Aborto libero, le donne scendono in piazza per la 194

Oggi, 28 settembre 2018, è la giornata di mobilitazione internazionale per l’aborto libero e sicuro, in varie città d’Italia si scende in piazza per manifestare. Per cosa si manifesta? Il 93,3% di ginecologi è obiettore di coscienza in Molise, il 92,2% a Bolzano, il 90,2% in Basilicata. Questi dati allarmanti, riportati dal Ministero della Salute, ci mostrano come, in Italia, nonostante l’aborto sia legale dal 22 maggio 1978, riuscire a praticarlo sia più una questione di fortuna che un diritto.

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COSA PREVEDE LA LEGGE

La Legge 194 serve a regolamentare e garantire l’accesso a un’interruzione di gravidanza sicura. Nello specifico, l’articolo 4 stabilisce che, entro i primi 90 giorni della gestazione, alla donna è consentita l’interruzione in una struttura pubblica o privata autorizzata, qualora ella “accusi circostanze per le quali la prosecuzione della gravidanza, il parto o la maternità comporterebbero un serio pericolo per la sua salute fisica o psichica, in relazione o al suo stato di salute o alle sue condizioni economiche, o sociali, o familiari, o alle circostanze in cui è avvenuto il concepimento, o a previsioni di anomalie o malformazioni del concepito”.

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L’articolo 9, comma 5, prevede però che sia diritto del ginecologo praticare l’obiezione di coscienza. Il ginecologo può quindi rifiutarsi di eseguire un aborto. Tutto ciò sarebbe più che legittimo, in una società civile che garantisce a medico e paziente di poter prendere decisioni informate e libere da qualsiasi oppressione sociale, ascoltando puramente la loro coscienza. Tuttavia, ad oggi su 94 ospedali con un reparto di ostetricia e ginecologia, solo 64 praticano aborti. Un po’ più della metà. Queste statistiche mostrano che il diritto del medico a obiettare sta pericolosamente prevaricando il diritto della donna a non voler portare a termine una gravidanza.

PERCHÉ I MEDICI OBIETTANO

Le ragioni variano da personali a lavorative. C’è chi crede di stare praticando un omicidio, chi vede l’aborto come forma di contraccezione in extremis, altri invece non lo praticano perché sanno che per il resto della loro carriera medica faranno solo quello. La fragilità della legge 194 sta proprio qui, nel lasciare libera scelta a entrambe le parti all’interno di una struttura che però non protegge questa libera scelta. Come racconta Sara, donna che, deciso di abortire, è stata indirizzata all’unica ginecologa che praticava aborti nella sua zona ma che tuttavia era in ferie, “dopo qualche giorno la contatto, tra una cosa e un’altra sono già all’ottava settimana, e lei allora decide di dirmi che era troppo tardi, che lei non è che può fare IVG tutti i giorni, che dovevo rivolgermi altrove perché lei non aveva tempo”. Se un medico o un’anestesista ha una minima ambizione all’interno del suo campo, praticare aborti significa abbandonare questa ambizione e dedicarsi esclusivamente a quello. Ricordiamo che in Italia non obiettano solo i ginecologi ma anche gli anestesisti, con un buon 49%. Quanto è libera questa obiezione?

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IL 28 SETTEMBRE

Questa mobilitazione internazionale è stata lanciata in Italia dal gruppo Non Una di Meno, nel contesto del Dìa de accìon global por un aborto legal y seguro, istituito negli anni ’90 in Argentina. In Sud America il tema dell’aborto è particolarmente delicato, essendo completamente legale solo in quattro paesi: Cuba, Guyana, Puerto Rico e Uruguay. Particolarmente l’Argentina è stata recentemente il centro di un acceso dibattito quando, il 9 agosto 2018, è stato respinto il progetto di legge per la depenalizzazione dell’aborto. In Italia, oltre ad esserci un problema di accessibilità all’aborto, c’è chi vorrebbe tornare indietro e imitare i governo d’oltreoceano. Come il senatore leghista Simone Pillon, che in una intervista a La Stampa ha dichiarato “Oggi non ci sono le condizioni per cambiare la 194, ma vedrà che anche noi ci arriveremo, come è successo in Argentina“. Alla domanda del giornalista “e se [una donna] volesse abortire?” la risposta del senatore è stata, “glielo impediamo“.

Oggi, 28 settembre, giornata di mobilitazione internazionale per l’aborto legale e sicuro, le donne e gli uomini italiani scendono in varie piazze d’Italia per sfatare il mito che nel nostro paese l’aborto sia un diritto accessibile. 7 ginecologi su 10 sono obiettori di coscienza. Se vuoi abortire in Molise potresti non trovare un medico disposto a farlo. Anche una volta deciso di abortire e trovata la struttura che te lo permette, la possibilità di trovare un ambiente ostile e traumatico è alta. Come racconta Sabrina “[I medici] iniziarono a dirmi che me ne sarei pentita, che sarei rimasta sola per sempre. Mi costrinsero a sentire il cuore battere.Poco importa che, secondo i dati Istat, dopo l’emanazione della legge 194 i numeri di aborti praticati sia più che dimezzato, passando da 230mila casi all’inizio degli anni Ottanta, per arrivare a 100.000 casi nel 2014. Garantire il diritto alla scelta non basta, occorre garantire un contesto nel quale tutti i passaggi dell’attuazione di questa scelta vengano rispettati. Il corpo della donna è un campo di battaglia su cui altri si arrogano il diritto di poter decidere, perché la scelta dell’obiettore dovrebbe valere più della mia?

Sull’Autore

Scrivo da quando non sapevo leggere e inventavo scarabocchi sui fogli. Crescendo mi sono sempre affidata alle parole cartacee trovandole spesso più efficaci di quelle solo dette. Studio scienze politiche internazionali in Galles ma ho il cuore a Bologna. Viaggio per curiosità e per avventura perchè mi piace raccontare le storie del mondo. Niente batterà mai un piatto di tortellini.

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