TAP: opera utile o dannosa?

Tap – acronimo che sta per Trans-Adriatic Pipline -, un gasdotto che ha portato e porta tutt’oggi con sé numerose critiche, in particolare da alcune fazioni politiche. Ma cos’è esattamente la TAP?

La Tap è un gasdotto ancora non interamente costruito (si stima sia pronto al 75%) che parte dall’Azerbaijan, passando per la frontiera turco-greca sino ad arrivare, tramite vari collegamenti sottomarini, sulle coste del Belpaese. L’opera poterà gas naturale dallo stato azero – in particolare dal Mar Caspio – sino alla provincia di Lecce. Tutta l’opera misura circa 870 km e si stima trasporterà circa 10 miliardi di metri cubi all’anno di gas naturale.

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Il tracciato della Tap. Immagine tratta dal sito della società costruttrice Tap-ag

Ma perché la Tap interessa pesantemente i paesi che attraversa e soprattutto il nostro?

A questo punto credo sia molto utile analizzare più approfonditamente la situazione energetica italiana, un dettaglio che potrà far capire a voi lettori il perché di questa immensa e costosissima opera internazionale.

L’Italia, come la maggior parte dei paesi europei, basa la sua economia su fonti energetiche fossili quali petrolio e gas naturale. Purtroppo però il suolo europeo non è ricco di queste componenti, anzi. I territori, come tutti ben sanno, in cui il petrolio ed il gas naturale si trovano con maggiore facilità sono l’Asia, il Medio Oriente ed il Sud America. Appare evidente quindi che per poter produrre energia le imprese italiane debbano richiedere queste fonti da paesi esteri con un innalzamento dei costi dell’energia (anche per queste le nostre bollette di energia elettrica e gas sono così alte). Attualmente a portarcele sono altri indotti principali che arrivano uno dalla Turchia – il cosiddetto TANAP -, uno che arriva dai Mari del Nord, un latro che arriva dalla Libia e l’ultimo dalla Russia. Si può benissimo concludere che il nostro paese non è attualmente energeticamente autosufficiente.

Quali possono essere le probabili soluzioni al problema energetico?

La prima è tornare all’utilizzo di carbone, ma non conviene a livello economico ed ambientale; mentre la seconda è quella di aprire una nuova linea di approvvigionamento di gas naturale: la Tap. La costruzione di quest’opera non solo permetterebbe di avere più materia prima, ma anche di pagarla di meno. Proprio come disse nel 2013 l’allora presidente del consiglio Enrico Letta: “Sono qui proprio per porre le basi del nuovo gasdotto Tap che consentirà una diversificazione delle fonti energetiche ed un risparmio per le bollette delle famiglie e delle imprese che pagano oggi i costi più cari in Europa”.

Mettiamo il caso che non ci sia un effettivo guadagno in bolletta ed ipotizziamo il caso in cui l’Italia decidesse di uscire dal progetto; ci sarebbero conseguenze economiche per il Paese? La risposta è sì. La Socar (ente energetico azero) e la Bp stimano un danno complessivo valutabile tra i 45 e i 70 miliardi di euro. Danni talmente elevati da far sbottare il presidente dell’Azerbaijan Iham Aliyev che poco tempo fa dichiara: “Se non siete più interessati, comunicateci le vostre soluzioni perché ci sono soluzioni alternative, pagherete le penali e potrete uscire dal progetto”.

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Il Presidente dell’Azerbaijan Iham Aliyev

Quanto invece costerebbe se il governo portasse a termine l’opera? Secondo il consorzio che ha in costruzione il gasdotto, basterebbero 4,5 miliardi di euro. La differenza è abissale.

Ora ipotizziamo che l’Italia si possa permettere di pagare le sanzioni ed uscire la progetto. Le fonti di approvvigionamento di gas arrivano principalmente dall’Asia, in particolare dalla Russia ed Azerbaijan. Sappiamo benissimo che il governo russo potrebbe tagliare i rifornimenti. In tal caso, le aziende italiane – ricordiamo che sono basate principalmente sullo sfruttamento del gas naturale – si troverebbero praticamente senza energia. La costruzione della Tap permetterebbe di ovviare in qualche modo a delle problematiche geopolitiche possibili e assolutamente non improbabili.

Pensiamo invece ora ad uno dei maggiori punti critici dell’opera su cui i detrattori stanno facendo leva: l’impatto ambientale e paesaggistico. La zona più toccata dalla Tap nel sud Italia è quella del leccese: terra di meravigliosi mari. Però ovviamente il progetto è stato studiato appositamente per poter avere il minor impatto possibile sul territorio, tanto più che ci sono leggi ad hoc che vanno e devono essere rispettate.

Ci manca un’altra conclusiva fetta di persone che non vogliono il gasdotto; cioè quelli che sostengono che l’energia portata dal gasdotto sarebbe sostituibile con quella prodotta da fonti rinnovabili, come eolica, solare, etc.

Proviamo a dare una risposta più pragmatica possibile. L’energia verde ha diversi difetti:

  • Non è estesa sul tutto il territorio,
  • Non è efficiente – almeno per il momento – quanto lo sfruttamento di materie prime fossili,
  • Le tecnologie che abbiamo oggi non ci permetterebbero di risolvere i problemi energetici del nostro Paese,
  • Non ci sono veri e propri piani di finanziamento (o sono molto irrisori rispetto al dovuto) per l’incentivazione alla costruzione e all’installazione di pannelli solari e simili.

Come appare estremamente evidente, la Tap sarebbe un’opera fondamentale per l’approvvigionamento di energia per l’Italia, soprattutto per una nazione come la nostra che importa circa il 77% del suo fabbisogno energetico da Paesi esteri con un enorme incremento dei costi.

Un’opera necessaria bloccata da presupposti resi sbagliati.

 

FONTI:
Il Sole 24 Ore
Socar
Bp

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