Wanderlust: un viaggio nelle zone d’ombra della psiche

Fra le serie televisive più interessanti rilasciate da Netflix c’è Wanderlust, uno show britannico prodotto in collaborazione con la BBC One (la serie è stata trasmessa dal canale inglese a partire dal 4 settembre, per poi sbarcare sulla piattaforma streaming il 19 ottobre).

La protagonista è Joy, una psicoterapeuta sposata con tre figli adulti interpretata da Toni Collette (About a boy, Little Miss Sunshine). Dopo un incidente in bicicletta che le ha causato gravi problemi all’anca, la donna fatica a riprendere la sua vita sessuale con il marito Alan (Steven Mackintosh), insegnante, un uomo molto pragmatico e razionale. I due sono sposati da vent’anni e continuano ad amarsi e stimarsi molto, ma la passione fra loro sembra essere del tutto scomparsa.


Nemmeno a farlo apposta, entrambi commettono adulterio (quasi contemporaneamente). Ma, avendo un rapporto molto schietto e aperto, se lo confessano immediatamente. Niente scenate di gelosia, pianti o tragedie: anzi, marito e moglie riflettono lucidamente su ciò che è successo e decidono di comune accordo di provare ad avere una relazione aperta, continuando a frequentare altre persone (limitandosi, con queste, ad avere solamente rapporti sessuali). Questa soluzione sembra miracolosamente far rinascere il desiderio sessuale fra i due coniugi.

Ma, come quasi sempre accade in queste situazioni, Joy e Alan si rendono presto conto che mantenere in piedi un matrimonio in questo modo non è affatto semplice. Innanzitutto ci sono i loro tre figli: la maggiore vede per caso la madre in un club con un altro uomo e non la prende bene. Il figlio minore, un adolescente alle prese con le prime esperienze amorose e sessuali, nel venire a sapere dell’accordo tra i suoi genitori scoppia letteralmente in lacrime, preoccupato che la sua famiglia possa distruggersi. A prenderla meglio è la figlia di mezzo, una ragazza molto pacifica e riflessiva.


Tutto si complica ulteriormente quando Alan comincia a provare qualcosa per la sua amante, la collega Claire, passando da un piano esclusivamente sessuale ad uno sentimentale. Tuttavia Joy non è da meno: anche lei si ritrova invischiata in qualcosa di emotivamente “pericoloso” quando spunta fuori una persona dal suo passato.

È proprio questa la chiave dell’intera storia: il passato di Joy. La terapeuta si porta dentro delle questioni irrisolte che hanno a che fare con dei lutti, questioni che non ha mai affrontato né superato del tutto. Pare paradossale, essendo lei una psicologa, ciò in realtà non è affatto così assurdo: dedicarsi ad aiutare gli altri, cercare di sbrogliare le loro matasse psicologiche e di far loro superare crisi e traumi, è sicuramente uno dei migliori modi per evitare di concentrarsi su se stessi.

La serie si chiama Wanderlust e i titoli di testa specificano il significato di questo termine: “strong longing for or impulse toward wandering”, tradotto “irrefrenabile impulso verso l’ignoto”. Per Joy quell’impulso si dirige verso l’esperienza sessuale, l’appagamento dato dall’orgasmo, il desiderio irresistibile di lasciarsi andare totalmente sconfinando appunto nell’ignoto, un ignoto che riesce a farle dimenticare ciò che nella sua vita l’ha più segnata e che fatica a digerire.

Eros e thanatos, ossia la spinta alla vita e la spinta alla morte, nonché il complicato intreccio fra esse: sono queste le colonne portanti della serie. Segnalo in particolare l’episodio quinto, il penultimo, che è una vera perla: aiutata dalla sua psicoterapeuta (si sa, ogni psicanalista deve obbligatoriamente fare a sua volta psicoterapia) Joy raschia, molto dolorosamente, il fondo della sua psiche, alla ricerca dell’origine dei suoi blocchi emotivi. È una puntata che riesce a sconvolgere emotivamente lo spettatore, tenendolo incollato allo schermo e mettendolo nei panni della protagonista. Un plauso alla bravura di Toni Collette.


Che si creda o meno nell’efficacia della psicanalisi, Wanderlust resta a mio avviso una serie estremamente intrigante e coinvolgente, un viaggio nelle zone d’ombra della psiche.

Sull’Autore

Classe 1987. Sono nata e vivo a Gorizia, ho conseguito la laurea magistrale in Filosofia presso l’Università degli Studi di Trieste nel 2015. Collaboro con le riviste “Charta sporca” (per la quale scrivo recensioni di film e articoli su tematiche filosofiche), “Friuli Sera” (dove analizzo opere di Street Poetry e Street Art nella rubrica “Poesia di strada”) e con “La Chiave di Sophia”. In passato ho scritto per due quotidiani locali, “Il Piccolo” e “Il Messaggero Veneto” di Gorizia. A maggio 2017 la casa editrice Historica ha pubblicato il mio racconto “Imago” nell’antologia “Racconti friulani-giuliani” e di recente è stato pubblicato un mio saggio su “Esercizi filosofici”. Le mie passioni sono la scrittura, la filosofia, il cinema, i libri e l’insegnamento.

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