La gravità delle parole di Matteo Salvini in Russia

Matteo Salvini in questi giorni è andato in Russia e, tra accuse e frecciatine, il suo intervento presso l’Assemblea Generale di Confindustria Russia è stato più grave di quel che sembri.

Matteo Salvini, Vicepresidente del Consiglio, Ministro dell’Interno e segretario della Lega, in questi giorni è stato ospite dell’Assemblea generale di Confindustria Russia mentre si trovava a effettuare una visita a Mosca. Nel corso del suo intervento all’Assemblea ha fatto delle affermazioni e ha preso delle posizioni molto nette e discutibili poiché, non solo erano molto diverse da quelle della maggioranza dei suoi omologhi europei, ma riguardavano la politica estera europea, le sanzioni verso la Russia, i rapporti tra Italia, Europa e Russia, ma anche delle frecciatine positive all’operato di Vladimir Putin nel corso di questi anni.

Matteo Salvini non è nuovo a questo genere di esternazioni: nel 2014, per esempio, aveva criticato aspramente le sanzioni economiche decise dall’Unione Europea ai danni della Russia, dopo che quest’ultima aveva invaso militarmente la Crimea e all’epoca il suo partito aveva firmato un accordo di collaborazione con Russia Unita, il partito di Vladimir Putin. Ovviamente questa visione non è cambiata nemmeno a distanza di quattro anni e ha continuato a ritenerle ingiuste e dannose sia per la Russia che per l’Italia.

Solo che questa volta Matteo Salvini non è più soltanto il capo di un partito politico, ma rappresenta un’alta carica del Governo italiano e quindi rappresenta il Governo di uno dei principali Paesi europei. Questo, però, non ha fermato lo sproloquio di Salvini che è andato ben oltre quello che ci si aspetterebbe da un rappresentante di Governo affermando, ad esempio, che lui non crede nella colpevolezza della Russia per quanto riguarda il tentativo di uccisione dell’ex spia russa Sergei Skripal e ha accusato esplicitamente l’Ucraina di voler iniziare una sorta di guerra di religione contro la Russia, nonostante siano ormai anni che l’Ucraina accetta inerme attacchi di soldati e artiglieria russa nel suo confine orientale.

Cerchiamo quindi di analizzare nel dettaglio le parole di Matteo Salvini che, passate stranamente in sordina, sono più gravi quanto possano sembrare. Si parte dal nuovo attacco verso le sanzioni economiche internazionali decise nei confronti della Russia. Prima di analizzare le parole del ministro, è importante capire il perché di queste sensazioni.
Le sanzioni contro la Russia sono delle misure restrittive decise dall’Unione europea nei confronti di Mosca come risposta all’invasione militare della Crimea e alla deliberata destabilizzazione dell’Ucraina. L’Ue impone diversi tipi di misure restrittive, misure diplomatiche, individuali ed economiche. Dal 2014 il vertice Ue-Russia è stato annullato e gli Stati membri dell’Ue hanno deciso di non tenere vertici bilaterali regolari, se non in rare eccezioni come nel caso dell’Italia. Sono stati sospesi i colloqui bilaterali con la Russia sui visti e sul nuovo accordo UE-Russia. Al posto del vertice del G8 a Sochi, il 4 e 5 giugno 2014 si è tenuta a Bruxelles una riunione del G7. Da quel momento tutti gli incontri e le riunioni continuano nell’ambito del G7. I Paesi dell’Ue hanno inoltre appoggiato la sospensione dei negoziati relativi all’adesione della Russia all’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economici (OCSE) e all’Agenzia Internazionale per l’Energia (AIE).

A seguito delle sanzioni, 150 persone e 38 entità sono soggette al congelamento dei beni e al divieto di viaggio in quanto le loro azioni hanno compromesso l’integrità territoriale, la sovranità e l’indipendenza dell’Ucraina. Per quanto riguarda le sanzioni economiche, l’Unione europea ha imposto sanzioni riguardanti gli scambi con la Russia in settori economici specifici annullando, di fatto, gli accordi di Minsk. Salvini, in barba a tutto questo, non solo è andato più volte in Russia, ma nel suo ultimo viaggio ha sostenuto che le sanzioni economiche internazionali siano state decise solo per ragioni di business e non per punire politicamente la Russia per i danni arrecati a Crimea e Ucraina e ha inoltre lasciato intendere che alcuni Paesi, come la Francia, stiano in qualche modo provando ad aggirarle, mentre l’Italia è costretta a osservarle: “Qualcuno si sanziona con le sanzioni, qualcuno gode delle sanzioni e ogni riferimento alla Francia è puramente casuale” ha affermato.

Non è finita qui, dopo gli applausi del pubblico, composto anche molti imprenditori italiani che lavorano in Russia, Salvini ha rilanciato la classica bomba smentita da diverse analisi e studi per cui le sanzioni stanno danneggiando l’economia italiana. È giusto analizzare anche questo punto con dati oggettivi e privi di qualsiasi populismo. L’andamento delle esportazioni italiane verso la Federazione Russa si può verificare facilmente nel database Eurostat. Nel 2013, un anno prima che scoppiasse la crisi in Ucraina e fossero stabilite, a marzo 2014, le prime sanzioni economiche contro Mosca, il totale delle esportazioni italiane verso la Russia ammontava a 10,771 miliardi di euro.

Negli anni successivi, mentre le sanzioni si sono via via aggravate e c’è stata la vendetta russa, il totale è in effetti calato: a 9,502 miliardi nel 2014, a 7,093 miliardi nel 2015 e a 6,690 miliardi nel 2016. Il 2017, senza alcuna eliminazione o alleggerimento delle sanzioni, ha visto invece una significativa crescita del nostro export verso la Russia, tornato ai livelli pre-2015 con un totale di 7,985 miliardi di euro.
Salvini, quando parla, si riferisce a una stima di 10 miliardi di perdita riferitagli dalla Coldiretti, ma la stima di quest’ultima non è mai stata specificata e potrebbe riferirsi alla somma di quanto ogni anno, dopo l’introduzione delle sanzioni, è mancato per arrivare alla cifra record del 2013: si tratta di 1,269 miliardi nel 2014, 3,678 miliardi nel 2015, 4,081 miliardi nel 2016. Il totale arriva a poco più di 9 miliardi e, considerato che Coldiretti non aveva ancora i dati del 2017, la cifra di 10 miliardi potrebbe derivare da una previsione di crescita dell’export anche superiore alla prestazione del 2013.

Sono però calcoli poco affidabili per determinare il reale impatto delle sanzioni, perché vi sono vari fattori che intervengono negli scambi economici tra due Paesi tanto è vero che nel 2017, nonostante le sanzioni, vi è stata una sostanziale crescita. Tra l’altro il settore agro-alimentare interessato dalla Coldiretti, il più colpito dalle contro-sanzioni russe, rappresenta solo una piccola parte del totale. Nel 2013, secondo i dati della Camera di Commercio di Torino, le esportazioni italiane nel settore ammontavano a 1,07 miliardi di euro. Nel 2017, secondo una nota di gennaio 2018 della stessa Coldiretti, sono scese a poco più di mezzo miliardo. Non un azzeramento ma un dimezzamento. Quindi oltre alla sanzioni, da cosa può dipendere l’andamento delle relazioni commerciali tra Italia e Russia?

In primis proprio l’andamento economico della Russia. Quest’ultima ha avuto una fase di forte crescita economica tra il 2010 e il 2012 rallentando però nel 2013 e soprattutto nel 2014. Nel 2015 era già entrata in recessione con una diminuzione del Pil del 2,83%, confermata anche nel 2016 con una decrescita dello 0,22%. Nel 2017, anno in cui vi è stato l’aumento di export italiano verso la Russia, il Pil di Mosca è cresciuto dell’1,86%. Altro motivo per cui le sanzioni hanno avuto poco impatto sull’economia russa. Infine non dimentichiamoci che un altro importante protagonista è il petrolio. L‘economia russa si basa principalmente sull’esportazione di gas e petrolio, tanto che se il valore del petrolio scende, l’economia russa va peggio.

Il Carnegie Moscow Center nel 2015 ha stimato che circa il 70% del Pil russo dipende unicamente, direttamente e indirettamente, dal petrolio. Quindi vediamo come è andato l’andamento del petrolio negli ultimi anni. Secondo il database dell’Opec, il prezzo medio del greggio (Oil Baket Price), dopo la crisi del 2009 quando scese sotto i 40 dollari al barile, che costò alla Russia un calo del Pil del 7,8%, è risalito costantemente negli anni 2010-2013. Dal 2014, quando il Pil russo iniziò a rallentare, il prezzo del petrolio era sceso verso i 50 dollari al barile arrivando fino al minimo di 20 dollari al barile del 2016. Solo nel 2017 si arrivò a una salita che raggiunse i 65 dollari al barile. Altro segno che le sanzioni europee verso la Russia hanno avuto veramente poco impatto.

Il vicepremier ha poi cambiato discorso e ha accusato l’Europa di aver voluto costruire l’idea che la Russia fosse un nemico comune e ha citato le indagini sul caso Skripal che vedono la Russia come quasi certa responsabile. Qui ha accusato l’Europa di essere falsa: “Se commerci, lavori, importi o esporti con la Russia sei uno dei peggior delinquenti sulla faccia della terra perché sicuramente il tuo contributo economico andrà ad acquistare boccette di un improbabile veleno usato da altre improbabili spie russe che vanno in giro per l’Europa ad avvelenare persone a caso, facendosi pure prendere, e quindi evidentemente in questa narrazione c’è qualcosa che non mi convince.”

Il caso Skripal è molto complesso nella pratica, ma semplice nella sostanza: Sergej Viktorovič Skripal’ è un ex agente segreto sovietico naturalizzato britannico dell’intelligence militare, ex-collaboratore del GRU, e colonnello. Nel 2006 è stato condannato dalla Russia per alto tradimento a seguito di attività di spionaggio a favore dei servizi segreti britannici ed è stato privato del grado militare. Dal 2010, dopo aver ottenuto l’indulto ed essere stato incluso nello scambio di spie tra Russia e USA, vive nel Regno Unito, dove ha ottenuto la cittadinanza britannica.

Il 4 marzo del 2018 a Salisbury, Skripal e la figlia Julija sono stati vittime di avvelenamento doloso da gas nervino, con una sostanza detta Novičok. Questo è molto importante poiché, non solo la Russia non è nuova in questo genere di azioni, ma il Novičok fa parte di una serie di agenti nervini prodotti in Unione Sovietica tra il 1970 e il 1993, ritenuti i più letali agenti nervini mai realizzati, con alcune varianti che sono da 3 a 10 volte più potenti del VX, anche se non è mai stato provato scientificamente. Sono agenti nervini di quarta generazione e fanno parte del programma sovietico Foliant, riguardante la creazione di nuovi insetticidi e agenti nervini nei laboratori di Mosca e Shikhany, nell’odierna Federazione Russa. Insomma, non vengono prodotti in nessuna altra parte del mondo se non in Russia.

Salvini ha poi continuato affermando che “i problemi si risolvono al tavolo, non con i carri armati sui confini” lasciando intendere che i carri armati siano quelli dell’Unione Europea quando, oltre a non avere una forza militare comunitaria, è stata proprio la Russia a decidere di invadere l’Ucraina e la Crimea militarmente. Poco prima, inoltre, Salvini aveva detto “io qua mi sento a casa mia, in alcuni Paesi europei no. Io qua mi sento sicuro come a casa mia” e all’inizio del suo intervento aveva paragonato l’invasione della Crimea da parte della Russia all’occupazione turca a Cipro e ha detto che è ipocrita da parte dell’Unione Europea chiedere alla Turchia di diventarne un membro, cosa che comunque non è più all’ordine del giorno da più di un anno, e imporre invece sanzioni alla Russia.

Ha poi lanciato altre due bombicine: la prima deridendo l’Europa e gli Stati Uniti che credono che la Russia voglia sbilanciare le democrazie occidentali con l’uso di hacker informatici, quando di fatto sono stati scovati in flagranza di reato degli hacker in Olanda e la seconda dispiacendosi “da papà” e “da vicepresidente del Consiglio” dell’attentato avvenuto in Crimea qualche giorno fa che è costato la vita ad almeno venti persone e ferendone una cinquantina. Per quest’ultimo punto ha quindi glissato totalmente le sanzioni internazionali e ha di fatto legittimato e riconosciuto la Crimea come stato facente parte della Federazione Russa nonostante quest’ultima l’abbia invasa militarmente nel 2014.

Poi ha concluso il discorso mostrando molto fastidio per l’ipotesi che l’Unione europea possa rigettare la manovra di governo italiano, ha difeso le sue politiche di gestione dell’immigrazione e ha inspiegabilmente detto di sperare che l’Italia rimanga all’interno dell’Unione, aggiungendo che vorrebbe in futuro l’ingresso di più Paesi Balcanici e che la Russia sia più europea di loro. Insomma, a tutti gli effetti non solo il nostro vicepremier e ministro dell’Interno è andato contro le decisioni dell’Unione Europea, non solo ha accusato e deriso alleati economici, militari e governativi, ma si è rivelato anche fortemente filo-russo legittimando tutti disastri commessi dalla Russia in questi anni e accusati dall’intera comunità internazionale.
Il buongiorno si vede dal mattino.

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