Jair Bolsonaro e il movimento Ele Não

In queste ore in Brasile si vota per eleggere il nuovo presidente. I seggi si sono aperti in un clima di tensione dopo quella che è stata una campagna elettorale a dir poco polarizzata. Solo un mese fa uno dei candidati elettorali, Jair Bolsonaro, è stato vittima di un tentato omicidio, proteste di massa hanno scosso il paese, e un altro dei candidati, l’ex presidente Luiz Inácio Lula da Silva, che prima aveva deciso di fare campagna elettorale dalla sua cella, ha poi abbandonato completamente la corsa per lasciare il posto all’attuale candidato Fernando Haddad, alla guida del Partito dei Lavoratori (PT). Il sopra citato Bolsonaro con il Partito Social Liberale (PSL), in questo momento è dato come favorito nella corsa. Seguono ad Haddad, Ciro Gomes per il Partito Lavoratori Democratici (PDT), Geraldo Alckmin per il Partito Social Democratico (PSDB) e Marina Silva per i Verdi (REDE).

Fernando Haddad (PT). credits to Leo Correa/AP Photo

Tuttavia, colui che ha catturato l’interesse dei media mondiali e ha sollevato non poche proteste a livello sociale è proprio Bolsonaro. E’ stato descritto come un incrocio fra Donald Trump e Rodrigo Duterte, presidente delle Filippine. Per il primo ha espresso più volte la propria ammirazione, mentre il secondo, che sta conducendo una campagna sanguinosa contro i cartelli della droga e tossicodipendenti, lo ha ispirato per la sua politica del “pugno di ferro” contro la criminalità, promettendo di concedere ancora più potere alla polizia. Durante un’intervista al programma Jornal Nacional ha dichiarato “i criminali non dovrebbero essere trattati come esseri umani“. Nella sua lista personale di “uomini a cui ispirarsi” compare anche il generale cileno Augusto Pinochet, non stupisce quindi che Bolsonaro sia un ammiratore dei 21 anni di dittatura militare del Brasile.

Jair Bolsonaro (PSL), credits to Getty Images

Non sono solo le sue simpatie a polarizzare l’opinione pubblica. Il suo approccio misogino ha mobilitato donne e uomini in tutto il Brasile sotto lo slogan, diventato hashtag, Ele Não (Lui No). Nel 2003, era stato ripreso da una telecamera mentre diceva alla parlamentare Maria do Rosário,non ti stuprerei mai perché non te lo meriti“. Ha inoltre dichiarato che il femminicidio è un “mito“, e che le donne dovrebbero guadagnare meno degli uomini perché rimangono incinte. Questo commento è particolarmente illuminante rispetto alla cultura marianista latinoamericana.  Quando gli è stato chiesto come reagirebbe se suo figlio decidesse di sposare una donna nera, la sua risposta è prontamente stata, “questo non potrebbe mai succedere perchè i miei figli hanno ricevuto una buona educazione“. Il Brasile, come il resto del Sud America, ha una comunità nera particolarmente forte, frutto del suo passato coloniale e di secoli di tratta schiavista. Il 43.1% della popolazione in Brasile è nera, nonostante ciò, il razzismo e la divisione sociale in base alla pigmentazione della pelle, sono problematiche tutt’ora molto sentite.

 

Credits to Nacho Doce/Reuters

Lo slogan Ele Não è stato lanciato dal gruppo Facebook Mulheres Unidas Contra Bolsonaro, (Donne Unite Contro Bolsonaro), fondato dalla pubblicitaria Ludimilla Teixeira. Questa piattaforma pensata per coordinare le proteste nel paese è stata lanciata il 30 agosto 2018 e in meno di 24 ore aveva già accumulato 600.000 sostenitori. Il gruppo è stato etichettato dal figlio di Bolsonaro, Eduardo, come “fake news“, e ha subito diversi attacchi da hacker che lo hanno tramutato in un gruppo di supporto al candidato. Texeira si è dichiarata particolarmente preoccupata per le posizioni drastiche che Bolsonaro ha preso in materia di aborto e uguaglianza. “[Come gruppo] non siamo contro Bolsonaro in quanto uomo, ripudiamo l’attacco che ha subito. Ma non possiamo permettere che qualcuno con posizioni così anti-democratiche sui diritti delle donne abbia il lavoro più importante del Brasile.” Nei mesi prima delle elezioni si è parlato molto della discrepanza di voto che c’era tra l’elettorato maschile e quello femminile di Bolsonaro . Addirittura i sondaggi riportavano che il 49% delle donne era contrario alla sua candidatura. Questo non ha impedito però che ieri, domenica 7 ottobre 2018, Bolsonaro passasse il primo turno delle elezioni con un buon 45%. Gli mancavano una manciata di voti per passare senza andare al balottaggio. Il secondo voto si terrà il 28 ottobre, il popolo brasiliano dovrà decidere tra Bolsonaro e Fernando Haddad, passato a questo turno con 29.3% dei voti.

Credits to ilustratic

Prima di passare alle conclusioni vorrei fare una lista di frasi collegate a Bolsonero che potrebbero risuonare familiari: fake news, fermiamo l’invasione dei criminali, politica anti-sistema, meno potere alle donne. Retorica squisitamente trumpista. O “salviniana”. O di un qualsiasi altro politico dell’ultra-destra populista. La parabola dell’ascesa di Bolsonaro ha molto in comune a quella del suo collega statunitense o italiano. Tutti loro venivano additati e derisi all’inizio della loro corsa politica, perchè era semplicemente impensabile immaginarli in posizioni di potere. Tutti loro hanno riconosciuto la potenzialità dei social media e li hanno saputi sfruttare, sempre tra la derisione della “sinistra”. Infine, tutti loro si sono infilati fra le maglie di un malcontento generale, un disinnamoramento politico e una sfiducia crescente nelle istutizioni, nonchè la totale assenza di una sinistra votabile, proiettando la figura di un leader forte e carismatico. L’alternativa che ci vuole per sistemare questo paese.

Quando Bolsonero vincerà, perchè non c’è dubbio che vincerà, il Brasile si allineerà a una tendenza politica ormai molto familiare. Ridurre la sua elezione a una copia carbone della politica americo-europea, sarebbe tuttavia un grave errore, sopratutto per quello che riguarda il presente e il futuro delle donne brasiliane. Le donne latinoamericane nel corso della loro storia personale di emancipazione hanno sviluppato un loro modo unico di definire i ruoli, che trascende le rigide barriere di separazione tra vita privata e pubblica. Ele Não non esprime solo disaccordo con un politico in particolare, prende dentro anche le problematiche delle donne indigene e delle donne nere, delle lavoratrici e delle madri, legandosi a un discorso sociale profondo che va a toccare la religione, la politica e tutti quegli aspetti dove le donne devono sottostare a una divisione binaria che le definisce esclusivamente come mogli e madri. Il Sud America e il Brasile hanno una storia di repressione politica molto forte, intervallata da rivoluzioni, principalmente proletarie. Forse l’era Bolsonaro sarà controbilanciata da un’insorgenza femminile.

Sull’Autore

Scrivo da quando non sapevo leggere e inventavo scarabocchi sui fogli. Crescendo mi sono sempre affidata alle parole cartacee trovandole spesso più efficaci di quelle solo dette. Studio scienze politiche internazionali in Galles ma ho il cuore a Bologna. Viaggio per curiosità e per avventura perchè mi piace raccontare le storie del mondo. Niente batterà mai un piatto di tortellini.

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