Nel giorno della Liberazione, si ricorda l’Etiopia

Il 25 aprile non è solo il giorno della liberazione, ma è soprattutto una questione di ricordo. Una memoria che non si ferma a termini come partigiano, fascisti, resistenza e occupazione.

Nel 2015 è uscito If Only I Were That Warrior, diretto dal giovane italiano Valerio Ciriaci, che racconta dell’Etiopia moderna e del rapporto tra le nuove generazioni di italiani ed etiopi senza mai omettere un’occhio a quanto accaduto più di 80 anni fa.

“Nelle scuole se ne parla poco” racconta Valerio “il colonialismo italiano viene raccontato superficialmente e manca la consapevolezza nella nostra società di ciò che è avvenuto in Etiopia”. Basti pensare a quanto accaduto nel 2012 in occasione del mausoleo voluto dal sindaco di Affile (RM) Ercole Viri e costruito in memoria del Generale Rodolfo Graziani che ha avuto un ruolo decisivo nella conquista in Etiopia.

Un’apologia al fascismo coronata dalle scritte “Patria” e “Onore” che trasforma un sanguinario assassino in eroe. Come mostra il documentario l’episodio è arrivato fino in Africa turbando e infastidendo alcuni etiopi protagonisti del film.

If Only I Were That Warrior è l’opera prima di Ciriaci che vive a Brooklyn negli USA. In precedenza il regista ha girato un paio di cortometraggi che vengono selezionati a vari festival internazionali. Dopo la laurea in Scienze della Comunicazione a La Sapienza e gli studi alla New York Film Academy fonda assieme a Isaak Liptzin la casa di produzione Awen Films.

Il documentario è stato auto-prodotto tramite una campagna di crowdfunding e vincitore di un Nastro d’Argento, di un Globo d’oro e del premio “Imperdibili” al Festival dei Popoli di Firenze.

Oltre ai premi e alla distribuzione su Rai Storia tv, sulla RSI (radiotelevisione svizzera in lingua italiana), on-line e nelle università il film ha suscitato molto interesse nel pubblico italiano, statunitense ed etiope tanto che ancora oggi vengono richieste delle proiezioni, come l’ultima avvenuta il 26 aprile a Milano presso la Casa della Cultura.

Un documentario che si sofferma su uno spaccato della nostra storia che si tende a non considerare quando si ricorda il 25 aprile. Grazie allo sguardo del regista si ha la possibilità di allargare la propria visione su una guerra che non ha coinvolto solo l’Europa, gli Stati uniti, la Russia o il Giappone, ma anche una parte dell’Africa.

Come cittadini italiani nati o acquisiti spesso ci dimentichiamo di quello che è accaduto in Etiopia, di quello che gli italiani fascisti o presunti tali hanno commesso. Le atrocità, il genocidio nel febbraio del 1937 ad Addis Abeba e i soprusi non solo mancano nella memoria collettiva italiana, ma anche in quella etiope della nuova generazione.

“Ci sono molte falsità e i rapporti sono stati alterati” riporta Valerio “Subito dopo l’occupazione molti italiani hanno deciso di rimanere e di costruire strade e ponti per la popolazione locale. Le comunità hanno prosperato e si è quasi dimenticato ciò che è accaduto. Al nostro arrivo siamo stati accolti bene, la difficoltà maggiore è stata ritrovare i sopravvissuti di quell’epoca, ce ne sono davvero pochi.”

Memorie labili, distorte e contrastanti che creano un dialogo all’interno del documentario, il quale fa capire quanto sia essenziale rendersi conto delle voci extra europee ed è proprio la nuova generazione di italiani multietnici e multiculturali che a modo suo raccoglie queste testimonianze e le rende partecipi della propria vita.

 

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