Oro rosso. La battaglia del concentrato di pomodoro cinese.

Nel 1540, al termine di un viaggio in America centrale, il condottiero spagnolo, Hernán Cortés, portò in Europa una nuova pianta dai frutti giallo-oro, chiamata dagli aztechi, tomatl e, successivamente, dagli europei, mala aurea, pomo d’oro. Solo alcuni anni dopo, il Vecchio Continente utilizzò i frutti di quella pianta esotica, impiegati inizialmente a scopo decorativo, in ambito gastronomico, invadendo, da lì a poco, le tavole europee e le terre dell’Europa meridionale.

Dal 1540 a oggi, il pomodoro ne ha fatta di strada. Ai giorni nostri, Il suo consumo viaggia ogni anno su cifre da capogiro e il suo commercio fa gola a molti; si stima che nel 2016 i volumi mondiali di pomodoro riservati alla lavorazione industriale si aggirino intorno a 38 milioni di tonnellate (dati ISMEA).
Ampiamente utilizzato nella lavorazione di alimenti industriali come salse, ketchup e sughi pronti, il pomodoro è una preziosa merce dai grandi guadagni, con un giro di affari che si avvicina ai 3,2 miliardi di euro (dati ISMEA).
Insomma, richiesto e prezioso come l’oro. Anche la Cina, non ha resistito al suo richiamo e da vent’anni il Dragone Rosso si spartisce fette importanti di mercato con USA e Italia, occupando il secondo posto della classifica dei principali esportatori di concentrati e passate. Nonostante l’esponenziale crescita del giro di affari relativo all’oro rosso, non vi è un consumo di pomodoro e dei suoi derivati nel mercato interno cinese, venendosi a creare così un commercio improntato solo sull’export.

 

                    Barattoli di concentrato di pomodoro.

Dove vende la Cina?  Il Ghana, una nuova colonizzazione.

La popolazione del Ghana è una grande consumatrice di concentrato di pomodoro, la cucina ghanese ne usa in grande quantità. Gli spot pubblicitari trasmessi in TV lo dimostrano: “Fiorini”, “Gino”, “TMT”, “Salsa” sono solo alcuni degli innumerevoli marchi presenti nel mercato africano che ogni giorno popolano le bancarelle e le cucine dell’intero Paese.
Con una richiesta così elevata, la filiera locale legata al pomodoro dovrebbe essere una realtà economicamente solida e florida, tale da coinvolgere e da dare lavoro ad agricoltori, imprenditori e operai. Questa realtà, in effetti, è, in parte, esistita e si è sviluppata solo fino agli anni 2000. Poi, con la globalizzazione e con l’apertura al libero mercato è cambiato tutto. Da allora, la recente industrializzazione africana ha assunto, anno dopo anno, le sembianze di una nuova colonizzazione economica con l’arrivo di nuovi capitali esteri, che hanno impoverito e relegato il mercato locale a un ruolo sempre più marginale. E l’economia del pomodoro non è passata indenne a questo cambiamento, subendo di fatto un tracollo: in Ghana non si mangia più pomodoro locale, ma solo concentrato italiano o cinese. Italia e Cina sono infatti fra i principali esportatori di salse, pelati e concentrato di pomodoro; quest’ultimo, ancora grezzo arriva nei Paesi del sud del mondo, in cui sono presenti gli stabilimenti per il trattamento e la lavorazione della materia, che una volta raffinata sarà poi servita nelle tavole dei consumatori africani. A tal proposito, si stima che il Ghana importi ogni anno circa 50 mila tonnellate di concentrato.

Negli ultimi anni il continente africano è diventato terra di conquista cinese. La poca forza lavoro, dovuta alla rigida politica sulle nascite e gli aumenti salariali hanno forzato il Dragone Rosso a seguire l’andamento dei suoi concorrenti europei, trovando nella delocalizzazione da Oriente al Continente Nero una possibile soluzione.
L’Africa Occidentale, con la manodopera a basso costo (un operaio ghanese costa infatti quattro volte di meno rispetto a un operaio cinese), con la vicinanza alle materie prime e con l’apertura dei governi africani al libero mercato, senza alcuna forma di controllo, ha attirato le aziende orientali, tessendo, così, una nuova via della seta che intreccia il sapere tecnologico cinese con la manovalanza africana.

                              Operaio ghanese nello stabilimento che produce concentrato “Gino”.

Dal 2000 il governo ghanese ha ridotto i dazi doganali sulle importazioni senza una congiunta regolamentazione del mercato che avrebbe potuto avvantaggiare gli agricoltori locali, lasciati soli e privi di strumenti per reagire al nuovo assetto economico e sociale. Come spiega Philip Ayamba, direttore del Community Self Reliance Center, vicino ai produttori locali di pomodoro, il Ghana “ha spalancato le porte del Paese alle importazioni di pomodoro concentrato europeo”, senza salvaguardare gli interessi dei contadini autoctoni. Oggi, però il monopolio del concentrato europeo in terra d’Africa sta abdicando al cospetto della potenza cinese.

Ad Accra, in Ghana, è sorto un importante sito di raffinamento del concentrato di pomodoro cinese che una volta arrivato in Africa Occidentale, viene lavorato, raffinato, inscatolato ed etichettato rigorosamente “made in china”. Le bancarelle di Accra, oggi, non vendono più le cassette di pomodoro dei contadini ghanesi, stritolati oramai dalle dinamiche economiche di una globalizzazione senza limiti, ma scatolame, grande e piccolo, a un prezzo stracciato, proveniente dalla Cina e dall’Italia.
Qui, non si vive più di oro rosso e spesso, i più giovani, spinti soprattutto dalla povertà generale, dalla mancanza di futuro e dallo sgretolamento dell’integrità statale e familiare emigrano in cerca di fortuna. Dopo lunghi ed estenuanti viaggi della speranza, molti approdano in Italia. I giovani africani, fuggiti da un’economia locale soffocata da politiche industriali poco lungimiranti, una volta nel nostro Paese si possono ritrovare, ironia della sorte, impiegati come braccianti nella raccolta dei pomodori che, una volta trasformati in concentrato, occuperanno, fuori dall’Italia, proprio le bancarelle di un mercato, come quello di Accra, ricolme di scatolame.

                                                        Una bancarella nel mercato di Accra.

Dal 1540 ad oggi, il pomodoro da semplice pianta ornamentale è diventato un prodotto di consumo attorno cui ruotano interessi economici notevoli. Oggi, Italia e Cina sono interessate a spartirsi, in un perenne duello a colpi di barattoli, il mercato mondiale del pomodoro, relegando nella miseria i lavoratori della filiera agricola locale. La corsa all’oro rosso è iniziata.

 

Fonti:

“I numeri della filiera del pomodoro da industria”, Report ISMEA, Istituto di servizi per il mercato agricolo alimentare, Roma giugno 2017.

“Oro Rosso”, RAI 1, “Petrolio” puntata del 20 gennaio 2018.

“Delocalizzazione cinese in Africa, ed è subito rivoluzione industriale africana” di Fulvio Beltrami, “L’Indro”.

“The dark side of Italian tomato”, di Mathilde Auvillain, Stefano Liberti, “Internazionale”.

 

 

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