Il giornalismo è morto

Se oggi io scrivessi che il mio capo qui su Mangiatori di Cervello è un pericoloso stupratore e argomentassi riportando i nomi delle vittime, come queste sono state stuprate, dove sono state stuprate e con che modalità, cosa accadrebbe?

Beh, forse tale articolo non verrebbe nemmeno pubblicato, ovviamente! Ma facciamo finta che il Capo sia in ferie e della pubblicazione si occupi una giovane stagista, magari anche lei molestata. La stagista, leggendo l’articolo, decide di togliersi qualche sassolino della scarpa e di mettere in croce il bastardo che l’ha molestata. L’articolo viene pubblicato, dilaga, la notizia finisce sui giornali locali, poi nazionali. Il capo di Mangiatori di Cervello è uno stupratore. Poi da un balzo ad un altro, la storia acquisirebbe dettagli non originali: si inizierà a dire che tutte le vittime sono minorenni e che al capo piacciono in particolar modo le bionde; poi si direbbe che vengono marchiate come dei trofei con il tizzone della sigaretta, tizzone che poi, ovviamente, diventa un arnese da marchiatura per i bovini.

Poi si scopre che la storia è una balla, si scopre che Giannandrea Ferrara ha inventato tutto e che ha pagato delle ragazze per dare falsa testimonianza. La stagista molestata? Anche lei pagata profumatamente con la promessa di farla “Capo redattrice” di un’altra testata giornalistica. Magari nel frattempo la Procura competente ha aperto anche un’inchiesta, e si stava muovendo per raccogliere tutte le informazioni in merito. Tutto falso, tutto da fermare. Cosa fa, allora, il Capo di Mangiatori di Cervello? Sporge denuncia contro Giannandrea Ferrara per la grave diffamazione subita per l’intera vicenda. Tutto finisce qui?

Non esattamente. Al di là delle vicende processuali, quelle vere questa volta, nei confronti di Giannandrea Ferrara, il capo di Mangiatori di Cervello si accorge rapidamente che qualcosa è cambiato: le donne gli stanno lontano, specie se bionde e di stagiste nemmeno l’ombra. È ovvio, non è una novità: non basta l’assoluzione giudiziaria (ma in molti casi non vi è nemmeno un processo, dunque nemmeno una sentenza di assoluzione); la condanna morale colpisce sempre e comunque e perdura negli anni. Giannandrea Ferrara ora sarà anche in carcere, ma la carriera del Capo è rovinata. Finisce qui, allora? Non esattamente, di nuovo. Perché la notizia al giorno d’oggi è il pretesto per fare campagna elettorale e quando Giannandrea Ferrara denunciava i falsi casi di stupro, la politica italiana gridava all’allarme violenza sulle donne e per mesi e mesi ci martellava sopra senza tregua, trascinando con sé anche tutti quei giornali che se non parlano di politica possono anche chiudere per la pochezza e irrilevanza delle altre loro sezioni (No, non è questo il caso di Mangiatori di Cervello).

Rula Jebreal, presunta giornalista che all’indomani dell’attacco a colpa di uova ad una giovane atleta italiana di colore parlava già di razzismo accertato ad opera di gruppi di neo nazisti.

Ora, alcuni lo avranno già capito; alcuni avranno capito a quale fatto di non-cronaca ho fatto riferimento con quanto scritto sopra: il caso del lancio di uova contro un’atleta italiana di colore. Ma questo esempio, del tutto fittizio sia chiaro, dimostra quanto il giornalismo italiano sia caduto in basso. Il giornalismo non è più la notizia spiegata; il giornalismo è diventato l’arena politica di chi non ha le palle (scusate donne, includo anche voi in questa metafora) per fare politica. Il giornalismo è forse diventato anche di più, è diventato un’arma di sterminio di massa per coloro che non la pensano come gli altri. Anche perché devo ancora vedere un giornalista che china il capo penitente per aver dato una notizia chiaramente falsa, non nei fatti (le uova sono uova del resto, per fortuna non sono diventate angurie), ma nella sua narrazione.

Il problema del giornalismo italiano sta nella narrazione pretestuosa, distorta e stravolta dei fatti per facilitare una fazione politica piuttosto che un’altra. Ma come detto nel caso del Capo stupratore, una notizia ha una risonanza maggiore, comporta effetti sociali non indifferenti e spesso non voluti. Il caso del lancio di uova è esemplare, reputo sia altamente probabile un aumento ulteriore dei consensi a Salvini dopo che il fatto è stato smascherato. L’utilità dunque qual è stata? Ma soprattutto, quale è stata la “punizione” per aver cessato di esser giornalista per diventare più muto dell’ufficio stampa di un partito? Forse Rula Jebreal potrebbe rispondere a questa domanda, se non fosse così spaventata da tutti quei brutti neonazi che chiaramente girano per le strade di ogni città in squadracce di venti ed attaccano con una Hatzel36 gli immigrati solo quando hanno superiorità numerica 20:1.

Sull’Autore

Nato in uno sperduto comune della provincia pavese nel 1991, ho terminato gli studi magistrali in Economia, Politica ed Istituzioni Internazionali all'Università di Pavia. Mi occupo principalmente di Politica Internazionale e tematiche legate alla Sicurezza internazionale con attenzione particolare al contesto dell'estremo oriente.

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