Il PD è fenomenale: litiga con se stesso

Tra cene indette e poi smentite, tra affermazioni sulla necessità di uno psichiatra alla guida del Partito e un’incertezza costante sul da farsi, la barca del PD imbarca sempre più acqua, complice anche una comunicazione politica a dir poco catastrofica.

Lo si sa da sempre: la Sinistra italiana ha sempre avuto problemi di coerenza e di coesione, ma le recenti vicende del PD superano ogni possibile previsione. Il PD ha perso le elezioni del 4 marzo, ultimo tassello di una discesa iniziata da un altro famoso 4, il 4 dicembre 2017, data del fallito referendum costituzionale su una riforma, la Boschi-Renzi, da molti giudicata confusa e caratterizzata da poco acume politico. Caratteristica della Sinistra italiana in toto è sempre stata quella di dare la colpa a qualcun altro, ecco dunque che la colpa di tutta questa serie di fallimenti è da attribuire a Matteo Renzi da una parte e ai bufalari della destra dall’altra. La verità, tuttavia, è un’altra: i fallimenti del PD sono dovuti al PD, alla sua incapacità di comunicare efficacemente e ad una certa arroganza dei suoi esponenti, il tutto condito, ovviamente, dall’assenza più completa di un qualsivoglia progetto alternativo a quello dell’attuale Governo giallo-verde.
Alcuni esempi? Immigrazione, lavoro (specie giovanile), sicurezza. Il cittadino medio si troverebbe in seria difficoltà qualora gli si chiedesse quale fosse la posizione del PD su tali argomenti e questa sua difficoltà sarebbe ben motivata: il PD non ha nessuna idea su tali argomenti, se non quella di essere contro il Governo, contro Salvini nello specifico. Si sa, per carità, essere all’opposizione è sempre vantaggioso: si può sparare ad altezza uomo senza problemi, senza conseguenze, perché tanto le patate bollenti le devono gestire gli altri, quelli che sono al Governo. Peccato che, se si continua di questo passo, il PD rimarrà all’opposizione per un bel po’. I sondaggi, del resto, sono chiari: alcuni “minority report” (sondaggi che si discostano di molto dai valori presentati da altri) danno addirittura il PD al 15%, mentre la Lega vola al 34%.

Martina, segretario PD ad interim, si ritrova a dover gestire il PD in una situazione drammatica caratterizzata da poche idee e tanta confusione.

Urge un rinnovamento del PD, un rinnovamento sostanziale. E alcuni ci hanno anche provato a suggerirlo, peccato che abbiano sbagliato il target. Chi, ad esempio, ha suggerito la rifondazione del PD e il cambio del nome, non capisce che il problema non è la sigla “PD“, ma i contenuti che questa piattaforma offre; contenuti semplicemente inesistenti. Serve poi un barlume di unità, qualcosa che dia un effimero senso di appartenenza, ma anche su questo fronte il PD annaspa. Il caso delle cene è l’esempio più lampante di questo. Cene che escludono alcuni, invitano altri, inducono lo sciopero della fame di altri ancora (la sottile ironia dello sciopero della fame contrapposto alle cene è, in effetti, magnifica). Cene organizzate, poi smentite. Un passo avanti per poi farne uno indietro? No, i passi indietro sono stati due, perché nel non invitare qualcuno si è creata ulteriore antipatia, ulteriori dissidi interni in un partito che tra breve avrà cinque-sei esponenti, divisi in almeno quaranta correnti differenti.

Non aiuta poi l’arroganza di alcuni esponenti del Partito che, per coerenza personale, dovrebbero immediatamente uscirne, andare altrove, fondare nuove entità politiche. È il caso dell’ex-sottosegretaria di Stato alla Presidenza del Consiglio, l’On. Maria Elena Boschi che non perde occasione di aprir bocca su un tema, quello dell’immigrazione, sulla quale verrà prontamente punita dai social. La questione riguardava, per dover di cronaca, la rateizzazione della multa inflitta alla Lega, multa da pagare in 80 anni; la Boschi commenta ironica sul fatto che ci vorrà lo stesso tempo necessario, su ammissione dello stesso Ministro Salvini, per rimpatriare gli irregolari. Peccato che il caos rimpatri sia dovuto, essenzialmente, da politiche scellerate del precedente Governo, del quale la Boschi era prima Ministro (pardon: Ministra) e poi Sottosegretaria. Calenda che suggerisce uno psichiatra alla guida del Partito, proprio lui, Calenda, così fiero di fare la tessera del PD qualche mese prima. Martina che commette gaffe sul fondi disabilità, accusando i tagli del Governo, quando in realtà questi erano stati previsti proprio dal precedente Governo del quale lui era Ministro.
La decisione dello sciopero della fame di Giachetti sottolinea poi un problema costante del PD: il non saper decidere che fare della propria esistenza. Giachetti, al di là della pagliacciata dello sciopero della fame, ha essenzialmente ragione: manca un qualsiasi progetto sulla leadership del Partito. Le opposizioni si lamentarono che, per formare il Governo, fossero serviti quasi 2 mesi dalle elezioni del 4 marzo, ma la situazione interna al PD non è esattamente migliore. L’attuale Segretario del PD, Martina, è un segretario ad interim, proprio perché non eletto come la procedura richiede. Non vi sono state Primarie per Martina, che tuttavia tenta di guidare il Partito. A mesi e mesi dalla caduta della Segreteria Renzi, non sono ancora chiari i tempi e le modalità dell’elezione del nuovo segretario; in realtà non sono nemmeno chiari  i nomi di chi effettivamente si candiderà.

Dall’altra parte della barricata, invece, Lega e Movimento continuano la loro luna di miele, con percentuali di gradimento tra le più alte registrate nella storia repubblicana del nostro Paese. Una luna di miele che evidentemente incontrerà problemi, problemi insiti nella composizione degli elettorati dei due partiti, elettorati completamente differenti. L’asse CinqueStelle-Lega è destinato, dunque, ad indebolirsi, ma il fatto di “esser più deboli”, non comporta automaticamente che gli altri diventino “più forti”. Oggi il PD rischia una marginalizzazione aggiuntiva, proprio perché l’altro grande sconfitto delle elezioni del 4 marzo (Silvio Berlusconi con Forza Italia), ha rialzato la testa e propone il rinnovamento del Centro-Destra che, con percentuali superiori al 40%, può governare da solo; un’eventualità, questa, che spaventa il Movimento che sa bene che non può guardare più di tanto a Sinistra proprio perché il PD gli ha sbattuto la porta in faccia.

Coalizione di Destra contro Movimento, questo sarà il vero scontro dei prossimi mesi ed anni. E il PD? Il PD sta a guardare, impotente, costretto ad una posizione marginale e preferendo litigare con se stesso.

Sull’Autore

Nato in uno sperduto comune della provincia pavese nel 1991, ho terminato gli studi magistrali in Economia, Politica ed Istituzioni Internazionali all'Università di Pavia. Mi occupo principalmente di Politica Internazionale e tematiche legate alla Sicurezza internazionale con attenzione particolare al contesto dell'estremo oriente.

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