Tina Modotti | La fotografia o la rivoluzione

Edoardo De Angelis sta lavorando ad una miniserie su Tina Modotti, nota fotografa friulana di inizio Novecento che verrà interpretata da Monica Bellucci.

Per chi volesse familiarizzare con la figura di questa irriverente fotografa, socialista e femminista, un libro molto interessante potrebbe essere Tina, scritto da Pino Cacucci e pubblicato nel 2013 da Feltrinelli.

monica bellucci tina modotti

Pino Cacucci ripercorre le tappe della vita di Tina e mette in luce quanto la fotografia e la politica siano stati due aspetti mai compresenti nella sua vita.

Tina Modotti nacque a Udine nel 1896 e già all’interno della sua famiglia trovò gli elementi che la renderanno la straordinaria fotografa che è stata.

Il papà, Giuseppe Modotti, operaio, era un socialista,come il padrino, Demetrio Canal, calzolaio. Lo zio paterno, invece era fotografo e nel suo studio Tina iniziò ad apprendere i primi rudimenti di fotografia.

I segni particolari della vita di Tina Modotti saranno proprio la fotografia e la lotta politica.

Tina di Pino Cacucci è una biografia, a tratti più documentario, a tratti più romanzo. Ciò che viene senza dubbio messo in evidenza è la completa devozione di Tina Modotti alla lotta politica.

Tina crebbe all’interno di una famiglia modesta e con molti figli. Iniziò a lavorare molto presto come operaia in un fabbrica tessile e nel 1913 lasciò l’Italia per raggiungere il padre negli Stati Uniti, a San Francisco, dove era emigrato tempo prima in cerca di lavoro.

In America Tina continuò a lavorare come operaia ma si avvicinò anche al mondo del teatro e poi del cinema.

Tina Modotti with her arms raised, Edward Weston (1921)

Tina Modotti with her arms raised, Edward Weston (1921)

La Hollywood che in quegli anni seduceva tutti, non riuscì però a sedurre Tina Modotti, che dopo aver partecipato a pochi film muti lasciò per sempre l’avventura cinematografica perché sdegnata da come la macchina mediatica aveva trattato il suo viso e il suo corpo.

Tina era molto più che un bel viso e un bel corpo e fece di tutto per dimostrarlo.

La passione per la fotografia si sviluppò a partire dagli anni Venti e dall’incontro con Edward Weston, fotografo americano.

In quegli anni Tina era già sposata col pittore Roubaix de l’Abrie Richey (Robo per gli amici), ma dopo aver incontrato Weston ne divenne prima modella e poi amante.

La passione per la fotografia unirà Tina e Weston indissolubilmente e per tutta la vita. Anche quando non staranno più insieme, anche quando saranno lontani e anche quando Tina abbandonerà l’attività di fotografa, continuerà a scrivere a Weston, come un confidente, come un conforto.

Manos, Tina Modotti

Manos, Tina Modotti

 

Addentrandosi nella lettura e nella vicenda biografica di Tina Modotti viene presto da chiedersi se la passione per la fotografia sia in realtà l’interesse per qualcosa che è solo un mezzo espressivo. La fotografia è forse il mezzo che aiuta Tina a esprimere la sua vera passione, che è la lotta politica?

Tina si avvicinò alla fotografia negli anni Venti, anni di fermento artistico e intellettuale e pieni di sperimentazioni e reinterpretazioni. Però a Tina tutto questo pare non interessare affatto.

Presto si allontanò dal tipo di fotografia in auge andando verso la fotografia documentaristica: Tina vuol fotografare la realtà e la vuole fotografare per un motivo ben preciso, ovvero per documentare, per denunciare.

Con Weston Tina si trasferì in Messico, luogo del cuore che diventerà la sua vera casa e in cui riuscirà a tornare, dopo molti viaggi e trasferimenti, solo sul finire della sua vita.

In Messico, Tina venne a contatto con i maggiori intellettuali dell’epoca, conobbe Frida Kalho e Diego Rivera e visse una vita ricchissima.

E’ in Messico che si avvicina a personalità di spicco del Partito Comunista (la stessa Kalho ne faceva parte) . L’iscrizione segnerà un progressivo avvicinamento alla politica e un allontanamento dalla fotografia che iniziò ad esser vissuta quasi come una distrazione dallo scopo ultimo della sua vita, ossia la lotta politica.

frida kalho diego rivera tina modotti

Frida Kalho e Diego Rivera, Città del Messico (1929)

Del resto è comprensibile: il Messico di quegli anni era entusiasmante e rivoluzionario e Tina Modotti si perse in quel ribollire di idee nuove e piene di energia.

Fra gli altri esponenti del Partito comunista, quello che segnerà la sua vita per sempre e in negativo fu Vittorio Vidali, ufficialmente un giornalista, in realtà una spia russa in incognito.

Nel 1929 Tina venne espulsa dal Messico, lasciò la casa e gli amici e seguì Vidali in giro per l’Europa, per portare avanti le missioni via via affidategli dal regime sovietico. Vissero in Francia, poi a Mosca.

tina modotti

Dall’anno dell’espulsione Tina non fotografò più. Mise da parte la macchina per dedicarsi completamente alla lotta politica, sotto le direttive del regime sovietico.

Ma la vita in Russia la sfinì: sotto Stalin il clima di terrore era tangibile. Il dittatore aveva deliri paranoici e vedeva ovunque il tradimento: la conseguenza di queste sue manie persecutorie furono omicidi, omicidi in tutta Europa, compiuti dalle sue spie, per eliminare chi è sospettato di aver tradito Stalin e gli ideali della Rivoluzione.

Da questo punto in poi la vita di Tina fu una durissima lotta contro la disillusione e la propria coscienza.

Resterà per il resto della sua vita al fianco di Vidali e al soldo del regime sovietico. Continuerà le sue attività di traduttrice per il regime, terrà conferenze per il regime, ma diventerà sempre più consapevole di essere rimasta incastrata all’interno di una situazione che non rispecchia più in nessun modo il suo ideale di lotta politica.

Tina visse in prima persona la guerra civile spagnola (la stessa che vede fra i personaggi tristemente noti anche un’altra fotografa, Gerda Taro), tornerà in Russia, poi, finalmente riuscirà, non senza vivere claustrofobiche peripezie, a tornare in Messico.

E’ lì che morì, a soli 46 anni, in circostanze sospette.

Diego Rivera sosterrà che sia stata avvelenata, probabilmente dallo stesso Vidali perché è ormai troppo invischiata nelle più oscure missioni sovietiche e insieme dà chiari segni di insofferenza.

tina modotti

Tina di Pino Cacucci è un libro molto bello, completo e commovente che ci racconta la vita di una donna eccezionale, fuori dal comune. Forse l’unica pecca è l’accento inesorabilmente posto su questa graduale e crescente disillusione, su questa perdita delle speranze e della forza di cambiare.

L’ultimo periodo della vita di Tina Modotti è certamente stato una strada senza uscita, ma Tina è stata anche un’artista vivissima, una donna brillante e fuori dalle convenzioni.

 

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