Il fallimento totale della Generazione Erasmus

Quello che per molti rappresenta un pilastro su cui puntare non è altro che la rappresentazione di un fallimento di un’intera generazione.

In questi giorni si è tornato a parlare della Generazione Erasmus, un argomento che separa, come sempre, la popolazione in due fazioni. Da un lato troviamo coloro che al solo sentire pronunciare queste due magiche parole, si riempiono di speranza e sicurezza vedendo migliaia di giovani europeisti che sfruttano le libertà offerte dall’Unione Europea e oltre. Queste persone, spesso le più anziane, vedono nei giovani quello che volevano essere o erano loro in passato: quelle famose generazioni “figli dei fiori” o dall’animo sessantottino che hanno combattuto in ogni modo affinché tutto ciò accadesse. Dall’altro lato troviamo chi non sopporta questo eccessivo cosmopolitismo e critica aspramente questa continua ricerca di novità e interessi. Questa fazione vede la Generazione Erasmus come un gruppo di giovani privilegiati che vuole mostrare agli altri di essere qualcuno senza esserlo davvero. Lo schieramento opposto alla Generazione Erasmus è capitanato, in Italia, dal noto Diego Fusaro che ha così analizzato i giovani amanti dell’Erasmus: “generazione affetta da cosmopolitismo del desiderio illimitato […] costretta e favorevole alla mobilità nelle forme alienate dell’industria del divertimento, dello sballo trasgressivo violante ogni inviolabile e della movida notturna”. Termini pomposi e aulici per dire semplicemente che secondo il filosofo i giovani vanno in Erasmus solo per divertirsi e sballarsi.

In ogni caso la Generazione Erasmus esiste nella cultura popolare e ha un significato netto e ben definito oltre che una valenza politica perché usato dai partiti e dai relativi esponenti progressisti ed europeisti per dimostrare il loro progetto europeo. La Generazione Erasmus spesso si allinea alla visione di un futuro che vede un’Europa senza confini, ad un continuo progresso in termini economici e lavorativi e sostanzialmente anche a politiche di sinistra che accolgono tutto ciò. Non a caso è stato ed è ancora adesso il cavallo di battaglia di partiti politici come il PD (Sandro Gozi, ex sottosegretario con delega agli affari europei nei governi Pd, ci ha scritto un libro: Generazione Erasmus al potere) e +Europa di Emma Bonino. Al di là di tutto ciò, esiste davvero la Generazione Erasmus o è qualcosa di inventato per far campagna elettorale e accendere gli animi dei giovani elettori? Partiamo dal presupposto che già dal nome “Erasmus” l’intento è tutt’altro che politico e molto nobile perché è stato coniato nel 1987 (due anni prima della caduta del muro di Berlino), dedicato al filosofo Erasmo da Rotterdam per via dei viaggi che compì in tutta Europa. Questo è simbolo di come all’epoca più che mai si volesse un’Europa unita e libera, ebbe il suo picco massimo proprio due anni dopo con la distruzione del simbolo della divisione. Ciò che stona è però il termine “Generazione” poiché dal punto di vista letterale si indica con generazione l’insieme di uomini e donne nati più o meno ogni 25 anni. La demografia e lasciatemelo dire, il marketing e le ultime mode hanno suddiviso le generazioni in baby boomers, generazione X, Millennials e generazione Z. La prima raccoglie i nati dopo la Seconda Guerra Mondiale fino al 1965 e conta più di 15 milioni e mezzo di individui in Italia, la seconda descrivere la generazione di coloro che, approssimativamente, sono nati tra il 1960 e il 1980,rappresentando in Italia  il numero più grosso di sostenitori di sinistra, tanto che hanno permesso la nomina dei Presidenti del Consiglio dei Ministri, espressione della sinistra, che hanno governato più a lungo quali Letta e Renzi. È anche soprannominata Generazione MTV dal punto di vista della cultura pop. I Millennials o Generazione Y,  sono nati fra i primi anni ottanta e la fine degli anni novanta e rappresentano la porzione di popolazione più numerosa oltre che più sotto studio dal punto di vista sociale, economico ed etico. Infine la Generazione Z è composta da coloro che sono nati dal 1995 al 2013 e politicamente rappresenta la parte più conservatrice tra le varie generazioni. Ed ecco che scatta il campanellino d’allarme.

Fonte: Eurostat, Commissione Europea, Istat (2016)

 

Leggendo i dati sulla fiducia e l’appartenenza alle istituzioni europee dovremmo pensare che siamo di fronte ad una generazione fortemente europeista e progressista. In un sondaggio di Eurobarometro pubblicato nella primavera del 2018 è emerso che il 52 per cento della popolazione compresa tra i 15 e 24 anni tende ad avere una forte fiducia nei confronti dell’Unione Europea, mentre scende al 46 per cento per chi ha tra i 25 e i 34 anni. Il problema è un altro dato, ovvero che il 63 per cento dei giovani pensa che i nuovi partiti e movimenti politici possano trovare soluzioni migliori rispetto ai partiti esistenti ,quindi, nonostante i giovani siano tendenzialmente aperti al cambiamento, questa voglia di cambiare li porta a sperimentare movimenti politici e partiti populisti ed estremisti spesso tutt’alto che europeisti. Un esempio è proprio l’Italia dove i giovani sono stati i primi a votare partiti anti-europeisti, conservatori e populisti. Nonostante il successivo dietro front di alcuni di essi su alcune tematiche legate all’Unione Europea, come ad esempio l’uscita dall’Euro o dall’Unione Europea da parte dell’Italia, la componente anti-europeista è insita all’interno dell’ideologia di partito. Secondo i dati riportati da YouTrend questi partiti sopradescritti hanno ottenuto alle elezioni di marzo 2018 oltre il 60 per cento del voto giovanile: il 40 per cento circa al Movimento 5 Stelle e oltre il 20 per cento alla Lega di Salvini. Questo trend, secondo una ricerca condotta dal Pew Research Center nel 2017, riguarderebbe anche Paesi come Spagna, Germania e Francia. Spesso questo è dovuto ad una scarsa cultura politica da parte dei più giovani e di coloro i quali sono chiamati al voto per la prima volta. Questi si fanno influenzare pesantemente dalla famiglie o dalla società che li circonda, quest’ultima sempre più chiusa, piena di odio e fortemente battagliera nei confronti di fittizi poteri forti spesso e volentieri uguagliati ad esponenti dell’Unione Europea. Le famose urla “è colpa dell’Europa” non fanno altro che confondere le masse meno preparate politicamente e meno informate culturalmente e questi sono i risultati.

Per più della metà dei giovani europei “Europa” significa libertà di viaggiare e il 75 per cento di questi giovani si sente fortemente europeo proprio per questo motivo. Allora chiunque si immagina che se a molti giovani europei piace viaggiare, quantomeno possano sfruttare l’Erasmus come esperienza di viaggio soprattutto dopo l’ampliamento del programma Erasmus denominato, dal 2014, Erasmus+. Proprio per questo motivo la Commissione Europea ha stanziato quasi 15 miliardi di euro da spendere tra il 2014 e il 2020 proprio per l’Erasmus+. Ma leggiamo i numero forniti da Indire, agenzia governativa per la ricerca e l’innovazione educativa: solo 5 milioni sono gli scambi di studenti universitari europei partiti con una borsa di studio Erasmus dal 1987, mentre sono 9 milioni i cittadini europei che in qualche modo hanno beneficiato del programma, considerando quindi docenti, educatori, dirigenti scolastici e quant’altro. Quindi considerando che stiamo parlando di un lasso di tempo di oltre 30 anni, i numeri sono veramente molto bassi. Si tratta di meno del 2 per cento dei possibili partecipanti dal 1987 ad oggi. Provate ad immaginare tutti i giovani di età compresa tra i 19 e i 26 di tutti i Paesi europei dal 1987 ad oggi, solo 5 milioni sono partiti in Erasmus. Stiamo parlando di tutt’altro che Generazione Erasmus, possiamo a malapena considerarla una comitiva. La situazione si fa più grave se si considera che dal 2004 al 2016 il numero dei partecipanti è sì aumentato, ma sono aumentati anche i Paesi partecipanti. Praticamente l’Erasmus resta estraneo alla maggior parte dei giovani europei, solo un terzo di coloro i quali frequentano l’università lo conoscono e di questi, pochissimi partecipano per disorganizzazione dell’università, mancanza di interesse o di possibilità economiche della famiglia.

L’Erasmus è quindi sconosciuto a molti giovani, alcuni legittimamente non possono parteciparvici per motivi economici, ma almeno i giovani europei si muovono in giro per l’Europa autonomamente? Sfruttano tutte le possibilità quali Interail, Flixbus, voli economici, BlaBlaCar e quant’altro? La risposta è no. Il sogno delle precedenti generazioni che hanno visto, con grande difficoltà, la realizzazione del patto di Schengen cade anche in questo frangente. Secondo Eurostat, nel corso del 2017, l’87 per cento degli italiani sotto i 35 anni di età non ha trascorso nemmeno una notte all’estero. Quindi non bastano nemmeno i trasporti economici, il livello di istruzione, la conoscenza delle lingue e la libertà di movimento: l’italiano, ma anche il cittadino europeo in generale non vuole viaggiare all’estero. Non gli interessa, se ha pochi giorni a disposizione e altrettanti pochi soldi preferisce spenderli possibilmente nella stessa regione di residenza o al massimo per visitare città della stessa nazione di appartenenza. Secondo l’Eurobarometro il 52 per cento degli italiani non è mai stato in un altro Paese dell’Unione Europea in vita sua. I pochi che viaggiano all’estero, invece, lo fanno in media tre volte all’anno.

Il dato è certo, la Generazione Erasmus non esiste e non è mai esistita. Questa generalizzazione è forse utile per alcuni partiti politici e per il sogno delle vecchie generazioni di osservare un cambiamento che in realtà non c’è e non c’è mai stato. O per lo meno, il cambiamento deve essere prima di tutto alla base: deve cambiare il mondo del lavoro, l’economia, l’istruzione e deve assottigliarsi la differenza sociale. A quel punto forse i giovani potranno essere più interessati ai viaggi all’estero e all’Erasmus. Proprio per questo motivo i partiti populisti vanno forte, perché pensano a parlare alla base, a chi vive giornalmente le problematiche della vita e non a chi sogna una fittizia Generazione Erasmus formata nella realtà da pochissime persone. La realtà è anche che ai giovani non frega nulla dell’Erasmus. Non gli interessa fare scambi interculturali, visitare nuove realtà e imparare nuove cose. Ai giovani interessa avere stabilità economica, un lavoro e un futuro. Fino a quando non ci saranno queste cose, non si può pensare all’Erasmus e i partiti tradizionali ed europeisti dovrebbero pensare a questo e camminare per terra piuttosto che volare attraverso nuvole di speranza lontane dalla realtà.

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