Dari MC si racconta: dalle prime barre fino ad Arcadia, il nuovo lavoro

Sono qua con Dario Colagrossi, in arte Dari MC. Giovane rapper della scena underground, Dari muove i primi passi nel mondo hiphop a 16 anni, esordendo nel 2009 con il suo primo album solista, Lettere. Appassionato di freestyle si classifica secondo al Tecniche Perfette, nell’edizione italiana del 2010. Vanta collaborazioni con nomi importanti, tra i quali Ape e Mezzosangue. Dari cos’altro vuoi raccontarci di te, che possa rendere il quadro completo?
Ciao! Sono un ragazzo che è dentro a questo genere musicale da più di dieci anni. Ho iniziato col freestyle per approdare alla scrittura e appunto, rendere questa la mia passione primaria. Nella vita lavoro come barman e banconista. Più o meno questo è Dari.

dari arcadia saratoga

Photo credits: Natalia Rodriguez

Raccontami un po’, com’è nata la passione per il rap?
Eravamo un gruppo di ragazzini che si trovavano all’intervallo a scuola per fare un po’ di freestyle, con le prime barre sporche, il senso del tempo ed il flow ancora da scoprire, ma eravamo vogliosissimi. Io iniziai subito a scrivere i primi testi o semplici rime in quarti. E da lì non ho più smesso.

Proprio oggi è uscito il videoclip ufficiale di Saratoga, il singolo che anticipa il tuo nuovo album in studio, Arcadia. Raccontami un po’ della genesi di questo tuo nuovo lavoro.
Innanzitutto ho deciso di scrivere e produrre Arcadia dopo un periodo in cui ero molto fermo. Mi stavo sedimentando e stavo pian piano perdendo la fotta, anche perchè arrivavo da svariati lavori che non avevan mai portato la giusta “pacca sulla spalla”. E questo mi demotivava.

Quali sono i temi che hai deciso di trattare in questo album?
In quel periodo convivevo. Terminata questa esperienza ho sentito  d’avere dentro molto da sfogare e da tirare fuori. Arcadia è un concept album. Da parte mia ho la caratteristica di avere un metodo di scrittura non sempre semplice e diretto, prediligendo invece l’essere più criptico, poetico. Il meno scontato possibile insomma. Ed è così che quest’album racchiude tutte le mie sensazioni, emozioni e “sassolini dalle scarpe” degli ultimi tre anni. Arcadia di per sé rappresenta nella letteratura un luogo utopico, idilliaco, quasi un mondo dove tutto è ancora come lo ricordi, come vorresti. Ecco, io ho scritto “la mia” Arcadia.

Una grande novità è che per questo album, così importante, hai scelto una nuova etichetta. La Beltra Records. Posso chiederti il perché della scelta e com’è nata la collaborazione?
Ho sempre agito da indipendente, col risultato però che mi pareva che i miei lavori uscissero “in una bacinella”, non avendo comunque da solo le competenze tecniche adeguate. Ed è così dopo aver parlato con Daniele di BeltraRecords (nda fondatore dell’etichetta), che già conoscevo, ho deciso di affidare a lui ed il suo team la totalità di Arcadia.

Ultima domanda. Cosa consigli ai giovanissimi che si affacciano oggi al mondo della musica e in particolare del rap?
Il mio consiglio è quello di approcciarsi a questo mondo prendendolo non come una moda, anche se ora è impossibile per un ragazzino nato dopo il ’98, ma bensì come una valvola di sfogo. Io iniziai a scrivere testi che a rileggerli adesso sono solo sfoghi e rime tristi e rabbiose da parte di un ragazzino e quello che aveva dentro quello, ed è giusto cosi. Il rap, la scrittura, sono arte di sfogo, sono denuncia. E questo per me è ancora il rap. Tutti il resto è moda e speculazione.

Beh, ottimo consiglio. Io ti auguro in bocca al lupo per il tuo nuovo lavoro, che ricordiamo ai lettori uscirà prestissimo. Grazie per la chiacchierata!

Intervista a cura di Alessandro Loddo

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