Immigrazione: intervista ad un Centro di Accoglienza Straordinaria (CAS)

Si sente parlare spesso di Cooperative e soldi destinati agli immigrati, ma come funzionano e cosa c’è di vero in tutto ciò che viene detto? Abbiamo intervistato proprio una Cooperativa che si occupa di prima accoglienza agli immigrati.

“Nel paese della bugia, la verità è una malattia”, recitava la filastrocca di Gianni Rodari dal titolo Nel paese della bugia, ed è impossibile non fare un sillogismo con l’Italia attuale. Viviamo in un periodo in cui chi più dice falsità e bugie, più viene acclamato e idolatrato. Non ha importanza se poi tutto ciò che si è affermato viene sbugiardato: il tarlo del sospetto è già insito nelle persone e nell’intera società. L’importante, però, è non arrendersi mai, porre la verità come unica lotta alla falsità e alle ingiustizie – soprattutto quando esse diventano propaganda politica di scellerati politicanti.

Il tema trattato in questo caso è l’immigrazione, da mesi tema delle prime pagine dei giornali per dichiarazioni e attacchi fatti da esponenti e uomini di governo che vanno dal Ministro degli Interni Matteo Salvini a cantanti del calibro di Rita Pavone. Cosa c’è, però, di meglio che smascherare la verità facendocela raccontare direttamente da chi vive giornalmente sia gli attacchi, che le tristi vite di centinaia di migranti? Per l’occasione abbiamo intervistato la psicologa, la responsabile CAS e la responsabile dei minori della Cooperativa Sociale Onlus Arc en Ciel operante sul territorio della provincia di Ragusa e alcuni loro ospiti, nonché migranti, provenienti da vari Paesi africani. Prima riporteremo l’intervista degli operatori della Cooperativa e in un secondo articolo le testimonianze dirette di chi quel famoso viaggio della speranza lo ha affrontato davvero.

Come si chiama la vostra Cooperativa?
La nostra Cooperativa si chiama Cooperativa Sociale Onlus Arc en Ciel e dove ci troviamo adesso è un centro di accoglienza straordinaria (CAS).

Da quanto tempo operate sul territorio?
Responsabile dei minori: “È nata nel 2007 e inizialmente ci siamo occupati soprattutto di servizi di mediazione linguistica, ovvero fornivamo mediatori linguistici nei centri di accoglienza o nelle strutture pubbliche che ne necessitavano. Successivamente abbiamo cominciato con l’accoglienza vera e propria e abbiano iniziato ad aprire dei centri che gestiamo direttamente noi.”

Quanti volontari e/o dipendenti avete e quante persone accogliete?
Responsabile dei minori: “Per quanto riguarda gli ospiti ne abbiamo 39 a Ragusa di cui 15 sono minori non accompagnati, e 24 adulti, altri 15 minori non accompagnati a Modica e 20 di varie età a Giarratana per un totale di 74 ospiti in totale. Invece gli operatori siamo circa 40, ognuno con le sue diverse mansioni.”

Quali sono i vostri compiti?
Responsabile dei minori: “Per ogni centro abbiamo un’equipe con figure e mansioni diverse. Quelle più presenti e praticamente obbligatorie sono l’assistente sociale, lo psicologo, gli educatori, i mediatori linguistici e gli OSA (Operatori Socio Assistenziali). Poi nel nostro caso vi è personale che si occupa della cucina, chi si occupa della progettazione o solo della contabilità, ma in ogni centro c’è comunque uno standard minimo di personale obbligatorio da rispettare.”

Responsabile CAS: “Il mio ruolo è quello di informare gli ospiti, quando arrivano in struttura, del regolamento interno della struttura. Viene quindi letto, tradotto e faccio in modo che venga rispettato. Spiego come funziona la prassi del documento, ovvero tutto l’iter burocratico per ottenere il primo documento fino a quando si va in commissione. Infine spiego tutta la suddivisione dei ruoli all’interno della struttura e presento le varie figure e tutti i servizi che noi prestiamo come corsi di italiano, alfabetizzazione, cure mediche e visite specialistiche.”

Avete mai subito attacchi di qualsiasi genere per il vostro lavoro?
Responsabile dei minori: “Sì, purtroppo è capitato. In particolar modo capita di essere esposti ai giudizi e alle occhiatacce della gente se ci vedono accompagnare i ragazzi e ciò è accaduto anche in luoghi pubblici come in ospedale. Questo perché veniamo guardati e giudicati in maniera molto critica solo perché siamo insieme a questi ragazzi, e anche perché si è instillato nella testa delle persone che chi lavora con gli immigrati automaticamente è uno che ruba e che sta guadagnando sulla pelle di questa povera gente.”

Responsabile CAS: “Sì, capita che se si parla con amici o con conoscenti che vengono a sapere che io lavoro per un centro per migranti c’è sempre un po’ di malcontento vista anche la situazione attuale. Iniziano a guardarti male, iniziano a fare battutine sui ragazzi di colore, ma mi sono fatta le ossa.”

Riguardo proprio all’argomento economico, si dibatte da moltissimo ormai dei famigerati 35 euro al giorno per singolo migrante, è vera questa storia?
Responsabile dei minori: “È vero che vengono stanziati 35 euro o meglio, 35 euro è la cifra che è stata stabilita dal Ministero per singolo migrante. Nel momento in cui, però, il Ministero fa il bando per aggiudicarsi il servizio di accoglienza ai migranti, ogni Cooperativa deve presentare la propria proposta economica che deve essere al ribasso, quindi 35 euro è il tetto massimo che possiamo proporre nel caso di un centro che ospiti adulti. Quindi in linea generale non è propriamente vero che vengono stanziati 35 euro per migrante, ma qualcosa in meno. Inoltre non sono soldi che vanno direttamente al singolo migrante, ma vengono stanziati proprio per la gestione del migrante perché con questi soldi paghiamo l’affitto delle strutture – che devono essere molto grandi perché dobbiamo rispettare degli standard sanitari e ovviamente non possiamo mettere un numero spropositato di persone all’interno di una singola stanza -, il personale che è la voce che incide maggiormente nelle spese, le varie tasse quali acqua, luce, gas, la spesa per mangiare, i generi di prima necessità, ecc. Di questi 35 euro, il migrante riceve in maniera diretta solo 2,50 euro al giorno e se si tratta di nuclei familiari il massimo che possono ricevere e di 7,50 euro al giorno. I pagamenti, comunque, avvengono ogni tre mesi. Volevo soffermarmi anche sul discorso abbigliamento di questi ragazzi: noi provvediamo all’acquisto di alcuni capi di abbigliamento, ma molte delle cose che indossano vengono donate dalla cittadinanza, per cui il fatto che indossino scarpe Nike o maglie Dolce & Gabbana, non significa che possano permetterselo, ma che lo hanno ricevuto in beneficenza.”

Perché, però, spesso si vedono bivaccare questi ragazzi in giro per le città?
Responsabile dei minori: “Il discorso è molto semplice: tutti loro vorrebbero lavorare, ma non possono farlo fino a che non viene loro rilasciato il Permesso di Soggiorno. I manuali SPRAR prevedono che dal loro arrivo in Italia, i Richiedenti Asilo possano terminare il loro iter, ed ottenere il documento, in un arco di tempo che va dai tre ai sei mesi, ma la realtà è che gli iter burocratici da seguire sono spesso molto lenti ed i ragazzi ospitati nelle strutture di accoglienza, sono costretti ad aspettare anche un anno o più prima di poter ottenere il Permesso di Soggiorno. Questa è la ragione per cui spesso si vedono tanti ragazzi in giro col telefono…sono semplicemente in attesa di poter entrare nel mondo del lavoro in maniera regolare. L’equipe impiegata all’interno delle comunità, tra l’altro, ha il dovere morale di impedire che i ragazzi ospiti dei centri, accettino di lavorare senza un regolare contratto di lavoro.”

L’ambito economico legato propriamente alle spese e ai soldi sono all’ordine del giorno. Si parla, quindi, di sperpero di fondi statali proprio per l’accoglienza, ma i soldi che voi ricevete sono davvero solo statali?
Responsabile dei minori: “Noi riceviamo i fondi dalla Prefettura la quale li riceve dal Ministero degli Interni e dall’Unione Europea e ovviamente quelli che riceviamo dall’Unione Europea sono dei fondi che l’Italia non potrebbe spendere per altre mansioni se non l’accoglienza. Questo perché la distribuzione dei fondi europei funziona a compartimenti stagni e non è possibile spendere dei fondi destinati all’accoglienza per altri scopi.”

Ultima domanda. Avete ricevuto tanti attacchi anche da parte di esponenti di spicco del Governo italiano, avreste, quindi, un messaggio da mandare al Ministro degli Interni Matteo Salvini o in generale a tutta la squadra di Governo?
Responsabile dei minori: “Si ritiene che l’immigrazione sia diventato un problema da risolvere, e sì, il sistema di accoglienza ha degli aspetti che devono essere rivisti e corretti. Ci piacerebbe, però, vedere che invece di utilizzare l’immigrazione come l’unico problema in Italia in modo tale da distogliere l’attenzione dagli altri problemi ben più gravi e ben più urgenti, si lavorasse tutti insieme per far ripartire il Paese e si smettesse di mettere false voci in giro che non fanno altro che alimentare l’odio sia verso gli immigrati sia verso chi lavora con loro. Inoltre, il sentirsi costantemente accusati e offesi peggiora notevolmente il processo di integrazione di queste persone tanto è vero che molti di loro, soprattutto chi ha un carattere un po’ più debole, hanno difficoltà ad uscire fuori dalle mura della comunità che li accoglie perché hanno paura di affrontare i giudizi della gente. A questo punto, integrarsi, cercare lavoro o il semplice andare da un medico diventa un trauma perché vengono continuamente visti come dei delinquenti solo perché hanno la pelle di un altro colore. A questo punto consiglieremmo di soffermarsi un po’ di più nel conoscere queste realtà e capire che, dopotutto, non siamo poi così diversi e in pericolo.”

Psicologa: “Si tratta di un discorso molto importante e delicato che andrebbe affrontato più alla radice perché i problemi che vivono queste persone nei loro Paesi d’origine sono molto antichi. Molti dei problemi che oggi vivono queste popolazioni sono scaturiti da nostri errori e da nostre invasioni con conseguente divisione territoriale attraverso un righello non tenendo conto che non si stavano solo dividendo pezzi di terra, ma persone. Abbiamo depredato per anni questi stati da risorse fondamentali, basti pensare che al momento in Congo vi sono bombardamenti e guerre con l’unico scopo di far scappare la popolazione da territori ricchi di petrolio e diamanti e spesso gli stati interessati a queste risorse corrompono i politici locali e tutto questo emerge dalle storie dei migranti. Anche se un Paese è in pieno sviluppo come la Costa d’Avorio, la corruzione è alle stelle e gli esempi sono moltissimi: si assiste ad elezioni politiche truccate, governi fantocci servi di interessi legati all’alta finanza e l’uccisione o la prigionia di uomini innocenti come ad esempio Thomas Sankara nel Burkina Faso che stava cominciando a perseguire gli interessi della sua popolazione. Insomma, alla base di tutto vi sono forti interessi economici da parte di multinazionali e Paesi occidentali che portano anche alla schiavitù e al lavoro forzato varie persone, tra cui bambini, pur di perseguire i loro obiettivi. Vi sono, ad esempio, Paesi come Senegal e Mali dove vengono sfruttati bambini nelle piantagioni di cacao. Quindi spesso le persone scappano da queste realtà con la speranza di essere accolti in altri Paesi e ricominciare una nuova vita. Non è detto, però, che i migranti abbiano necessariamente come obiettivo quello di stanziarsi in Italia. Quest’ultima spesso è solo un primo approdo. Loro, infatti, molte volte chiedono di andare in Francia o in Germania soprattutto se lì hanno parenti o amici. Altre volte chiedono semplicemente cure mediche soprattutto se hanno subito maltrattamenti perché, come avviene in Libia, vi sono alcuni ospedali dove anche i medici sono corrotti o costretti dai trafficanti a, dopo aver finito la pratica medica, riconsegnare il paziente. Questo è accaduto ad una nostra ospite che si è sentita male durante la detenzione scoprendo di essere incinta e a causa di percosse e violenze è stata trasferita d’urgenza in ospedale senza documenti o certificati. In ospedale è stata operata e ha subito un parto cesareo e nessuno l’ha informata di dove stessero portando il bambino o la bambina che lei non sa nemmeno se sia nato/a vivo/a o morto/a e che fine abbia fatto. Dopo quell’operazione è stata riconsegnata ai trafficanti. Insomma, la situazione è delicata e andrebbe affrontata con più autorevolezza e umanità.”

Responsabile dei minori: “Adesso si ostinano a dire che faranno degli accordi con la Libia per fermare le partenze, ma accordi con chi? Con i ribelli? Con il governo fantoccio? Oltretutto se queste persone decidono di scappare proprio dalla Libia, la Marina Militare libica dovrebbe prenderli e riportarli in Libia in modo tale da ricominciare il ciclo? Le violenze che subiscono dai trafficanti sono inaudite, i drammi che vivono nei Paesi da cui fuggono sono inenarrabili, non hanno alcuna intenzione di tornare indietro a riviverle. Sembra di rivivere i drammi dei campi di concentramento sentendoli parlare. In questo modo è dare pane ai denti dei trafficanti che vedono tutte queste persone come numeri e fonti di guadagni e bloccare i flussi migratori non fa altro che aumentare la violenza di questi trafficanti. Io ti vesso ancora di più fino a quando non parti e se ti fanno tornare indietro, ben venga sono soldi in più. Insomma bisogna intervenire seriamente e non solo basandosi sull’odio.”

Psicologa: “Per non parlare di Edo State e la Nigeria perché molto spesso vengono qui delle ragazze nigeriane con la promessa di arrivare in Italia e poter lavorare in imprese di pulizia o occuparsi di sartoria o addirittura di lavorare in aziende e invece il viaggio è organizzato da donne che si fanno chiamare Madame di stanza sia in Nigeria che in Italia in accordo con la mafia nigeriana, e probabilmente con la mafia italiana. Queste ragazze fanno, attraverso uno stregone, dei riti voodoo (rito Juju) in cui promettono di pagare un’ingente somma di denaro per intraprendere il viaggio e trovare il lavoro. Se non pagano questa somma (circa 30.000 euro), il rito potrebbe far accadere qualcosa alla famiglia o a lei stessa come la morte o la pazzia. Poi, però, la somma aumenta sempre di più e queste ragazze sono costrette a prostituirsi e allora decidono o di scappare o di cercare un modo per raggiungere queste cifre.”

Responsabile dei minori: “Infine si sente sempre dire che bisogna accogliere solo chi scappa dalla guerra, ma la Convenzione di Ginevra non dice questo. Ognuno di loro, inoltre, ha una sua storia e magari sì non viene da un Paese in guerra, ma ha comunque diritto a protezione per una serie di altri motivi e vanno ascoltati in sede di commissione. Solo in sede di Commissione si può capire se hanno diritto o meno a ricevere il permesso di soggiorno e se devono tornare o meno nei loro Paesi.”

Psicologa: “Anche perché spesso arrivano donne dalla Guinea e dalla Costa d’Avorio che scappano o dalle mutilazioni genitali, e portano con loro le figlie per evitare che le venga fatto lo stesso trattamento, o dai matrimoni organizzati. Le mutilazioni genitali sono un’operazione familiare fatta senza alcuna igiene e l’HIV e l’epatite B sono dietro l’angolo, inoltre fuggendo vanno contro la stessa famiglia e un loro ritorno significherebbe la morte per loro e per le loro bambine. Per quanto riguarda i matrimoni organizzati vi sono casi di spose bambine che già a 10 anni sanno che devono sposare un uomo molto più grande che possibilmente ha già altre donne e allora scappano da situazioni di violenza e se ritornano in famiglia e raccontano le violenze, tutta la famiglia obbliga la figlia a stare con quell’uomo altrimenti c’è la morte. Inoltre una donna sola non potrebbe lavorare, la famiglia non l’accetterebbe e sarebbe oggetto di violenze sessuali e vessazioni. Se poi nel mezzo c’è una gravidanza, la situazione si fa più grave e le donne sono costrette a prendere una di queste tre decisioni: o accetta di vivere col marito e le altre donne, o consegna il/la proprio/a figlio/a al marito e alle altre donne e lei si ricongiunge con la propria famiglia nella speranza che qualcuno la sposi oppure scappa. Spesso, però, la madre non abbandona il/la proprio/a figlio/a quindi decide di fuggire e non possono per nessuna ragione tornare indietro. In tutti questi casi, non c’è una guerra, ma c’è un maltrattamento e una violenza di genere perché la donna viene ancora vista come una merce di scambio.”

Responsabile CAS: “Inviterei tutti gli esponenti del Governo a trascorrere uno, due giorni, massimo una settimana all’interno di un centro di accoglienza, ad interagire ed ascoltare i nostri ospiti, le loro storie e le loro problematiche; io credo che dopo poco tempo si ritroverebbero in una posizione scomoda e complicata perché non saprebbero come reagire e come comportarsi dinnanzi a tanta sofferenza. Inviterei, quindi, a provare invece di giudicare dall’esterno.”

Psicologa: “Il problema più grosso è che bisogna costruire ponti, ma si sta facendo la lotta al più povero.”

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