“Per dieci minuti” di Chiara Gamberale: il tempo per (ri)vivere

Per dieci minuti di Chiara Gamberale è un libro che aiuta a superare delusioni e paure nonché a crescere, a crearsi una nuova vita lasciando scorrere l’ondata del cambiamento – tutto questo uscendo dalla comfort zone.
La protagonista del romanzo si chiama Chiara , la quale rappresenta la scritto, visto che la Gamberale scrive generalmente autofiction, prendendo spunto da fatti che le sono realmente accaduti o descrivendo in parte se stessa o chi le sta vicino.

La Chiara letteraria è una trentaseienne la cui vita, fino a poco tempo prima, pareva un sogno divenuto realtà: scrittrice di romanzi, curatrice di una rubrica interessante e affatto banale, “Pranzi della domenica” (con l’incarico di fare visita, ogni domenica a pranzo, a famiglie peculiari ma straordinarie), moglie di un uomo che è anche un amico, un compagno che le sta accanto da quando hanno 18 anni.

Ma poi, d’improvviso, tutto prende un’inaspettata piega negativa: il marito si defila rimanendo all’estero dove era andato per motivi di studio; lì incontra un’altra molto più disinvolta di sua moglie e non sa più se il matrimonio faccia per lui. La rubrica di Chiara viene cancellata: al suo posto viene inserita una posta del cuore curata da una concorrente del Grande Fratello. Attraverso tutte queste perdite, Chiara perde anche se stessa: non riesce a scrivere né le importa di mangiare o, semplicemente, di andare avanti con la sua vita.

Qual è poi, la sua vita? Cosa le rimane? Un vuoto. La casa in cui vive, a Roma, le sta stretta: è ostile e inospitale, tutto il contrario rispetto alla casa di famiglia nel paesino di Vicarello, dove ha sempre vissuto protetta e serena. L’appartamento di Roma era la casa sua e di suo marito; ora è solo sua ma questo lei non riesce a dirlo né a crederlo per davvero.
Chiara è in terapia, ed è proprio la sua psicologa a suggerirle un esperimento, un gioco – da fare seriamente, però, perché “i giochi sono solo per le persone serie“. Per un mese, ogni giorno, Chiara dovrà fare qualcosa che non ha mai fatto prima – solo per dieci minuti.

Nonostante la perplessità iniziale, la donna accetta di mettersi in gioco, curiosa ma anche un po’ guardinga. La bussola è ormai andata persa, perché non assecondare lo smarrimento che ne deriva? Così da vedere dove si arriva e se la meta è un luogo  piacevole. Per capire chi siamo davvero, per staccarci da chi credevamo che fossimo, da quello che volevamo e abbiamo avuto, ma che ora non possediamo più. Possiamo avere tanto altro: rapporti e abitudini nuove, ragioni esistenziali nuove. Possiamo anche accorgerci – finalmente – di ciò che avevamo già e abbiamo trascurato. Nel caso di Chiara: il rapporto con sua madre e soprattutto quello con Ato, un ragazzo africano di diciotto anni che in Italia non ha nessuno e che Chiara ha preso sotto la sua ala, decidendo di occuparsi di lui non come una mamma ma come una sorella maggiore.

Chiara prova a ballare l’hip hop, a cucire e ricamare, si mette ai fornelli anche se è notoriamente negata, si traveste e cammina all’indietro, cerca baci non dati, rimasti sepolti nel suo passato, prova finalmente a guidare, ascolta attentamente i discorsi della gente attorno a lei e capisce che solo la pazza del quartiere dice qualcosa di sensato – ossia che o si sta dentro o si sta fuori, non si può bloccare il portone. Non possiamo lasciare che qualcosa o qualcuno ci sbarri la strada, che sia un amore, una paura o un sogno che non riusciamo a lasciar andare. Vivere significa entrare da qualche parte oppure uscire a prendere fiato, procedere altrove, verso altre porte, altri sogni, altre persone, altri dieci minuti.

Leggere questo romanzo oggi (è del 2013), può far pensare al momento storico-sociale in cui viviamo. Certezze non ve ne sono e i valori umani paiono essere in crisi: dove sono finiti, ci si chiede, l’empatia, il rispetto e l’amore verso l’altro? Anche la politica è diventata fluida, irriconoscibile, apartitica, atipica, senza schemi fissi, piena di contaminazioni e contraddizioni. Non sappiamo se sia un bene – forse è una tappa obbligata verso un mondo davvero nuovo, meno ibrido e confuso, più umano e più sensibile.

Eppure – questo è uno dei messaggi di Per dieci minutila confusione interna ed esterna a volte serve: aiuta a economizzare sentimenti, oggetti, desideri, volontà. Aiuta a ridimensionare e crea un impulso forte che ci spinge a riordinare. Ma dopo questo repulisti, a chi dovremmo dare credito? A noi. A quel nostro paradossale istinto razionale che ci guida, ci fa sentire bene (o male) e poi ci costringe a riflettere su quel sentire, per permetterci di procedere con le nostre vite, con le nostre inclinazioni, con i nostri dieci minuti che non saranno sempre pregni di novità, esaltanti o spaventosi come quelli di Chiara, potranno anche essere noiosi, apatici, interminabili, eppure saranno dieci minuti di vita in più, dieci, altri dieci e altri dieci…

Alla fine del romanzo Chiara ci ricorda che nella maggior parte dei casi possiamo usare quella serie di dieci minuti come ci pare. Purtroppo troppo spesso ce ne scordiamo, non ci facciamo caso. Ma quanto possono essere preziosi, questi dieci minuti in cui possiamo fare qualcosa di nuovo, che ci terrorizza, ci cambia, ci fa crescere,  ci fa vedere una fetta di mondo e delle persone così diverse da noi, che possono tuttavia diventare così importanti, per noi.

Chiara Gamberale ci insegna qualcosa di fondamentale: la conoscenza di noi stessi può avvenire anche e soprattutto superando qualcuno dei nostri limiti, uscendo dal seminato, sperimentando, improvvisando come un jazzista o un cabarettista. Forse ci divertiremo o forse no, ma alla fine sapremo qualcosa in più su di noi. E, come dice la psicologa alla Chiara letteraria, anche quando ci sembra di essere totalmente allo sbando e di non avere un perno, dobbiamo renderci conto che è la vita stessa ad essere sia perno che ruota. La vita gira, proprio attorno a se stessa – non può fare altrimenti. Dieci minuti di novità sono un tempo speciale, prezioso: il tempo della vita.

Sull’Autore

Classe 1987. Sono nata e vivo a Gorizia, ho conseguito la laurea magistrale in Filosofia presso l’Università degli Studi di Trieste nel 2015. Collaboro con le riviste “Charta sporca” (per la quale scrivo recensioni di film e articoli su tematiche filosofiche), “Friuli Sera” (dove analizzo opere di Street Poetry e Street Art nella rubrica “Poesia di strada”) e con “La Chiave di Sophia”. In passato ho scritto per due quotidiani locali, “Il Piccolo” e “Il Messaggero Veneto” di Gorizia. A maggio 2017 la casa editrice Historica ha pubblicato il mio racconto “Imago” nell’antologia “Racconti friulani-giuliani” e di recente è stato pubblicato un mio saggio su “Esercizi filosofici”. Le mie passioni sono la scrittura, la filosofia, il cinema, i libri e l’insegnamento.

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