La sostenibile leggerezza del leggere: elogio alla letteratura leggera.

Mi rivolgo soprattutto ai bibliofili, ossia a coloro che – come la sottoscritta – amano leggere, comprare e possedere libri, sentirne l’odore, toccarli, sfogliarli, portarsene sempre uno nella borsa, lasciarsi andare nel tempo libero a indigestioni di letture ma anche leggiucchiare quando si hanno pochi minuti a disposizione. Spero tuttavia di avvicinarmi, con questo mio pezzo, anche a chi non ama particolarmente leggere o a chi legge sporadicamente (a prescindere dai motivi).

Di recente in un gruppo su Facebook di cui faccio parte, “Leggo letteratura contemporanea”, qualcuno aveva tessuto le lodi di una scrittrice di romanzi cosiddetti leggeri, Sophie Kinsella. Mi sono molto ritrovata in questo post, tanto da decidere di scrivere una riflessione in merito. L’estimatrice della Kinsella scriveva che in alcuni momenti della sua vita leggere i suoi romanzi è stato come prendere una boccata d’aria, o meglio – direi io – farsi travolgere da una ventata di leggerezza, che a volte è davvero necessaria.

Sono una lettrice onnivora: leggo davvero un po’ di tutto. Sembra sempre una frasetta banale, quel “un po’ di tutto” detto quando qualcuno ci chiede quali sono i nostri gusti musicali, cinematografici o letterari. Eppure, oltre al fatto che nel mio caso “un po’ di tutto” corrisponde a una risposta veritiera, sono convinta che la varietà faccia bene quasi in tutti gli ambiti della nostra esistenza, soprattutto in letteratura.

Personalmente spazio tra autori italiani contemporanei e stranieri, grandi classici inglesi, russi, francesi e tedeschi, filosofia, psicologia, poesia, raccolte di racconti, fantascienza, letteratura giapponese contemporanea… insomma: tanti generi. E, fra tutta questa grande mole di letture, ci sono anche alcuni romanzi della Kinsella. Ho particolarmente amato anche la trilogia di Jojo Moyes (Io prima di te dal quale è stato tratto un film con la khaleesi Emilia Clarke, Dopo di te e Sono sempre io, uscito quest’anno) e, anni addietro, i tre romanzi della serie Il diario di Bridget Jones di Helen Fielding.

Questo particolare genere – definito Romance o “letteratura al femminile” – viene da molti bollato come produzione letteraria da strapazzo, troppo sciocca o addirittura “spazzatura”, senza validi contenuti e adatta solo a persone sempliciotte, con poca sostanza o profondità intellettuale.
E invece no, dico io.

Chiaramente questo tipo di romanzi possono semplicemente non piacere – ed è ovviamente legittimo, perché resta il fatto che de gustibus non est disputandum. Ma sento il bisogno di dire che, seppure sia vero che fanno parte di un filone letterario leggero, comunicano pur sempre qualcosa e suscitano emozioni positive. Ho trovato molto rilassante leggerli, specie in periodi in cui mi sentivo molto sotto pressione sul fronte lavorativo/di studio/personale.

La serie de Il diario di Bridget Jones mi ha fatta letteralmente morire dal ridere, tanto che durante i miei bui periodi depressivi adolescenziali spesso rileggevo alcuni estratti del primo e del secondo libro proprio per farmi una sana risata. Crescendo ho empatizzato molto con l’ironica e sfigata Bridget, in lotta con la bilancia, con le troppe sigarette fumate una dopo l’altra, i cocktails in eccesso e la difficoltà a scegliere un uomo magari un po’ meno “da montagne russe” ma sicuramente più giusto per lei, con il quale instaurare un rapporto stabile ma anche più profondamente passionale.

Ho amato anche Louisa Clark, la protagonista di Io prima di te e sequels, chiusa nella sua paura di vivere la vita per davvero, costretta in una routine e in una cittadina inglese che le stanno strette. E per la cronaca, per chi non avesse letto questo romanzo, va detto che la storia d’amore narrata non è affatto banalotta o infiocchettata di cliché. Anzi: nasconde cupezza, tragicità, risvolti inaspettati e amarezza. Negli altri due libri che seguono le vicende di Louisa, invece, la si può vedere evolvere, aprirsi al mondo – sempre con difficoltà e con una certa goffaggine che rendono il personaggio ancora più amabile.

Della Kinsella ho letto quasi tutta la serie I love shopping quando ero adolescente, quindi me ne ricordo poco (rammento solo che mi aveva divertita e svagata). Di recente ho però letto Ti ricordi di me? (romanzo un po’ più datato) che narra di una ragazza che a seguito di un incidente perde la memoria e si accorge che negli ultimi tre anni la sua vita è diventata meravigliosa ma solo all’apparenza. E poi La mia vita non proprio perfetta, dove la protagonista è la classica ragazza di campagna che abita e lavora nella grande metropoli come aveva sempre sognato, ma sopravvive in realtà a stento, infelice e insoddisfatta, finché capisce qual è la vita davvero perfetta per lei.

Certo: sono trame senza troppe pretese. Sì: a volte si ritrovano un paio di luoghi comuni. E no: non stiamo parlando certo di Alexandre Dumas o Philip Roth o Lev Tolstoj e dei loro indimenticabili e impareggiabili personaggi. E allora? – mi viene da chiedere.
Scopo della letteratura non è l’evasione? Leggendo non dovremmo farci trasportare in un altro mondo, vivendo la vita di qualcun altro, emozionandoci e appassionandoci? E dunque qual è il problema, se fra le nostre scelte di lettura figurano anche libri del genere, meno impegnati ma capaci di intrattenerci, farci riflettere, evadere e soprattutto ridere e sorridere?

Del resto, che diceva uno dei dieci diritti del lettore descritti da Daniel Pennac in Come un romanzo? «Abbiamo il diritto di leggere ciò che vogliamo, dal rosa al giallo, dal thriller allo storico, dai romanzi definibili con un genere ai romanzi non definibili. Nessuno ha il diritto, invece, di criticare le scelte di lettura delle altre persone».
Buona lettura, allora – qualsiasi essa sia!

Sull’Autore

Classe 1987. Sono nata e vivo a Gorizia, ho conseguito la laurea magistrale in Filosofia presso l’Università degli Studi di Trieste nel 2015. Collaboro con le riviste “Charta sporca” (per la quale scrivo recensioni di film e articoli su tematiche filosofiche), “Friuli Sera” (dove analizzo opere di Street Poetry e Street Art nella rubrica “Poesia di strada”) e con “La Chiave di Sophia”. In passato ho scritto per due quotidiani locali, “Il Piccolo” e “Il Messaggero Veneto” di Gorizia. A maggio 2017 la casa editrice Historica ha pubblicato il mio racconto “Imago” nell’antologia “Racconti friulani-giuliani” e di recente è stato pubblicato un mio saggio su “Esercizi filosofici”. Le mie passioni sono la scrittura, la filosofia, il cinema, i libri e l’insegnamento.

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