivoluzionaria, viene descritto perfettamente:

I testi di quest’espoca (primi anni ’40, ndr) […], rivelano il volto segreto della Colette mondana: una donna preoccupata, ferita, che si ripiega nell’attesa e nel ricordo del passato. Soffre con gli affamati, i deportati, i perseguitati – semplice compassione umana, senza interpretazione politica […]

Colette, Julia Kristeva, ed. Donzelli (2018)

La questione resta aperta: perché la rivoluzione, in Colette, è solo intima e mai collettiva?

Ma soprattutto: è importante che chi di fatto operi una rivoluzione culturale la chiami apertamente rivoluzione e gli dia una netta connotazione politica?

Sull’Autore