Salvini cede sulla Diciotti, ma vince!

Vittoria, Salvini ha ceduto, la Diciotti sbarca i migranti e, ciliegina sulla torta, Salvini risulta indagato. Vittoria!

Peccato due cose: 1) non è una vittoria; 2) se anche fosse una vittoria (ma non lo è, tranquilli), sarebbe una vittoria talmente catastrofica che in confronto la proverbiale Vittoria di Pirro parrebbe una Vittoria totale.

Come sempre, andiamo con ordine. Che il caso della Diciotti sia sotto i riflettori dei media da svariati giorni è un dato di fatto; poi stranamente nessuno cita il fatto che l’Australia ha due isole lager su cui tiene i migranti; nessuno cita che la Libia è nel caos grazie ad Obama (e l’amico Sarkò); nessuno cita che i migranti arrivati in Italia da precedenti sbarchi sono ancora tutti in Italia in quanto i partner europei che avevano promesso di prendersene una quota non l’hanno fatto.

Che vi sia qualcosa di sbagliato nella gestione del caso Diciotti è evidente. In primo luogo, si nega lo sbarco ad una nave italiana, della Guardia Costiera. La vera anomalia, tuttavia, risiede altrove. Ancora una volta non è chiaro dove fosse questa benedetta nave al momento del trasbordo (pardon: salvataggio) dei migranti. Si è arrivati addirittura ad ipotizzare che la Diciotti stesse sconfinando in SAR maltese, dopo che Malta, come suo solito, si era lavata le mani del caso e della sorte dei migranti. Occorre sapere con precisione quali erano gli ordini impartiti alla Guardia Costiera, ovvero occorre sapere cosa decisero il Ministero dei Trasporti (al quale la Guardia Costiera risponde) e il Ministero della Difesa (dal quale la Guardia Costiera dipende a livello operativo). In altre parole, bisogna chiedere a Toninelli e alla Trenta (entrambi Pentastellati). Se poi venisse fuori che gli ordini dati alla Guardia Costiera fossero altri, ci troveremmo nel caso in cui la Corte Marziale potrebbe fare capolino sull’intera vicenda.

La seconda questione riguarda il benedetto principio di non-refoulement, il principio di non respingimento. L’art. 33 della Convenzione di Ginevra (ormai anch’essa considerata ius cogens, diritto cogente, dunque obbligatorio) stabilisce che ad un rifugiato non può esser impedito l’ingresso sul territorio nazionale, né può esser espulso e/o deportato in un Paese nel quale rischierebbe la vita e/o dove verrebbero minacciate le sue libertà. L’articolo in questione parla esclusivamente di rifugiati, non di migranti. Solo la giurisprudenza della Corte europea dei Diritti dell’Uomo ha stabilito che il principio si estende anche a tutti, indipendentemente che questi abbiano fatto richiesta o meno di venir riconosciuti come rifugiati. La domanda è la seguente: c’è stata violazione del principio di non-refoulement? Potrebbe, ma il condizionale è d’obbligo e la materia rischia di essere poco chiara. Non vi è stato, infatti, nessun respingimento effettivo e i migranti erano tutti in acque territoriali interne (essendo attraccati ad un porto) dunque pienamente sul territorio nazionale. A nessun migrante è stato impedito di chiedere lo status di rifugiato e, considerando il via-vai di personaggi politici, militari e ONG, è lecito aspettarsi che i migranti siano stati ben informati sulla situazione in corso. La gente invece parla a vanvera, citando il caso Hirsi. Il caso Diciotti è un caso ben diverso dal noto caso Hirsi dove, invece, ci fu un respingimento, senza la possibilità dei migranti di chiedere lo status di rifugiato con dei militari che, armi ben in vista, non informarono i migranti dei loro diritti.

La linea dura di Salvini sull’immigrazione continuerà nonostante tutto e tutti. Il caso Diciotti farà parlare di sé per un po’, ma nulla di più.

Salvini poi ha un merito, ha imposto l’agenda politica europea. Non si parlerà che di immigrazione sino al 2019 e il nuovo Parlamento europeo avrà tra le mani una patata ustionante, ma con una novità rispetto ad oggi: i partiti euroscettici nel frattempo saranno molto più rappresentati e sarà più facile far passare una nuova linea molto più dura sul tema dell’immigrazione. Salvini ha dimostrato una cosa semplice: non esiste unità europea. I migranti arrivati in Italia da altri sbarchi dovevano essere ripartiti tra diversi Paesi UE; ad oggi, solamente la Francia ha tenuto fede alle promesse, accogliendo quasi tutti i migranti che si era presa in carico (ma le frontiere a Ventimiglia rimangono ben sigillate, così come quelle sulle Alpi), tutti gli altri sono ben lontani dalla loro quota e in molti casi sono fermi a zero. I migranti della nave Diciotti verranno ripartiti tra Irlanda, Albania e Chiesa cattolica (che vuol dire? Staranno in Vaticano a fare le Guardie Svizzere? Staranno nelle parrocchie a fare i Chierichetti?). Se anche solo di uno di questi attori non terrà fede alle promesse, aspettiamoci pure altri 1000 casi Diciotti. E no, è intellettualmente disonesto pensare che sia colpa di Salvini se l’UE non si prende in carico parte del problema; l’UE se ne è sempre sbattuta, sia con Governi di Destra che di Sinistra. Il Regolamento di Dublino ne è la dimostrazione, siamo stati solamente noi idioti a chiedere una deroga allo stesso per avere più flessibilità sui conti (i famosi 80 euro di Renzi), cosa ammessa spudoratamente dall’ex-Ministro Emma Bonino (MAECI).

Salvini poi è stato indagato. E subito i social che sono esplosi, già augurandosi l’arresto del Ministro. In primis, questo non cambierà minimamente la linea politica del Governo in tema di immigrazione. In secundis: Salvini non rischia praticamente nulla; per poter fare qualunque cosa contro Salvini occorre l’autorizzazione a procedere della sua Camera d’appartenenza (il Senato). L’unico modo per ottenere l’approvazione è se i Cinque Stelle rompono con la Lega, votando a favore dell’autorizzazione. Questo avrebbe tre risultati: caduta del Governo, rottura alleanza Lega-Movimento, Lega al 50% con conseguente perdita di voti del Movimento. Anche se non si andasse ad elezioni (come è ovvio che capiterebbe), l’alleanza Movimento-PD sarebbe assai improbabile in quanto farebbe perdere ancor più voti al Movimento, il quale dovrebbe sconfessare la sua stessa linea politica tenuta sino a qualche giorno prima certo del fatto che il PD non approverebbe mai la linea dura che il Movimento ha concordato con la Lega; questo porterebbe altri elettori pentastellati a saltare su un’altra barca (indovinate quale). Il tutto, ovviamente, con lo spread a 700 punti e con una Lega all’attacco. Vedreste una valanga verde (o nera, se proprio siete così ostinati a vedere fascisti ovunque), travolgere ogni cosa e se le elezioni del 4 marzo ci hanno insegnato qualcosa (spoiler: evidentemente non abbiamo imparato niente) è che la Lega si sa adattare; anche nel caso, estremo, di Salvini fuori dai giochi, la Lega riuscirebbe a trovare un altro nome in quanto ha una caratteristica che gli altri partiti non hanno più: è radicata sul territorio, ha un bacino di potenziali nuovi leader e dirigenti molto più ampio rispetto a chi la politica la fa da Roma.

Si può essere pro-Salvini o anti-Salvini quanto si vuole, ma i fatti rimangono tali, non importa se piacciono o meno. Parleremo di Diciotti ancora per qualche giorno (una settimana al massimo) per poi dimenticarcene completamente; il caso si ripeterà con un’altra nave e nuovamente avremo lo stesso copione. Chi spera che il caso Diciotti cambi qualcosa, non ha capito nulla né di politica, né di come va il mondo.

Sull’Autore

Nato in uno sperduto comune della provincia pavese nel 1991, ho terminato gli studi magistrali in Economia, Politica ed Istituzioni Internazionali all'Università di Pavia. Da sempre interessato alle Relazioni Internazionali e ai meccanismi di gestione del potere, affronto temi anche molto caldi in modo diretto e senza ipocrisie.

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