PHANTASTIC FERNITURE, “Phantastic Ferniture” (Transgressive, 2018)

Salvini dice di ispirarsi al “No Way” australiano per la sua politica contro gli sbarchi sulle coste italiane. In realtà, nella musica, sta succedendo il contrario: sono gli australiani che stanno attraccando meticolosamente e in maniera diligente alle sonorità delle altre nazioni. Prendiamo i Phantastic Ferniture, trio garage-pop di Sydney nato – raccontano le cronache ufficiali – un po’ per gioco “nel seminterrato di una pizzeria a Sydney in occasione di una festa di compleanno, quando tutte e dieci le persone che erano lì hanno deciso di formare una band e il giorno dopo solo quattro si sono ricordate della loro promessa e tre poi hanno deciso di farlo”. Ebbene, sono i Phantastic Ferniture che hanno studiato a menadito gli insegnamenti di decenni di rock sotto l’Union Jack o la bandiera a stelle e strisce e ora li rielaborano con una freschezza che molti artisti che vivono in Gran Bretagna o negli States hanno perso.

Così Uncomfortable Teenager parte con un riff stile Oh, Pretty Woman di Roy Orbison, Fuckin ‘N’ Rollin si sposta nelle atmosfere brumose scozzesi dei Camera Obscura, “Take It Off” usa un riff scarno che potrebbe essere uscito fuori da una canzone dei primi The Kills. Ma non è citazionismo, non è revival, i Phantastic Ferniture suonano questi elementi – se possibile – in un modo australiano e quindi non in fotocopia, seppure senza innovazioni particolari.

La frontwoman è Julia Jacklin, che scrive anche i pezzi, una cantautrice australiana il cui album del 2016, “Don’t Let the Kids Win”, aveva attirato l’attenzione della critica e anche del nostro Enrico Stradi che dedicava un articolo alle sue “morbidezze folk”. La “cura gruppo” in effetti ha fatto bene alla Jacklin che, nel movimentare le sue canzoni con la chitarra elettrica, trova una vitalità che francamente non aveva come solista.

Così l’album arriva al suggello di quella meraviglia di canzone (e video) che è Dark Corner Dance Floor”, coinvolgente ed elegante al tempo stesso, allegra e parimenti nostalgica, un inno che il testo vuole spensierato (“I’m just gonna gonna dance, dance baby”) ma che si capisce che è un buttarsi nella mischia da adulto già un po’ serio (“Don’t you think that I could do this tonight”). Ma al di là della lirica, è il video che immerge in un fantastico “fuori orario” di scorsesiana memoria, e che va solo gustato nella sua immediatezza e freschezza. Siamo anche noi lì con Julia ed Elizabeth al Porto di Sydney, sotto la ruota panoramica e il teatro IMAX, non abbiamo più vent’anni e vorremmo averli.

(Paolo Bardelli)

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