Sentirsi italiano… per i motivi sbagliati

Questa sera ho riflettuto e ho vissuto momenti che, collegati con un pennarello, hanno fatto uscire un disegno da seguire. Scampoli di frase, ricordi e pensieri si sono uniti nella mia mente. Suppongo la causa siano le poche ore di sonno. Qualora vi interessasse scoprire il disegno finale, beh, unite brufoli e punti neri del vostro compagno di banco. E non dimenticate il classico “Scemo chi legge”. Ad ogni modo, ho letto questo tweet e vorrei riflettere su cosa significhi essere italiano.

La UE e il PD odiano l’Italia. Ok, prendo nota ma andiamo alle cose meno stravaganti del post. Non vorrei cadere nel classico “Io non mi sento italiano, ma per fortuna o purtroppo lo sono“, perché sarebbe troppo facile. Piuttosto vorrei partire da una mia esperienza. Qualche mese fa ero all’Università di Vechta in Germania come studente Erasmus. Nonostante io sia una persona tendenzialmente solitaria, ho vissuto in una città la quale, durante il Wintersemester, aveva praticamente raddoppiato la sua popolazione a causa degli studenti (soprattutto cinesi). Mi sentivo parte di una minoranza in un Paese che non è il mio, ma questo mi ha fatto avvicinare ad alcuni amici. Amici veri, perché senza di loro non sarei mai riuscito a passare indenne il semestre e, diciamolo, mi sarei divertito molto meno (già vivevo in una città la quale MORIVA alle 18:30, in inverno, con tempo piovoso il 98% delle volte. E col cibo italo-tedesco, tra l’altro!).

Un giorno ci chiesero (o imposero, dipende dal punto di vista) di organizzare una sorta di lezione sull’Italia: dire qualcosa sulle nostre città e cucinare alcuni piatti. Io sono ligure e le mie colleghe sono campane, pugliesi e calabresi, quindi fu abbastanza facile dividere le città. Io parlai di Milano, Genova e Finale Ligure. Per Milano… io sono interista, quindi ho messo una foto dello Stadio e una di me e parenti a San Siro. Immaginate i tedeschi vedere di nuovo quel simbolo dopo il 2010 al coro da stadio “Tra i nero azzurri c’è un giocatore che dribbla come Pelè vai Zanetti alè, eh oh!”?

Per quanta riguarda Genova, ormai ho imparato a vivere in quella città e ad apprezzarne virtù e fallimenti. Ma Finale Ligure, dove ho vissuto infanzia e adolescenza… insomma, mentre ci pensavo, mi tornò in mente la musica utilizzata per descrivere il mio stato d’animo all’epoca: D’ä mæ Riva di De André, il pianto sommesso del marinaio che sta per ripartire dalla sua terra e che non vedrà forse più (o, comunque, per molto tempo). Ed ero li, marinaio in un Paese che non mi apparteneva, con il diritto di studiare li in quanto cittadino italiano appartenente all’UE, cosa dovevo pensare? Mi mancava l’Italia, poco da fare (anche perché la pasta era una merda colossale. Sono quasi scoppiato in lacrime in mensa).

E non pensiate che, nel mio essere critico nei confronti di una nazione come questa io non mi sia mai sentito orgoglioso di condividere la nazionalità con scienziati e letterati del passato. Leonardo (si, a iosa), Enrico Fermi, Giosuè Carducci, Salvatore Quasimodo, Eugenio Montale, Dario Fo ed altri. Ecco, ma rimane sempre una domanda: questa cosa può fare di me un italiano vero, amante della propria patria?

Ecco, non amo il termine “patria o simili”, però la risposta, molto semplicemente, è no. Vi ricordate Io vengo dalla Luna. Cosa diceva il buon CapaRezza? “Tu sei nato qui perché qui ti ha partorito una fica“. Ecco, io, individuo italiano, devo ciò al fatto di essere stato concepito (presumo) in Italia, essere nato in Italia ed aver vissuto la mia vita qui. Ho i diritti di un cittadino italiano (ed europeo) e posso far valere quei diritti, ma non è una virtù essere italiani, così come non è un torto. Essere italiani è uno stato della materia e dello spirito del diritto, è un sistema di valori generali comuni a molti Paesi avanzati che però, per qualche motivo, per qualcuno deve avere una marcia in più. Signori, i miei limiti sono solo in parte dovuti all’essere italiano, ma molti sono miei e basta.

Vorrei riprendere qui il video della nostra zecca preferita Boban Pesov e il commento di un fascistello alla riscossa. Lo riprendo anche io per concludere il quadro.

Il profumo della nonna mi ha steso e anche il video  fatto su questo concept. Ecco, se questo è sentirsi italiani… per fortuna o purtroppo lo sono, ma non sono come loro, Deo gratias. E, inoltre, non mi interessa il made in Italy in quanto categoria a priori e arké dei patrioti di cui sopra. A me basta che sia commestibile e che non sia un insulto alla cucina, il resto… grasso che cola (non il mio, purtroppo. Dannata cucina tedesca a basso prezzo!).

Vorrei concludere così questo articolo, riferendomi a questa tipologia di italiani, convinti che l’italianità sia una sorta di virtù, di gene incontrastato nel nostro essere. Ecco, essere connazionali di Volta oppure di Leonardo (che, tecnicamente, non era italiano, ma fiorentino) non fa di voi degli italiani, così come non lo fa vincere delle medaglie in quanto atto della vittoria in sé. Non esistono italiani definibili come “più italiani” perché, ad esempio, bianchi o perché nati da sei generazioni nella stessa dimora o perché giocavano da bambini vicini alla casa di Galileo. Ma essere cittadini è avere la cittadinanza.

Si può disquisire sui tempi o sulle caratteristiche, ma una volta che si è cittadini italiani, lo si può anche non conoscendo la Gioconda o non sapendo che Volta abbia inventato la pila, ma italiano si rimane, così come si possono sapere a memoria I Promessi Sposi ed essere diretto parente di Eugenio Montale, ma rimanendo lo stesso soggetto ai medesimi diritti e doveri di chi la cittadinanza l’ha acquisita. Essere italiani non è una virtù o un merito, è uno stato, un dato di fatto, ma tocca a noi individui trarre il meglio da ciò che di buono l’Italia offre. e questo non è direttamente (se non in parte) collegato alla cittadinanza.

Essere un debosciato su YouTube o un esperto di marketing (e quindi esperto del nulla) orgogliosi dei grandi del passato non dà valore aggiunto perché voi non avete ottenuto quei risultati scientifici o artistici, voi vi fate belli del lavoro di altri solo per appartenenza ala stessa entità geografica e questo non è orgoglio nazionale, è marketing, quindi, come già detto, il nulla cosmico. Si può amare visceralmente la cultura di uno Stato, però non rappresenta una discriminante per la definizione di “italiano”, ed essere il più possibile razionali è il regalo più grande, secondo me, che si possa fare alla propria nazione. Anche perché sappiamo che fine fanno e che danni fanno al Paese i patrioti esaltati, vero?

Detto questo, qualora io diventassi un importante economista (sì, ci credo proprio) o emigrassi semplicemente all’estero, non dimenticherei mai di ciò che l’Italia ha di bello, e certo non mi dimentico ora di ciò che l’Italia ha di brutto, compresi questi figuri, che se ne escono con le “Lobby del ricchionismo”. A lui dà fastidio vedere due armadi con le braccia che si baciano, a me dà fastidio la gente che si trapana le tonsille per strada e i falsi conoscitori di materie economiche che spopolano su Twitter, ma mica mi invento le lobby della stupidità & degli ormoni impazziti (anche le lobby accorpano le sezioni, cosa credete? Hanno fatto anche loro i tagli).

Ma già, questo ha il “passapirto” o forse voleva dire “Passapirla”. Ah ah, le battutone. E ricordate:

Acqua di nonna, per l’italiano che non dovrebbe disquisire mai. All’aroma di pasta delle sei di mattina

Sull’Autore

Classe 1993, vengo da Finale Ligure (SV) e sono caporedattore della sezione "Economia politica e attualità". Mi sono laureato in Scienze internazionali e diplomatiche a Genova con una tesi in economia internazionale sulla Single Euro Payments Area (SEPA). Il mio interesse per l'economia nasce dal corso di Economia politica del primo anno (odiato dal 90% degli studenti, compreso chi lo ha già passato). I miei principali interessi riguardano la diffusione della teoria economica (in particolare dell'economia monetaria e dei modelli di crescita) e lo studio di modelli macroeconomici (che, a volte, traduco e/o riassumo su questa piattaforma). Collaboro con MdC per la rubrica "Europa for dummies" e sulle questioni relative a "democrazia-populismo-popolo del web".

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