Transumanesimo: l’insostenibile inconsapevolezza dell’essere

To be a Machine”. Aka: come rovinarsi la Pasqua in 20, semplici euro. Lanciarsi alla cattura dell’ignoto è una caccia per chi vi è dedito, e non vede null’altro sino a scopo conseguito. Tuttavia, in fase di lancio, è bene tenere saldo in mente che non tutti gli obiettivi assumano forme concrete… Ed è esattamente quanto si rischia al termine della sopraffina lettura dell’assurdo che solo l’avida e assetata penna di O’Connell  poteva offrire.

Raccolgo, Mark e con te mi tormento.

Chi sono i Transumanisti?

Connotiamoci al meglio, per quanto possibile. Humanism, accompagnato dal prefisso del secolo Trans, identifica senza meno ciò che fa arrovellare oggi innumerevoli grandi menti del Pianeta.

La nostra era sembra infrangersi come un’onda incontrollabile sulla roccia della fusione tra mondo umano e mondo robotico. Non ci lascia respiro né riflessione, poiché offre gestualità e mezzi pressoché accessibili a tutti, e per i quali la riflessione sembra venire sempre in secondo piano. Tanto è più semplice farvi ingresso senza apparenti conseguenze negative… tanto è più semplice abbracciarla, per poi  (con calma, senza fretta…) eventualmente riflettervi sopra. Io vi sono stata costretta, quando durante una conferenza ho scambiato qualche battuta con un collega attualmente impiegato nello sviluppo del Machine  Learning per i sistemi di sicurezza: “ un giorno la programmazione passerà per comandi vocali, vedrai…” – “Transumanista, eh?” – “Non saprei… Cos’è un Transumanista?” – “Beh… Leggiti Mark O’ Connell: te lo spiegherà meglio di me…”. Bene, sentiamo…

“Si definisce Transumanesimo un approccio radicalmente sovvertito alla futurologia, per cui l’essere umano – inteso come Home Sapiens – non è più il “traguardo” (o ultimo anello della fase evolutiva dell’Uomo), bensì il blocco di partenza. I Transumanisti propongono lo sviluppo tecnologico come leva per portare l’essere umano al superamento dei limiti naturali (invecchiamento, contrarre patologie varie, allungamento della vita e miglioramento delle sue condizioni, etc…). La massima aspirazione dei Transumanisti è il raggiungimento del Postumano, ovvero un Essere Umano incrementato a tal punto da non essere più definibile Umano.”

Transumanesimo

L’essere Postumano è un essere dotato di capacità psico-fisiche di gran lunga superiori a quelle mai appartenute alla Razza Umana non-incrementata. Sarà più intelligente, in grado di contenere innumerevoli moli di dati, che sarà altresì sorprendentemente in grado di ricordare, recuperare, e mettere a sistema ogniqualvolta necessario. Ipotizzano quest’essere dotato di energia, vis, e gioventù eterne, nonché in grado di approdare ad un approccio emozionale addirittura amplificato, se comparato a quello dell’Uomo (!!!). Malattie e invecchiamento saranno un vago ricordo, e il tendere all’immortalità la vera grande sfida. E i lati oscuri dell’uomo che si fa macchina? Tipo irritabilità, indisposizione, noia, rabbia, etc? Quelli, tutti sotto il sapiente controllo dell’Uomo.

Come intendono perseguire l’obiettivo? Attraverso l’impiego di intelligenza artificiale, nanotecnologie molecolari, farmaci anti invecchiamento, interfaccia neurologica, medicinali per l’incremento mnemonico, strumenti avanzati per la gestione dei dati, wearable chips (aka: “computer indossabili”) e computer quantici.

I Postumani assumeranno una forma completamente sintetica (intelligenza artificiale, nell’ambiente “Artilect”) o saranno risultante di esseri biologici “aumentati”. Nulla osta, inoltre,  che un Postumano possa decidere di  ergersi a supercomputer, assumendo le sembianze di “informazione pura”, sbarazzandosi quindi di ogni genere di espressione corporea. Non sentite anche voi un leggero sgomento, nell’addentrarvi nel pensiero di questi signori delle macchine?

Non vi sovviene – pungente – una domanda?

E Madre Natura?

Effettivamente, la frontiera e l’interrogativo sussumono (di nuovo, e come sempre…) una frontiera filosofica pressoché inimmaginabile, per l’Uomo: come se un Homo Neanderthalensis fosse chiamato a ragionare sul Sapiens, per come è oggi. Eppure, non è Matrix. I Transumanisti sono esseri umani comunissimi. I Transumanisti, alle volte, siamo proprio noi. Chiaramente, come tutti potrete facilmente comprendere, l’evoluzione (Umana e non) ha sempre constato di ragionamenti al confine, di noto che si propone all’ignoto sfidandolo, di curiosità sopraffine e visioni creative…

Ma perché – oggi –  si ragiona ancora sul… Superuomo? Qual è, esattamente, il problema della Razza Umana nel gestire questa apparentemente inevitabile sua corruzione?

In tal senso, il movimento Transumanista si è andato appunto ad annidare in quella che qualcuno ha definito “setta massonica dei nuovi Illuminati”, giacché – in gergo transumanista – è abbastanza intuibile che il solo destino Umano a prender forma nelle menti umane (per come ne siamo tutti forniti oggi…) sia quello di una Razza sottomessa e quindi schiava di questi esseri superiori. Da qui, il Transumanista – su un piano socio-politico – si propone di approdare ad un “controllo sociale globale” degli Stati, finalizzato all’impiego “adeguato” di queste tecnologie umanoidi quando e dove sarà più giusto e opportuno farlo. Già, historia repetitur: sembra di rivivere la fase di analisi etica sull’impiego del nucleare, o – peggio – di quel brutto e oscuro capitolo filosofico che segnò il secondo conflitto mondiale (e che, francamente, tralascerei a chius’occhi in questa sede). E intanto i Transumanisti continuano a tacciare i sacrosanti oppositori di neoluddismo (per analogia con il luddismo; un movimento operaio anglosassone dell’inizio del XIX secolo il cui scopo era l’opposizione allo sviluppo tecnologico). Del resto, la denigrazione degli oppositori è sempre stata la benzina primaria per il conseguimento del “controllo globale” degli Stati, e ne è chiaramente anche forte matrice filosofica.

“Non condivido le tue idee, ma per le tue idee morirei”

Opporsi, tuttavia, non è mai stato tanto importante come oggi. Personalmente, ho una visione delle macchine pressoché romantica – essendo oggi il mio ragionamento finalizzato allo sviluppo etico e sostenibile delle tecnologie di AI, nello specifico. A onor del vero, una cosa è vedere la magia delle macchine prender forme di magica utilità sociale – nonché impiegarle a chiaro favore evolutivo (pensiamo ancora all’ambito biomedico e agli sviluppi eccezionali raggiunti proprio grazie alle tecnologie di AI), ben altra è l’ipotesi di creazione di una Razza Superiore. Se solo il povero Darwin potesse ancora esprimersi… Eh già, perché da soli – noi Uomini – sembriamo proprio dimenticare a intervalli regolari (o secolari…).

E il frutto dell’oblio oggi dispone finanche di associazione nazionale, la AIT (Associazione Italiana Transumanisti). Prevenendo qualunque fraintendimento, resta ovviamente inteso il fermo ed enorme potenziale della tecnologia, che personalmente abbraccio  in toto – per mestiere e credo personale. Tuttavia, lascerei ora la parola circa questo apparentemente incolmabile gap (focus: AI) ad un’eccellente mente italiana  che ha vocato invece la sua esistenza allo sviluppo dell’inevitabile dimensione etica – il Prof Luciano Floridi (Filosofia ed Etica dell’Informazione, Oxford).

A lei, Prof…

Sembra l’assunto più semplice del mondo convenire con il Prof circa le nuove dimensioni che governano i nostri spazi, com’è altrettanto facile localizzare –oggi – la disputa filosofica nella dimensione dicotomica tra AI e Normal Stupidity… Proprio il Prof Floridi, durante una conferenza tenutasi di recente presso la facoltà di ingegneria di Roma Tre, al quesito insorto dalla platea “ma allora, Prof, perderemo l’impiego con l’avanzare di AI nelle nostre vite?” lui risponde candidamente: “Oh, sì. Perderanno l’impiego esattamente quelle persone che non ne hanno uno neanche oggi, a dispetto delle apparenze”.

Normal stupidity: l’ora della verità

Normal stupidity, sì. Forse è qui che dovremmo soffermarci un momento. Tornerei quindi ora al caro Mark O’ Connell, e al suo viaggio tra i sentieri transumanisti.  “Essere una Macchina” ci lascia da soli, a ragionare su temi come quello dell’immortalità intesa quale questione apparentemente – e meramente – economica…

Transumanesimo

Ed eccola qui – prepotente – la Normal Stupidity… questa sì, completamente Umana. Famosa e oramai nota è la rovente domanda sollevata dal libro: “Abbiamo chance di vivere 1000 anni?” – “Oltre il 50%: dipende dai finanziamenti”. Giacché i transumanisti di Mark sono persone convinte di poter riscrivere l’essenza stessa dell’Uomo, di poter addirittura governare quell’oscuro confine che si staglia tra la vita e la morte, tendendo all’immortalità di chi si emancipa da qualunque forma (bio)corporea, non è strano che egli giunga addirittura a definirli seguaci di una nuova Religione, governata da corpi criogenizzati e resuscitabili all’occorrenza – nonché dai denari di mezza Silicon Valley. Di nuovo, il Dio Denaro che fa presa – come sempre – sulla naturale stupidità dell’Uomo. E la storia si ripete…

“Premesso lo ritenga interessante come fenomeno in sé, il transumanesimo evidenzia la stranezza della relazione con la tecnologia della nostra era, in modo particolare l’idea che la tecnologia possa sostituire la religione arrivando a trascendere ogni limite terreno. È come se Dio, oggi, fosse stato sostituito dalla tecnologia”.

I Transumanisti sarebbero dunque soggetti che vivono null’altro che la tensione intrinseca nell’Uomo, da quando è nato? Il paradosso risiede in questo, secondo O’Connell: mentre si rende portavoce unico di sostanziale innovazione, il movimento Transumanista sembra impantanarsi in una vecchia, vecchissima e conservatrice credenza filosofica, secondo la quale tutto è governabile attraverso la tecnologia (l’allora “progresso”).

Per sua stessa ammissione, Mark O’Connell non ha difficoltà a dichiarare quanto in Silicon Valley si pecchi di onnipotenza, in tal senso. Durante il suo viaggio tra i transumanisti in veste di  techno-Gulliver – ha incontrato molte maschere e pochi volti, tra techno-fanatici e studiosi dagli approcci invece estremamente razionali.  Quanto sia difficile distinguere i pazzi dai geni, in questo florido prato di dissertazioni filosofiche, è facilmente intuibile. La prossimità tra ragione e pazzia è il cardine dell’ intera analisi di O’Connell, nonché il motore che ne governa la riflessione.

E l’etica? Questa affascinante e scomoda Signora, tornerà mai di moda?

Ai posteri l’ardua techno-sentenza.

 

 

Sull’Autore

Interprete, traduttrice, autrice. Sognatrice patologica e dipendente da ogni forma di creatività. Credo nella 'diversity' come forma naturale di crescita personale. Scrivo per bisogno primario, esattamente come respiro, bevo, mangio. Credo nel gioco vitale delle parole, e spero ancora che possano salvare il mondo.

Articoli Collegati