Matteo Messina Denaro è davvero il “capo dei capi”?

U siccu. Il secco, per via della corporatura snella. O anche Diabolik, per la sua inafferrabilità. Questi sono i nomignoli dati a Matteo Messina Denaro, il più noto e ricercato latitante d’Italia, nel 2011 venne inserito dalla rivista Forbes  tra i 10 criminali più ricercati del mondo.

Quella di Messina Denaro, almeno in Italia, è davvero una figura di spicco. Ultimo e vero pupillo di Totò Riinau siccu è stato uno dei protagonisti indiscussi della stagione delle stragi, nonchè erede del padre Francescou zu Ciccio, capomafia di Castelvetrano e boss della provincia, almeno a livello mafioso, più importante dopo Palermo,ovvero quella di Trapani.

Messina Denaro si porta dietro tantissimi segreti, specialmente riguardo il più discusso e controverso momento storico d’Italia, un curriculum criminale estremamente rilevate, ed avrebbe tuttora un ruolo di spicco all’interno di Cosa Nostra.

Uno studio relativamente recente ne ha anche analizzato il ruolo di leader dentro Cosa Nostra, concentrandosi sui particolari del suo modo di gestione del potere da un punto di vista umano-antropologico: è quanto ha compiuto Alessandra Dino nel volume Gli ultimi padrini. Indagine sul governo di Cosa Nostra (Laterza, 2011, Bari). Messina Denaro è uno che ama la bella vita, i bei vestiti, gli orologi di marca, le donne. E in più, è ateo. Detto così, è un profilo esattamente all’opposto rispetto ai crismi che vogliono il capomafia tradizionale come uomo riservato e austero.

Facile comprendere, allora, il perchè della pesante mediatizzazione e mitizzazione della sua figura. Ma quanto quest’ultima corrisponde di fatto alla realtà?

La pericolosità della sua persona non è in discussione, ma bisogna distinguere i vari piani di analisi, perchè tra l’importanza investigativa e mediatica della sua figura e l’effettivo ruolo svolto all’interno della gerarchia mafiosa vi sono alcune discrepanze. Matteo Messina Denaro non è il capo dei capi come lo era stato Riina, che, formalmente, ha mantenuto questa carica fino al giorno della sua morte, il 17 novembre 2017. Un boss in carcere continua a rimanere tale, nonostante tutto.

Egli ha ereditato il mandamento mafioso trapanese da suo padre nel 1998, alla morte di quest’ultimo, e continua a controllarlo tutt’ora, insieme all’enorme mole di patrimoni e denaro che gli girano intorno. Suo padre, come detto, era uomo di spicco all’interno di Cosa Nostra, avendo fatto parte della Commissione che aveva governato Cosa Nostra lungo tutta la seconda metà del secolo scorso.

Ma pensare che sia subentrato nel ruolo che fu prima di Riina e poi, con “delega”, a Provenzano, dopo che quest’ultimo venne arrestato nel 2006, non deve trarre in inganno.

D’altronde, proprio nel dicembre 2018 una retata ha tratto in arresto, a Palermo, una serie di boss mafiosi ritenuti membri della nuova Cupola, riunitasi dopo la morte di Riina un anno prima. Tra tutti, a spiccare è stato il nome di Settimo Mineo, formalmente gioielliere, ritenuto il capo della suddetta Cupola, dunque,sarebbe lui il boss mafioso più in vista.

Da anni ormai le indagini stanno cercando di stringere sempre più il cerchio intorno Messina Denaro. Nel 2004 il SISDE, l’allora servizio segreto civile italiano, riuscì a mettersi in contatto con lui attraverso il sindaco di Castelvetrano, Antonio Vaccarino. Costui comunicava col boss latitante attraverso lettere manoscritte in cui i due si firmavano Svetonio (Vaccarino) e Alessio. Queste lettere rappresentano una fonte straordinaria: al di là della rilevanza investigativa, Vaccarino riuscì a stabilire un rapporto intimo col boss, che iniziò a confidarsi in maniera quasi amichevole, con citazioni letterarie, confidenze personali, riflessioni. Grande fu l’ira del boss, manifestata attraverso parole infuocate, quando scoprì che Vaccarino/Svetonio altri non era che un confidente degli 007 italiani.

Per ben due volte, nel 2012 e nell’ottobre 2018, viene arrestato Leo Sutera, capomafia agrigentino ritenuto in stretti rapporti con Messina Denaro. Fu il primo arresto a suscitare rabbia e polemiche tra gli apparati investigativi: Sutera era infatti divenuto un elemento chiave per cercare di risalire al boss trapanese, una pedina che avrebbe potuto condurre ad una preda maggiore, ma ciò si rivelò un nulla di fatto dopo che nel 2012 il suo ruolo di “tramite” venne scoperto in seguito all’arresto.

Divenne un caso anche il caso, che poi fu archiviato, di Saverio Masi, maresciallo dei Carabinieri che nel 2004 avrebbe individuato Messina Denaro a bordo di un’utilitaria. Masi avrebbe riconosciuto il boss alla guida e l’avrebbe seguito fino all’ingresso di una villa. Rivelata la notizia ai vertici dei Carabinieri, gli fu intimato di non proseguire. Successivamente imputato per calunnia ai danni dei suoi superiori, senza che ciò lo avesse condotta ad una condanna: il suo caso fu archiviato.

Negli ultimi anni, procure e forze dell’ordine di Trapani e Palermo hanno cercato continuamente di stanarlo seguendo la tattica della terra bruciata: si è riuscito, infatti, ad arrestare progressivamente buona parte dei familiari, fiancheggiatori, prestanome e spalle del boss, nel continuo tentativo di isolarlo.

Messina Denaro sembra comparire come un fantasma, nelle intercettazioni: vi si riferisce senza fare esplicitamente il suo nome, come fosse una figura mistica. Una tra le intercettazioni degli ultimi anni, nel 2016, ha registrato attraverso una cimice nascosta nella sua macchina Francesco Catalanotto,  imprenditore del trapanese, pronunciare le parole “Matteo, alzati”. Costui lo avrebbe detto dopo aver accostato la macchina vicino ad un portone. Pochissimi giorni fa, il 23 febbraio, Catalanotto è stato arrestato insieme a Calogero Luppino, imprenditore nel ramo delle scommesse, accusato di essere stato finanziatore di Messina Denaro.

Che il cerchio si stia ulteriormente stringendo? Il procuratore nazionale antimafia Cafiero De Raho ha, all’inizio dell’anno, detto che il 2019 sarà l’anno della sua cattura. Staremo a vedere…

Sull’Autore

Trapanese d'origine, studio all'Università di Bologna dal 2014. Laureato in Lettere Moderne, attualmente studio Scienze Storiche. Da appassionato di storia e fatti relativi a mafia e criminalità organizzata, ve ne racconterò nei miei articoli, oltre a tutto il resto di cui mi interesso nel tempo libero.

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