Litio, il nuovo “oro bianco”

Lavoratori boliviani sul Salar de Uyuni, la più grande distesa salina del mondo @National Geographic

La polvere bianca che vedete nella foto sopra riportata non è altro che carbonato di litio, attualmente, tutte le maggiori economie mondiali gli stanno dando la caccia.

Il cosiddetto “oro bianco” sarà la fonte primaria più ricercata nei prossimi anni, tanto che il prezzo al grammo è triplicato solamente nello scorso anno solare.

Ma come mai questo elemento è divenuto così importante?

Per rispondere a questa domanda occorre tornare indietro nel tempo, più meno alla fine del secolo scorso. Agli inizi degli anni ’90, l’utilizzo di batterie stava pian piano divenendo sempre più fondamentale nella vita quotidiana. Così tanto necessario da spingere tutta la ricerca industriale a creare ed inventare batterie ricaricabili. Sin a quel momento, infatti, si sfruttavano batterie sodio-zolfo, che però operavano a temperature molto elevate (si parla di circa 200°C). La grande rivoluzione arriva quando si pensa di sfruttare uno ione molto piccolo e carico positivamente, o meglio, un suo composto, per generare automaticamente un flusso libero di elettroni e quindi la corrente elettrica. Da quel momento furono messe nel mercato le batterie al litio. Così tanto rivoluzionarie e economicamente dominanti che, secondo una stima approssimativa, più del 35% del litio estratto venne investito nella produzione di batterie.

Questi nuovi sistemi sfruttano una reazione spontanea a temperatura ambiente e facilmente reversibile con un basso dispendio di energia.

LiCoO₂ + C₆ (graffite)  ̶̶ ̶ ̶̶ ̶̶ ̶ ̶ ̶ ̶  > Li1 – x CoO₂ +  LixC₆  (reazione di carica, non spontanea)

Come si può notare dalla semplice scrittura di questa reazione, gli elementi utilizzati sono il litio, il cobalto – i centri del cobalto sono riducenti – e la graffite – funge da intercalare per gli ioni litio -.

Purtroppo però sia il litio che il cobalto non si trovano in natura allo stato puro metallico, ma entrambi sono presenti in forma minerale – litio in forma di carbonato e il cobalto solitamente in leghe con il ferro -. Quindi questo implica che stati dove non c’è o ci sono poche riserve di questi due elementi, ma possiedono imponenti fabbriche di batterie (vedi Cina, Germania e Usa), debbano estrarli in giacimenti esteri.

Riserve incredibilmente grandi di litio si trovano principalmente in Sud America, sopratutto in Bolivia ed in Cile; mentre gradi riserve di cobalto si trovano principalmente nei paesi centrali dell’Africa, soprattutto in Congo.

Lavoratori congolesi in una miniera per l’estrazione di cobalto

Ci manca ancora un passaggio da chiarire per capire appieno quanto la corsa al litio sia e sarà fondamentale per l’economia globale.

Negli ultimi anni, le aziende automobilistiche e paesi molto lungimiranti stanno spingendo con incredibile forza e con enormi investimenti sullo sviluppo ed il perfezionamento di modelli automobilistici ibridi o completamente elettrici. Per poter implementare la durata delle batterie, la loro dimensione deve essere maggiorata, aumentando inevitabilmente l’utilizzo e il fabbisogno di litio e cobalto. Una vera e propria corsa all’oro.

Gli effetti sull’economia mondiale, seppur legata ad un’idea di sviluppo futuro – non si è ancora in grado di prevedere quanto effettivamente ci sarà il boom delle auto elettriche nel mondo -, si stanno già notato. Come scritto su Il Sole 24 Ore, la “febbre da Tesla” – nota azienda del rivoluzionario imprenditore Elon Musk che fa del suo vanto un’auto elettrica –  ha fatto innalzare le quote di altri prodotti metallurgici come rame e nichel, che hanno toccato i massimi storici. E pensare che si sta già lavorando per sostituire il cobalto, la cui estrazione dal suo stato di aggregazione in leghe metalliche risulta molto costosa, con elementi di più facile lavorazione.

Già da qualche anno, infatti, si stanno studiando batterie ricaricabili a base di litio che abbiano una durata e un’efficenza maggiori. I maggiori indiziati sono il manganese (LiMn₂O₄) ed il ferro (LiFePO₄).

Inoltre, i paesi ove sono più reperibili queste risorse minerarie hanno deciso apertamente di ostacolare l’avanzata cinese ed europea ponendo il divieto di acquisizione di siti minerari a paesi esteri. La Bolivia, ad esempio, vuole intraprendere autonomamente una linea estrattiva a basso costo per competere direttamente in questo campo economico.

Sfruttamento minorile nelle miniere del Congo @Amnesty International

Per chiudere l’articolo è giusto ricordare un aspetto di queste guerre economiche, soprattutto se parliamo di miniere. In questi anni, nei paesi dove la povertà la fa da padrona, dove la fame è compagna di vita di numerose famiglie, dove le dittature politiche ed economiche soverchiano migliaia di persone, ci si è dimenticati delle condizioni in cui si lavora: caporalato, sfruttamento minorile, salari bassi, disprezzo della dignità, sono all’ordine del giorno.

Il nostro voler essere “puliti” a volte ci rende più sporchi.

Fonti:

Il Sole 24 Ore

Amnesty International

Catherine E. Housecroft and Alan G. Sharpe, “Inorganic Chemistry”, Pearson, quinta edizione

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