Marguerite Duras | L’amore che ama se stesso

Solo qualche anno fa, nel 2014, Sandra Petrignani, finalista all’ultimo Premio Strega con La Corsara, dà alle stampe Marguerite, biografia romanzata della scrittrice francese Marguerite Duras.

In coda al romanzo troviamo un ultimo capitolo, dal titolo Il perché di questo libro in cui l’autrice decide di darci qualche spiegazione: “il desiderio di scrivere di Marguerite Duras“, racconta Petrignani, “nasce dopo aver pubblicato La scrittrice abita qui, libro in cui scrive dei luoghi in cui hanno vissuto e scritto alcune fra le più importanti autrici del Novecento”.

Fra quelle autrici Duras non c’è e per un motivo semplice: ne La scrittrice abita qui si racconta un lungo viaggio attraverso le case-museo di autrici europee e non.

marfguerite duras sandra petrignani

Duras non ha una sua casa-museo, eppure i luoghi della vita di Marguerite Duras sono stati importantissimi per la formazione del suo immaginario di scrittrice.

L’infanzia in Concincina, (allora Indocina francese, oggi Vietnam), poi il trasferimento in Francia, le case di Parigi e poi la costa, i viaggi in America, l’ultima parte della sua vita, barricata in casa: Petrignani ripercorre tutti questi luoghi alla ricerca di un fil rouge, un senso che li colleghi tutti e che ci aiuti a capire un po’ meglio chi fosse veramente Marguerite Duras.

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La vita di Marguerite Duras fu lunga e travagliata. Non è stato semplice essere Marguerite con la sua non appartenenza culturale, quella strana commistione di classicità ed esotismo, non è stato facile essere Marguerite per l’impegno politico e per tutta la foga e la rabbia che ha impiegato nello scrivere, nell’amare, nel sentire i pensieri e le convinzioni fluire dentro sé.

I genitori di Marguerite Duras sono due coloni francesi, per questo vivono in Vietnam. Sono entrambi insegnanti, il padre è direttore di una scuola francese, poi lo diventerà anche la madre.

La madre, è lei il nodo di tutto: una donna risoluta, a volte incomprensibile nelle sue scelte, che ama smodatamente il primo figlio, un ragazzo inaffidabile e sbandato e riserva sempre un po’ meno affetto a Marguerite e al fratello minore Paul.

È questo che cercherà Marguerite, per tutta la sua vita? L’amore che ti preferisce a tutto, l’amore disposto a perdere tutto tranne te?

In un passo di Marguerite leggiamo:

[…] Gli raccontava di sua madre che preferiva il figlio grande e gli spiegava che per questo lei aveva un disperato bisogno di risarcimento.

[…] “Perché gli vuoi così bene, e a noi no? Perché deve essere sempre lui il più amato?” aveva chiesto una volta a Marie (la madre, ndr) intrufolandosi nel suo letto sotto la zanzariera. La madre, rifancendole mollemente le trecce per la notte, non aveva negato, le aveva risposto “Non lo so perché”.

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Sarà proprio la passione amorosa la costante nella vita e nella scrittura di Marguerite.

In un saggio di Amelia Gamoneda sulla scrittura di Duras, si legge che i personaggi dei suoi libri sono sempre presi da un desiderio amoroso che non trova pace né soluzione.

I personaggi dei suoi libri, così come Duras stessa, sembrano anelare a un amore sempre un po’ più intenso, sensuale, attraente dell’attuale. C’è sempre qualcosa che manca, sempre qualcosa che va cercato, trovato.

Così, la passione amorosa smette di avere un oggetto e si riversa tutta intorno, nella vita, nelle azioni, nel pensiero.

Marguerite vive immersa nel suo desiderio d’amore. Cambia innumerevoli partner, vive storie d’amore intense con uomini più giovani, più anziani, vive una sorta di triangolo amoroso, trasforma di volta in volta la passione in amicizia, compassione, affetto.

L’amore di Marguerite è fluido e insolente. Chiede, pretende, si spinge ai limiti dell’odio per poi tornare (quasi sempre) indietro.

La passione amorosa spesso confina e quasi si confonde con la passione politica: la partecipazione alla Resistenza, l’iscrizione e poi l’espulsione dal Partito Comunista francese, il ‘68, vissuto in piazza, in mezzo ai ragazzi.

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Nel 1965 Jacques Lacan, psicoanalista strutturalista, scrisse che Duras dimostra di sapere, senza aver mai letto i suoi studi, ciò che lui insegna.

Jacques Lacan incentra le sue teorie sullo studio del linguaggio come manifestazione dell’inconscio e legge, al di sotto dello strato superficiale della scrittura di Duras, un’evocazione del soggetto inconscio.

All’interno delle opere di Marguerite Duras si incontrano dunque la coscienza e l’inconscio, episodi che portano in sé un misto di memoria e finzione e insieme tutto ciò che sta sotto il raccontato, il descritto, il descrivibile.

[…] Marguerite accresce l’inquietudine, non spiega niente, avvicina gli incubi, esplora il vuoto, illumina frammenti di materia, di vita, che vi nuotano dentro.

Marguerite, Sandra Petrignani

E ad un certo punto della vita di Duras tutto questo prende forma, non più solo scritta ma visiva: Marguerite Duras inizia ad amare il cinema e diventa regista della trasposizione delle sue stesse opere.

Scrive Petrignani:

[…] Il suo cinema è una forma, molto originale, di letteratura per immagini e testo.

Il racconto del suo cinema è rarefatto e surreale. Lunghissimi silenzi e vaste aree d’ombra che rendono visibili le zone d’ombra della mente.

Sopravvissuta all’alcolismo, a tre disintossicazioni, a un collasso e ad un periodo di coma, nonché a tutta l’insofferenza sviluppata per l’essere famosa e riconosciuta e alla morte di amici ed ex amanti, Marguerite Duras muore a 81 anni per un tumore alla gola. Accanto a lei, oltre al figlio, il giovane amante Yann Andréa, compagno dell’ultimo, difficile periodo della sua vita.

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