La corsa alle armi. I dati Censis sulla “sicurezza fai da te” in Italia.

“Se non difendi tu la tua famiglia, chi allora?”

A dirlo nel lontano 2002 , fu una signora in tuta mimetica con un fucile d’assalto che si sta esercitando in una sorta di poligono di tiro del Michigan,durante le riprese di “Bowling a Columbine” di Micheal Moore, il famoso documentario premio Oscar che rifletteva sull’uso e sull’abuso delle armi da fuoco negli Stati Uniti.

L’Italia non è certo l’America, la legislazione in tema di armi è totalmente diversa e i primi anni 2000 erano sicuramente altri tempi. Ma se pensiamo ai giorni nostri e al nostro paese, questa frase è, in sintesi, il concetto, sempre attuale, che soggiace al dilagante desiderio, approdato ormai anche in Italia, di possedere un’arma per difendere sé stessi e soprattutto i propri cari. In ciò che dice la madre del Michigan, è totalmente assente l’idea che la giustizia e lo Stato abbiano in carico la sicurezza dei propri cittadini: dentro le mura della mia casa la legge più importante è la mia.

                                                                                         Esercitazione in un poligono di tiro.

Oggi, in Italia si può notare , soprattutto negli ultimi anni,  che molti uomini delle istituzioni si siano dimostrati a favore di leggi più blande in materia di legittima difesa e di possesso di armi; ad esempio, l’attuale ministro della pubblica amministrazione, Giulia Bongiorno, in quota Lega, esordiva nel 2017: “Se sento qualcuno che entra a casa mia (…) io apro il fuoco” e  nel 2018, il Ministro dell’Interno, Matteo Salvini su Twitter: “ Una nuova legge che permetta la legittima difesa delle persone perbene nelle proprie case è una nostra priorità”.

La bandiera della legittima difesa, sventolata dalla coalizione di centro destra, durante l’ultima campagna elettorale, è diventata un punto del contratto del governo del cambiamento, fra Lega e Movimento Cinque Stelle, che prevede l’introduzione della presunzione della legittima difesa e il superamento della proporzionalità fra offesa e difesa, ovvero l’abbattimento di ciò che dice la legge oggi in vigore: una persona può “aprire il fuoco” solo se esiste, contro di lui, una reale e imminente minaccia armata.

La Lega Nord in favore della    legittima difesa.

L’esigenza di autodifesa, con il conseguente sentimento di insicurezza, è un bisogno sempre più crescente che è stato ben evidenziato dal primo rapporto Censis sulla filiera della sicurezza in Italia. Il 39% degli italiani è favorevole al superamento di alcune limitazioni relative alla difesa personale per ottenere “una sicurezza fai da te”. Il dato è aumentato negli ultimi tre anni, se si pensa che nel 2015 solo il 26% della popolazione era favorevole a norme meno stringenti. Le classi sociali più predisposte sono quelle meno istruite e anziane, con massimo la licenza media e con un’età al di sopra dei 65 anni.

Il bisogno di difendersi e di possedere un’arma segue, sorprendentemente, un binario opposto rispetto al numero dei reati che sono realmente avvenuti in Italia: nel 2017, è stato riscontrato un calo degli illeciti denunciati di circa il 10, 2% e nello specifico, una diminuzione delle rapine del 37, 6% e del 43, 9% degli omicidi. Ovviamente, le cifre e i dati, che mostrano un calo, danno poco sollievo a chi vive effettivamente nelle zone in cui i reati sono maggiormente concentrati, come dimostrato dal Censis che individua quattro zone in cui avviene il 30% dei crimini totali: Milano, Roma, Torino e Napoli.

I dati del Ministero dell’Interno sul numero dei reati fra il 2008 e il 2017

Nell’ultimo anno è stato registrato un aumento delle richieste per porto d’armi, attestando nel paese 1.398.920 licenze, il 13,8 % in più rispetto al 2016 e il 20,5% rispetto al 2014. Complessivamente, in base al numero di armi, sono circa quattro milioni gli italiani che ne posseggono una, previo l’ottenimento di una delle possibili licenze.

Questi anni, in base ai dati provenienti dal ministero dell’Interno, hanno visto una diminuzione delle richieste di licenze per difesa personale e un aumento delle licenze per uso sportivo e venatorio. Tuttavia, gli iscritti alle associazioni di caccia, nell’ultimo decennio, sono calati e risulta inspiegabile o perlomeno curioso l’aumento di armi per la pratica venatoria. Secondo l’Opal (Osservatorio Permanente sulle Armi Leggere) ciò è interpretabile come un modo per raggirare i limiti sul rilascio del porto d’armi per difesa personale, che risulta essere un iter molto più lungo e stringente rispetto a quello per i cacciatori.

                    Licenza di porto d’armi per uso caccia.

La loro detenzione non riguarda solo lo sport, un cittadino può avere tre armi comuni da sparo e un numero non definito di fucili da caccia. Pierluigi Biatta, sempre di Opal, commenta la situazione poco chiara in materia di autodifesa e di armi a L’Espresso sostenendo che: “Va studiata la possibilità di introdurre una specifica licenza per la difesa abitativa o dell’esercizio commerciale, utilizzando armi solo a scopo difensivo, come ad esempio il taser, dunque non letali, ma soprattutto intensificando i controlli sulle persone”.

La concentrazione dei reati ha fatto sì che metà della popolazione che vive nelle zone metropolitane, 50,8% (fonte: Censis), si senta insicuro, con un aumento del dato nelle sacche di disagio socio-culturale. L’assenza della percezione del calo reale dei reati fa considerare l’armarsi una possibile soluzione per affrontare un sentimento di insicurezza innescato anche dalla mancanza di politiche sociali, di integrazione e di lotta alla criminalità.

La paura poi fa il resto: il sentimento effettivo di insicurezza combinato con la macchina mediatica della propaganda, che ripropone in modo martellante notizie, vere o false che siano, di rapine, furti e sbarchi di migranti, alimenta la sensazione di essere circondati dal pericolo e di sentirsi inermi di fronte a cambiamenti sociali difficili da tematizzare. Perciò, se lo Stato non mi aiuta, chi difende i miei figli?

 

Fonti

Censis e FederSicurezza, “1° Rapporto sulla filiera della sicurezza in Italia”, Roma, 27 giugno, 2018.

Emanuele Coen, ” Paese a mano armata: la pericolosa corsa degli italiani verso pistole e fucili”, L’Espresso, 7 settembre 2018.

“Censis. Calano i reati, aumenta l’insicurezza. E un italiano su 3 vuole armi più facili”, Avvenire, 27 giugno 2018. 

 

 

Sull’Autore

Articoli Collegati