Mafia a New York: le origini dalla Mano Nera alle Cinque Famiglie

 New Orleans.1891

Il capo della polizia locale  David Hennessy viene assassinato. Verranno ritenuti responsabili diciotto siciliani, appartenenti alle  famiglie dei Provenzano e dei Matranga, in contrasto per il controllo del porto e delle importazioni di frutta. Si ritroveranno poi tutti assolti, ma né i cittadini né il sindaco furono d’accordo: quest’ultimo aizzò i primi a farsi giustizia da soli, undici dei diciotto imputati verranno linciati dalla folla. Fu allora che iniziò a diffondersi nel dibattito pubblico americano la parola “mafia”, spesso associata a quella di “Black Hand”, nome che comparve intorno al 1903 in calce a lettere estorsive indirizzate a uomini d’affari italiani. Il problema coincise con l’arrivo di numerosi immigrati italiani, in gran parte meridionali, che da tempo convergevano verso gli Stati Uniti, presso New York e New Orleans, i maggiori  porti della East Coast americana.

La storia della mafia nella città di New York è, dunque, un variegato insieme di criminali, emigranti italiani, povertà, gangsterismo e bande di strada, miti e personaggi ormai passati alla storia. Da un amalgama di vari gruppi criminali, a bande organizzate di estorsori, si arrivò alla nota struttura delle Cinque Famiglie che Cosa Nostra americana diede a sè stessa per meglio organizzarsi e dividersi i territori e  gli affari della città di New York. Tutti gli altri clan mafiosi sparsi in giro per gli Stati Uniti avevano, in qualche modo, un contatto con una delle famiglie newyorkesi.

Spesso si rintracciano le origini della mafia newyorkese, come anticipato, nel fenomeno della cosiddetta Mano Nera. Essa era la definizione con la quale, nel periodo tra Ottocento e Novecento, diversi anonimi firmavano lettere minatorie con richieste di danaro, rivolte a commercianti locali. Era la cosiddetta pratica del pizzo. La Mano Nera fu per alcuni anni un flagello per i mercanti di Little Italy, i quali si vedevano costretti a pagare ingenti somme di denaro per non incorrere nelle minacce di morte o danneggiamenti contenuti nelle lettere. I riscontri storiografici, tuttavia, specificano che dietro alla sigla della Mano Nera non si nascondessero gli uomini d’onore di Cosa Nostra.

I blackhanders altro non erano che bande di singoli o piccoli gruppi indipendenti; non vi era una struttura organica,  non era presente un’associazione più ampia che li raccogliesse tutti coordinandoli( benchè gli estorsori giocassero a far credere di essere parte di un qualcosa di più grande, per enfatizzare le intimidazioni). La loro pratica estorsiva, condotta con minacce e violenze, era di natura squisitamente lucrativa, differente dagli scopi e dai modi dell’estorsione propriamente mafiosa.

In che modo, dunque, i primigeni clan criminali riuscirono ad ambientarsi e prendere il potere nel corso dei primi decenni del Novecento? La genesi della criminalità mafiosa in territorio americano e le similarità con la “sorella” siciliana derivano non da un arcano retaggio trapianto da una sponda all’altra, bensì da un più sottile processo di interconnessione e ibridazione di quanto portato dal Vecchio Mondo ed adattato al contesto urbano newyorkese.

Nonostante la xenofobia degli anglosassoni e il loro astio verso l’incapacità degli immigrati italiani di omologarsi (cosa alimentava le dietrologie della società ospitante), erano proprio i cittadini americani,che esprimendo la necessità di servizi quali prostituzione, gioco d’azzardo, alcolici e forme di relazioni clientelari e protezionistiche, valorizzavano ogni tradizione criminale immigrata.

E saranno proprio gli anni del proibizionismo (1919-1933) quelli in cui il potere e le interconnessioni mafiose riuscirono nell’intento di creare una rete di copertura e relazioni davvero solide, coinvolgenti membri delle autorità e delle istituzioni; sarà il carro del proibizionismo l’occasione offerta al crimine organizzato per sancire il suo definitivo adattamento alla società borghese ed imprenditoriale statunitense, che andrà a definire l’immagine tipica del gangster come spesso rappresentato nell’ immaginario filmico, differentemente dai colleghi siciliani in stile “coppola e lupara”.

I mafiosi avevano in qualche modo “fatto carriera”: dopo aver adattato la tradizione criminale propria degli ambienti del Sud Italia, nel nuovo contesto urbano delle metropoli americane, il business degli alcolici fu la vera grande occasione per tutti loro, quella che gli permise di accrescere notevolmente i loro guadagni e rafforzare ancor di più il loro potere. Non dimentichiamoci infatti, che i clan e le famiglie erano già presenti sul territorio ben prima che della “istituzionalizzazione” delle Five Families newyorkesi.

Perchè, dunque, diamo particolare risalto a queste Cinque Famiglie? Proprio l’accrescimento dei business dovuto al traffico illecito di bevande alcoliche e la crescita del potere dei singoli clan mise in gioco gli interessi di due boss in particolare, in lotta per cercare di aumentare il margine di controllo delle loro familiesUna lotta che prese il nome di “guerra castellammarese” che vide scontrarsi tra loro i boss Joe Masseria e Salvatore Maranzano.

Fu proprio in seguito a questa guerra che le Cinque Famiglie verranno riorganizzate in un organo di governo definito Commissione, che impose i confini dei territori di controllo di ogni rispettiva famiglia.

Ma di questa storia vi racconteremo più nello specifico nel prossimo articolo… (continua)

Sull’Autore

Trapanese d'origine, studio all'Università di Bologna dal 2014. Laureato in Lettere Moderne, attualmente studio Scienze Storiche. Da appassionato di storia e fatti relativi a mafia e criminalità organizzata, ve ne racconterò nei miei articoli, oltre a tutto il resto di cui mi interesso nel tempo libero.

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