Khabib – McGregor, le MMA e il prezzo di troppo trash talk

Pubblicizzato come il più importante match della storia delle MMA, l’incontro combattutosi nella notte tra sabato 6 e domenica 7 ottobre tra l’ormai noto irlandese Conor McGregor e il daghestano Khabib Nurmagomedov, oltre ad aver infiammato gli animi dei fan dei due lottatori, ha finito per scatenare il caos tra i presenti alla T-Mobile Arena di Las Vegas.

E non ci riferiamo all’entusiasmo degli spettatori. Una mega rissa, scatenata dal vincitore Nurmagomedov, che subito dopo la vittoria si è scagliato contro un membro del team di McGregor. Il quale a sua volta è stato aggredito, alle spalle da due del team avversario.

E fin qua, si potrebbe concludere con l’unanime condanna del daghestano e della sua squadra, della quale tre membri sono stati arrestati per l’aggressione a McGregor (e poi rilasciati in quanto l’irlandese non ha sporto denuncia).

Però…

Ripercorriamo la vicenda.

Era da mesi che si vociferava di un possibile incontro tra i due.

Conor McGregor

Campione nella lotta in piedi, McGregor non entrava nell’ottagono da due anni, quando riuscì nell’impresa di sconfiggere Eddie Alvarez e conquistare il titolo dei pesi leggeri. Un record, in quanto l’irlandese era già detentore del titolo dei pesi piuma, sottratto nel 2015 a Josè Aldo con un sinistro che ha mandato al tappeto il campione brasiliano dopo appena tredici secondi di match.

Finché il titolo dei pesi piuma non gli è stato tolto nell’aprile 2017, non avendo per troppo tempo combattuto per difendere il titolo, ed essendosi dedicato alla preparazione per l’incontro (una mossa di marketing ben architettata) con il campione di boxe Floyd Mayweather.

E il daghestano Khabib? Una carriera stellare, ventisei vittorie di fila senza nessuna sconfitta, un passato da pluricampione di judo e sambo, detentore ufficiale del titolo dei pesi leggeri, assegnatogli dopo aver sconfitto Al Iaquinta ad aprile di quest’anno.

Khabib Nurmagomedov

Le premesse per scatenare la guerra ci sono. Soprattutto se si considera l’attitudine provocatoria ed arrogante di McGregor, bravo tanto a combattere quanto nel trash talking, che sfodera puntualmente alle conference press pre-gara, prendendo pesantemente di mira gli avversari.

Non sono provocazioni buttate lì per caso: già Muhammad Alì premeva psicologicamente gli avversari (in fondo, il trash talking l’ha inventato lui), e lo stesso fa l’irlandese. Qualcuno direbbe marketing, e avrebbe anche ragione: è così che The Notorious attira le attenzioni dei media, facendo alzare la posta ad ogni incontro che lo vede protagonista.

E la UFC, la divisione di MMA in cui combatte, ringrazia: con gli occhi dei media puntati addosso, è anche e soprattutto grazie a McGregor che le arti marziali miste hanno visto crescere il pubblico e i fan, con un notevole guadagno anche in termini di introiti economici.

E qui torniamo al però. Perché ieri notte ha combattuto un McGregor fuori forma, l’ultimo combattimento due anni fa. E si è visto quanto ciò abbia pesato. Forse per compensare la consapevolezza di non poter offrire lo spettacolo a cui i suoi fan sono abituati, che tra lui e Nurmagomedov nelle scorse settimane è scoppiato un incendio, causato dai pesanti attacchi dell’irlandese al padre, alla religione (Khabib è musulmano), al popolo e al manager del daghestano. Mai come questa volta, The Notorious era stato tanto cattivo e poco educato verso un avversario.

Questo senza citare un ulteriore episodio, risalente a quest’estate, in cui ha scagliato una transenna al bus in cui sedeva, insieme ad altri fighter, anche Nurmagomedov , ferendo ed impossibilitando a combattere altri due lottatori.

Oggi, per sua sfortuna, ha pagato due volte quanto commesso in precedenza: prima, sconfitto al quarto round da un Nurmagomedov in forma smagliante, che ha letteralmente dominato tutto l’incontro, concluso per sottomissione con un neck cranck; e poi per esser stato, forse, la causa indiretta della furia del daghestano, che ha poi scatenato la rissa avventandosi contro un membro del team avversario, il quale, a quanto pare, lo avrebbe insultato per tutta la durata dell’incontro.

Troppa tensione e nervi scoperti per un match già caldissimo di per sé.

McGregor non è mai stato un lottatore educato: oltre al trash talking e all’episodio del bus, altre ne ha combinate senza che il patron dell’UFC, Dana White, con il quale ha mostrato anche una mai velata complicità, prendesse provvedimenti nei suoi confronti.

E fanno riflettere, per arrivare al punto, le parole che Nurmagomedov ha rilasciato in conference press post combattimento. Dopo essersi scusato, e aver ammesso l’errore, ha sottolineato quanto le parole dell’irlandese fossero andate oltre lo sport, toccato la privacy e l’identità dell’avversario. Non mente, quando dice che il problema delle MMA, oggi, sono non tanto i lottatori o il pubblico, quanto i media e il bisogno di essi di trasformare tutto in spettacolo.

Cosa che il trash talk aiuta non poco.

Lo sanno bene Dana White, che lascia correre, e McGregor. Sanno bene che così facendo attirano l’attenzione e attirano guadagni. Come è successo anche per oggi. Rischi calcolati, che fanno parte dello showbiz, senza aver contato, però, la reazione del daghestano, che in verità ha sempre dimostrato tanto autocontrollo, umiltà e rispetto. Un episodio per lui eccezionale che ha rovinato quel che sarebbe stato un match perfetto.

Insomma, hanno fatto, letteralmente, arrabbiare la persona sbagliata. E rischia di pagarne, in termini di visibilità e seguito, McGregor, pesantemente umiliato dalla sconfitta, White (a cui alcuni fan non perdonano l’eccessiva indulgenza verso l’irlandese), e le MMA stesse, spesso tenute in piedi, al di fuori del circolo degli appassionati, proprio dall’istrionica personalità di The Notorious.

Nurmagomedov ha un’altra concenzione dello sport: meno parole, meno provocazioni, più fatti, più rispetto. Una mentalità totalmente diversa, ancorata a valori e punti di riferimento, mostrata chiaramente quando, dopo essersi scusato, ha fatto riferimento al padre, suo storico allenatore, dicendo che “sapeva che lo avrebbe distrutto” facendo riferimento ai futuri rimproveri per aver causato la rissa.

E ha anche detto chiaramente che vuole cambiare le regole del gioco. Ha specificato quanto troppo trash talk faccia male allo sport. E forse, pur responsabile diretto di quanto successo dopo l’incontro, ha ragione.

Lo tengano a mente White, e lo tenga a mente McGregor, ormai diventato, a detta di alcuni, un lottatore prevedibile tanto a parole ed arroganza, quanto in termine di preparazione tecnica (quattro sue sconfitte, tutte per sottomissione, ne hanno sempre evidenziato le carenze nella lotta a terra).

Lo tenga a mente soprattutto quest’ultimo. Per il quale la strada, da ora, è in netta salita.

Sull’Autore

Trapanese d'origine, studio all'Università di Bologna dal 2014. Laureato in Lettere Moderne, attualmente studio Scienze Storiche. Da appassionato di storia e fatti relativi a mafia e criminalità organizzata, ve ne racconterò nei miei articoli, oltre a tutto il resto di cui mi interesso nel tempo libero.

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