La fine di Google Plus

Google è solo l’ultimo dei giganti tecnologici ad ammettere la violazione di dati appartenenti a migliaia di utenti, dopo che un bug nelle API di Google+ potrebbe aver consentito a sviluppatori di app di terze parti di accedere e raccogliere i dati di oltre 500mila utenti.

Cosa è successo esattamente?

Lo scorso marzo il team di Google ha scoperto un bug in una delle API di Google+ a causa del quale app di terze parti collegate a Google+ avrebbero avuto libero accesso a dati non contrassegnati come “pubblici” di oltre 500mila utenti .
Nel piano Project Strobe di Google si fa riferimento a dati quali: nome, email, indirizzo, lavoro, genere ed età degli utenti.
Il gigante della tecnologia afferma tuttavia che dati diversi da quelli citati pubblicati o connessi a Google+ o altri servizi, come post di Google+, messaggi, dati dell’account Google, numeri di telefono o contenuti di G Suite non hanno subito alcuna violazione.

Google non sarebbe tuttavia in grado di confermare quali utenti abbiano subito la violazione a causa del bug poiché i dati del login dell’API sono conservati per sole due settimane.
A seguito di ulteriori analisi condotte da Google i profili potenzialmente interessati dal bug sarebbero più di 500mila.

Perché Google non ne ha parlato subito?

Secondo quanto riportato da il Wall Street Journal, Google non ha dichiarato il bug e le possibili conseguenze per evitare la gogna pubblica che ha attraversato Facebook e lo stesso Mark Zuckerberg. Google precisa che la rivelazione di tale falla avrebbe portato l’azienda “al centro dell’attenzione accanto a Facebook, o addirittura al suo posto, coinvolgendo il CEO della compagnia, Sundar Pichai”.

WSJ_Googleplus

Google ha risolto il problema?

Nel marzo 2018, il problema tecnico è stato risolto non appena scoperto dagli investigatori interni. Non si può dire lo stesso però del calo progressivo della fiducia generale degli utenti nei confronti di Google, in un momento storico in cui tutte le grandi aziende tecnologiche sono già sotto esame da parte di autorità di regolamentazione e utenti.

Come stanno reagendo i governi?

USA e UE hanno dato il via alle indagini sul furto dei dati che ha messo a rischio mezzo milione di account di utenti Google e costretto la società ad annunciare la chiusura del social network.
Secondo Reuters, l’Authority irlandese per la privacy chiederà maggiori informazioni a Google. “La Data Protection Commission non era al corrente di questo problema e ora ha necessità di comprendere meglio i dettagli di questo furto inclusa la natura, il rischio per gli utenti, chiederemo informazioni alla società”.

Ad esaminare la violazione anche il garante privacy della Germania, nonché due Stati Uniti.
“Stiamo cercando di capire la natura e la causa dell’intrusione, se sono state esposte informazioni sensibili e quali misure sono state adottate o richieste per prevenire simili intrusioni in futuro“, ha spiegato Jaclyn Severance, portavoce del procuratore generale del Connecticut, George Jepsen. Anche il procuratore di New York sta esaminando il caso.

Ma quindi, la causa della chiusura di Google+ è il bug o si tratta di un pretesto per mettere fine a un social che non ha mai spiccato il volo?

In realtà, così come si legge nel progetto Project Strobe di Google, Google+ sarà chiuso solo per il pubblico privato, rimanendo invece al servizio di grandi realtà aziendali e anzi implementando funzionalità correlate all’obiettivo.

A voi le conclusioni!

Sull’Autore

Social Media Manager e Copywriter, amo scrivere e non mi stanco mai di conoscere e di mettermi alla prova. Da grande mi immagino al fianco di Kylo Ren al governo della galassia.

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