Silvio Berlusconi e il PD

Ci sono due specie in via di estinzione nel panorama politico italiano: i forzisti di Silvio Berlusconi e i non-renziani del PD.

Sui primi ci torno a breve, ma vorrei prima spendere qualche parola sui secondi. Renzi continua ad esser dato per morto, ma evidentemente chi ancora lo critica duramente, specie a Sinistra, non ha capito quali sono i suoi piani. Il PD è sempre lì, su quelle percentuali appena più basse di quelle ottenute al 4 marzo e non si muove: non importa cosa fanno o non fanno Salvini o i Cinque Stelle, nessuna gaffe del governo giallo-verde sembra aiutare il PD. La ragione è presto che spiegata: l’emorragia dei consensi per il PD è dovuta ad una sua piattaforma politica pressoché inesistente e al suo intestardirsi su battaglie morali (di civiltà potremmo chiamarle) delle quali non importa niente a nessuno; i più maliziosi potrebbero poi dire che queste battaglie non importano nemmeno a quelli del PD, ma la semplice possibilità di andare contro il governo giallo-verde (e Salvini in particolar modo) pare sin troppo allettante.

Tutto questo cosa c’entra con Renzi? Renzi ha capito che la situazione è grave, se non disperata, e come persona di buon senso è sempre più tentato di abbandonare la nave PD prima che affondi del tutto. I numeri, inutile dirlo, non sono esattamente dalla sua parte: stando a diversi sondaggi, gli elettori del PD sembrano aver perso fiducia nell’ex-segretario. Eppure, nonostante tutto, Renzi sarà ancora il grande vincitore, o, per meglio dire: sarà il più grande vincitore tra tutti gli sconfitti. Perché? Perché Renzi non punta alla vittoria, questo deve essere chiaro: Renzi punta a sopravvivere, punta a non fare la fine di Alfano, di Fini e dei tanti altri delfini di questo o quel particolare leader politico. Renzi si accontenterebbe anche del 5% (comunque più di Liberi ed Uguali e +Europa della Bonino). Renzi non solo sopravviverebbe, ma la sua entrata a gamba tesa farebbe perdere ulteriori consensi al PD; questa sarebbe una sorta di dolce vendetta nei confronti di chi, a torto o a ragione non importa, lo ha criticato sempre più sin da quel 4 dicembre del Referendum costituzionale. Renzi proverà comunque a correre per la segreteria del partito, sebbene i suoi avversari (tra cui lo stesso Di Martina) siano più avanti di lui nei sondaggi, ma mai come in questo caso: l’importante è partecipare, battere un colpo. Senza contare poi che Renzi non è esattamente solo nella sua battaglia; i fedelissimi ce li ha ancora e tutti sono piuttosto potenti ed influenti. Più di qualcuno vocifera, ad esempio, la possibilità che sia Maria Elena Boschi a correre per la Segreteria del PD, una sorta di “presta nome”, ma non esattamente una figura anonima e priva di spessore.

Su Marcello Foa alla Presidenza RAI si è giocata una battaglia tutta politica a Destra. A vincere è stato, in realtà, Matteo Salvini che ha messo con le spalle al muro Silvio Berlusconi.

Ma se a Sinistra Renzi dimostra di essere ancora vivo e di esser pronto a fare le scarpe al PD, a Destra c’è un uomo sempre più solo: Silvio Berlusconi. Metto le mani avanti sin da subito: su Berlusconi non si scherza e ancor meno si deve scherzare sulla sua fine politica; ogni volta che qualcuno se la augurava, prontamente il Cavaliere risorgeva dalle sue ceneri. I dati però sono incontestabili: dal 4 marzo in poi Forza Italia è stata sempre più cannibalizzata dalla Lega di Salvini. Molti elettori forzisti, solitamente più moderati e filo-europeisti, hanno preferito saltare sulla barca sovranista e euro-scettica di Salvini piuttosto che dare supporto a quei traditori del PD. La rottura del patto del Nazzareno, tra l’altro sulla nomina di Mattarella a Presidente della Repubblica, fa ancora molto male ad una buona parte dell’elettorato azzurro. A Berlusconi poi non è andata particolarmente bene: se infatti, a Sinistra, Renzi non ha ancora un avversario degno di questo nome e la maggior parte degli aspiranti sono tutti piuttosto anonimi; a Destra vi sono due importanti nomi: Salvini (ovviamente), ma anche Giorgia Meloni, il cui partito è stato anch’esso, in parte, cannibalizzato dalla Lega, ma grazie alla sua posizione molto forte su alcuni temi (ma tale forza deriva dal fatto di essere nel Limbo: non nella maggioranza, ma nemmeno completamente all’opposizione), permette alla Meloni di ritagliarsi il suo spazio vitale. Un elettore deluso da Berlusconi e deciso a non stare con Salvini è più probabile che guardi alla Meloni che al PD.

Berlusconi forse non si aspettava un Salvini così ambizioso e scaltro e la questione Foa alla Presidenza RAI ne è forse l’esempio più lampante. Tutta questa necessità di imporre Foa alla RAI? No, certo che no, si poteva tranquillamente proporre anche un altro nome, ma grazie alla levata di scudi giallo-verdi attorno a questo candidato, Salvini ha avuto modo di mettere alle strette Berlusconi. E lo ha fatto in modo così semplice da sembrare assurdo: Foa è un uomo di Berlusconi; viene da un giornale di Berlusconi; certo, le sue idee non sono esattamente in linea con quelle del leader forzista (specie su Europa e Euro), ma all’elettorato non importa più di tanto questo. Molti forzisti avranno visto l’idea di Salvini di proporre Foa come un gesto distensivo nei confronti del Cavaliere, un modo per scusarsi dal veto pentastellato sulla presenza, nel Governo, di Berlusconi. E il Cavaliere che fa? Rifiuta la pace, rifiuta un suo uomo alla RAI. Che questo fosse un passaggio previsto nel piano ben congeniato risulta evidente quando Salvini parte subito all’attacco, chiedendosi se davvero Berlusconi vuole stare con il PD e Renzi. Qui Salvini fa volutamente l’ingenuo sostenendo che PD e Renzi siano ancora la stessa cosa; sa benissimo che non è così, ma non importa, il messaggio è rivolto non a Berlusconi, ma al suo elettorato: “Ehi, forzisti, guardate che il vostro Capo sta per fare l’inciucio con quelli che vi hanno tradito”. La reazione è immediata: all’interno di Forza Italia si forma una corrente di pensiero mai vista, una sorta di Forza Italia con Salvini, un’idea che sino a qualche anno fa sarebbe stata considerata pura blasfemia, punita con epurazioni di massa.

Tutto questo in un contesto molto difficile per le opposizioni: i due partiti di Governo stanno al 30% ciascuno e il Governo Conte sembra avere uno dei più alti tassi di gradimento mai registrati. Non ho mai amato particolarmente le espressioni “Prima Repubblica” o “Seconda Repubblica”, sostenendo che la numerazione andrebbe fatta, come in Francia, in base alle Costituzioni, tuttavia mai come in questo caso mi pare opportuno sostenere che forse siamo davvero entrati in una sorta di “Terza Repubblica”; del resto la “Seconda Repubblica” fu segnata dalla discesa in campo di Berlusconi, quale modo migliore di far iniziare la Terza se non con l’apparente dissoluzione proprio di questa forza?

Sull’Autore

Nato in uno sperduto comune della provincia pavese nel 1991, ho terminato gli studi magistrali in Economia, Politica ed Istituzioni Internazionali all'Università di Pavia. Mi occupo principalmente di Politica Internazionale e tematiche legate alla Sicurezza internazionale con attenzione particolare al contesto dell'estremo oriente.

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