Addio Merkel! Benvenuta Karrenbauer!

L’era Merkel è finita. La Madre verrà sostituita da colei che venne definita “la piccola Merkel”. La forza della CDU è da ricostruire, l’impero tedesco da riformare.

Annegret Kramp Karrenbauer non avrà, almeno inizialmente, vita facile. Certo, è stata accolta con fervore dall’assemblea della CDU è certamente una donna esperta della politica, lei che sin dai primi anni Ottanta è vissuta – e cresciuta – proprio nel partito che ora si ritrova a guidare. Attorno alla Karrenbauer, tuttavia, si presenta molta terra bruciata e gli spazi di manovra rischiano di essere più stretti del previsto.

Ci sono tre elementi critici da considerare e ognuno ha il suo perché e le proprie problematiche.
Il primo problema riguarda il futuro della CDU nel panorama politico tedesco. La CDU, sia chiaro, rimane ancora un forte partito – specie in alcuni Land – ma è evidente come negli ultimi anni sia crollato. Lo sviluppo dei partiti non tradizionali, più agli estremi, dei Verdi (che nelle recenti elezioni in Assia hanno ottenuto un risultato stratosferico) e di AfD (che cresce, in modo molto omogeneo, da anni) hanno intaccato la solidità, un tempo granitica, della CDU. Vi è inoltre un altro aspetto molto problematico.

Ora come ora la CDU può solo sperare di governare in coalizione, ma anche su questo frangente le cose non sono delle migliori; per anni, infatti, la CDU poteva contare sul SPD per formare quella che veniva chiamata la Grossa Coalizione. Una coalizione che riuniva i due partiti maggiori, regalando a questa alleanza una solida maggioranza. Per anni, inoltre, il problema non era nemmeno se si potesse formare o meno questa coalizione (che veniva data per scontata), ma consisteva nello stabilire chi fosse stato alla guida della stessa.

Ogni possibile ragionamento in tal senso è ora impossibile considerando come l’SPD sia letteralmente crollato, in modo non troppo dissimile da quanto successo a molte “Sinistre” sul Continente europeo. La CDU dunque si vedrà costretta, nei prossimi anni, a puntare su coalizioni a tre, evidentemente più instabili e dove il potere “contrattuale” della CDU è sicuramente minore, essendo il partito costretto a scendere a molti più compromessi con i possibili alleati. Questo è il primo grande scoglio che la Karrenbauer dovrà affrontare: rivitalizzare un partito in caduta libera. Del resto i sondaggi parlano assai chiaro: la CDU (insieme alla sua formazione sorella, la CSU) è data sotto alla soglia psicologica del 30%, ferma a poco più del 25%; i vecchi alleati della SPD crollano a meno del 15%, mentre i Verdi balzano a più del 20% e l’AfD che sfiora il 15%.

La caduta della CDU, occorre ricordarlo, si inserisce in un contesto assurdo. Mentre la caduta dei partiti tradizionali si spiega, per molti altri Paesi, con un’economia non certo galoppante e tensioni sociali continue, in Germania le cose vanno molto meglio. La Germania si dimostra, ai nostri giorni, essere ancora la vera e unica locomotiva d’Europa; una potenza industriale che cresce a vista d’occhio. Nonostante questa crescita costante, i tedeschi si sentono sempre più inclini a votare per gli estremi, per gli antisistema.

La spiegazione è presto trovata. La crisi dei partiti tradizionali non è da ricercarsi, in Germania, per fattori strettamente economici. A giocare un ruolo maggiore è sempre più l’aspetto culturale e identitario. Che la questioni migratoria – o meglio, la sua gestione – sia stata quantomeno irrisolta dalla CDU è risaputo. Angela Merkel non solo ha fallito nell’elaborare un piano coerente, ma ha spesso fornito informazioni contrastanti tra loro, cercando di attirare il voto della “Sinistra”, ma anche quello della “Destra”. Un’opera di bilanciamento che, alla fin fine, non ha accontentato nessuno e ha scontentato tutti.

Una politica giudicata troppo debole da ambo le parti, ma che ha avuto l’effetto più rilevante nell’alienazione di parte dell’elettorato che si è sentito “lasciato indietro” e che ha visto mettere quasi in secondo piano valori ritenuti identitari, valori culturali. E così la gente ha preferito saltare su altre barche, quella dei Verdi che guardano tanto all’ambiente ma che hanno una politica molto più restrittiva sulla questione dei migranti, o direttamente su quella dell’AfD. Tutti razzisti, xenofobi e buzzurri? Ancora una volta: no!

La difesa della propria identità culturale è un’aspirazione pienamente e democraticamente legittima. Invito tutti a leggere Matthew Goodwin che nel suo “National Populism: The Revolt against Liberal Democracy” delinea quali siano i fattori che causano una rottura storica senza precedenti; uno di questi fattori è quello che l’autore chiama “Destruction”: la sensazione che i propri valori culturali siano in pericolo, e la sensazione è che un’immigrazione senza controllo possa accelerare tale sensazione di distruzione. Questo lo ha capito, troppo tardi, la stessa Merkel che negli ultimi mesi di mandato ha provato a correggere il tiro, spostandosi più a destra nel tentativo di recuperare quella parte del suo elettorato che ha preferito guardare all’AfD; lo ha capito, anche lei troppo tardi, Hillary Clinton che in una delle sue ultime uscite ha dichiarato di come servano, in Europa, maggiori controlli; lo sa bene la stessa Karrenbauer che ha già promesso un giro di vite sull’immigrazione forse non troppo differente da quello annunciato e in parte realizzato, in Italia, dal Ministro Salvini.

                Annegret Kramp-Karrenbauer alla guida della CDU.

Dunque, per il momento, la Karrenbauer avrà i suoi problemi in Politica interna e sul tema migratorio. Il grande ostacolo è, tuttavia, sul fronte esterno: il problema delle alleanze internazionali. La Germania è forte, sia chiaro, ma negli anni ha perso tutti i suoi potenziali alleati. La netta opposizione dimostrata sia nei confronti di Trump, sia nei confronti della Russia di Putin, pone la nuova leader della CDU e probabilmente, nuova cancelliera in una posizione assai difficile. Vi è da ricostruire interamente il rapporto con le super-potenze, nella realizzazione che, ora come ora, l’Unione Europea può aspirare, come ha sempre detto giustamente Kissinger, al ruolo di potenza regionale.

Servono anche alleati europei e la Germania si ritrova, anche sotto questo aspetto, sola. L’Italia è andata per la sua strada, assumendo posizioni spesso chiaramente antitedesche e non per razzismo, ma per questioni economico-finanziarie. È risaputo che l’Italia gradirebbe moltissimo maglie finanziarie più ampie, maggior possibilità di manovra nonché, ammettiamolo, politiche monetarie espansive da parte della BCE. Ogni singolo aspetto è però considerato eresia dalla Germania rigorista, pro-austerity, e terrorizzata sempre dal solito elemento: l’inflazione.  Il grande alleato della Germania era la Francia, ma non quella di Macron. L’asse franco-tedesco era forte con Hollande e la sua semplice riproposizione nell’era Macron è stata un’idiozia politica di cui molti si stanno rendendo conto.

Il motivo è semplice: a Macron non gliene importa nulla dell’asse franco-tedesco; l’uomo nuovo – non così nuovo – di Francia è il tipico politicante francese: ammalato di una grandeur cronica. Macron si è dimostrato antieuropeista e molta stampa, anche italiana, se ne sta accorgendo. Per Macron, la Francia viene per prima in ogni caso. Ma se anche tutto questo fosse falso, se anche Macron avesse davvero cercato l’alleanza con la Germania, ora tutto è crollato comunque. La recente rivolta dei cosiddetti “gilet gialli” dimostra un dato incontrovertibile: Macron non ha il supporto della popolazione; anzi, forse si potrebbe dire che Macron non ha mai avuto il supporto della Nazione. Non tutte le colpe sono di sue, sia chiaro, ma ormai molti danno la stella nascente come già morente. La Karrenbauer sarà dunque molto tentata dal guardare altrove, per non rischiare, tra l’altro, di essere trascinata in un abisso con la zavorra di Macron ancor prima di poter iniziare a fare qualcosa.

In un simile clima internazionale, la CDU e la Germania si ritrovano più che mai isolate e la Karrenbauer si è ritrovata tra le mani una patata bollente non invidiabile. I sorrisi visti durante l’assemblea CDU spariranno rapidamente quando tutti realizzeranno che bisogna passare ai fatti; i malumori dilagheranno e parecchi dovranno ingoiare tanti, forse troppi, rospi. Si può solamente confidare nel grande pragmatismo germanico rispolverando un po’ di quella realpolitik che venne concettualizzata proprio in Germania.

Sull’Autore

Nato in uno sperduto comune della provincia pavese nel 1991, ho terminato gli studi magistrali in Economia, Politica ed Istituzioni Internazionali all'Università di Pavia. Mi occupo principalmente di Politica Internazionale e tematiche legate alla Sicurezza internazionale con attenzione particolare al contesto dell'estremo oriente.

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