Il femminismo ironico e mai banale di Glow

La seconda stagione di Glow (Grandiose Lottatrici del Wrestling) è disponibile dal 29 giugno su Netflix. Per chi non avesse ancora mai visto la serie faccio una breve premessa: la prima stagione è uscita un anno fa, facendoci conoscere personaggi femminili forti, comici, tormentati e peculiari. La serie creata da Liz Flahive e Carly Mensch (che vanta tra i produttori anche Jenji Kohan, ideatrice di Orange Is The New Black) si basa sull’omonimo show andato in onda negli Stati Uniti nei patinati anni ’80.

La protagonista della serie Netflix è Ruth (interpretata dalla bravissima e deliziosa Alison Brie), attrice squattrinata che viene puntualmente rifiutata a ogni provino. Ruth approda a un’audizione speciale, per così dire. Un regista specializzato in film erotico-splatter, Sam Sylvia (che ha il volto di Marc Manon) è alla ricerca di attrici/donne/atlete disposte a partecipare a un progetto assai inusuale: Glow, un programma televisivo di wrestling femminile. Ruth accetta dapprima con riluttanza, ma poi si getta a capofitto in quest’avventura mettendoci il cuore.

Le ragazze ingaggiate vengono ben preparate a livello fisico-atletico, s’impegnano e si mettono in gioco a tutto tondo, allenandosi come delle pazze. Sono esse stesse a inventare il loro personaggio da wrestler, la loro – per così dire – maschera da scena. Ci sono la vichinga, la terrorista, le due vecchiette, la donna-lupo, la Welfare Queen, la cervellona Britannica… ce n’è per tutti i gusti, insomma. Tutti i personaggi sono ben costruiti e soprattutto carichi di una buona dose d’ironia: si gioca sugli stereotipi, ma in maniera tale che nel pubblico si crei una risata genuina e spontanea, senza impegno, liberatoria. Lo spettacolo deve essere divertente, coinvolgente, tenere con il fiato sospeso.

E naturalmente ci vogliono due star antagoniste che dominino il ring.
Ecco entrare in gioco Ruth e la sua amica-nemica Debbie. Entrambe attrici – ma a Debbie è andata meglio: recitava in una soap opera – e amiche nella vita reale, le due si troveranno a scontrarsi non solo sul ring. Non svelo troppo, ma anticipo che ci sono in ballo gelosie e tradimenti. Debbie arriva a Glow per caso, sul piede di guerra e alla ricerca di Ruth. Sam, il regista, si rende conto che la carica distruttiva, la rabbia che c’è fra le due donne, può essere sfruttata a livello televisivo. E il gioco è fatto: da un lato abbiamo Debbie, una bellezza bionda tipicamente americana (potremmo definirla una Britney Spears degli anni ‘80, con qualche anno in più e anche con un po’ più di carattere) che interpreta il personaggio di Liberty Bell e che non potrebbe essere più patriottica di così, con tanto di costumino bianco, rosso e blu.

E qual è il nemico naturale degli Stati Uniti d’America? Ovviamente la Madre Russia! Ruth, che è dotata di una brillante creatività, dà vita al personaggio – divertentissimo – di Zoya la Destroya, una temibile russa giunta in America per portare il comunismo e distruggere tutti i sani, democratici e capitalistici valori a stelle e strisce. È letteralmente lo scontro perfetto! Certo, è un cliché, ma si sa che il wrestling – e la comicità, molto spesso – punta proprio su questo.

È uno scontro spassoso, merito senza dubbio delle due attrici, Alison Brie e Betty Gilpin, dotate di una formidabile mimica e di carisma recitativo.
Ma l’elemento trainante di Glow è a mio avviso rappresentato dalla presenza, nella serie, di un femminismo che si prende in giro ma che arriva dritto al punto, senza classificare semplicisticamente le donne come degli esseri umani capaci di essere solidali con il loro genere solo perché è quello che ci si aspetta da loro o perché hanno gli stessi cromosomi.

Il femminismo di Glow non è stucchevole, né banale, né estremista. È anzi un femminismo molto intelligente, che non mente sul fatto che a volte essere solidali fra donne è molto, molto difficile. È quello che accade a Ruth e a Debbie: un errore della prima deteriora il loro rapporto di amicizia, portando a galla invidie e sentimenti ombrosi che erano presenti in entrambe. Le due compagne e rivali sono piene di risentimento, nella seconda stagione, pronte a scoppiare come una bomba a orologeria. Sta a voi guardare le nuove puntate per vedere se l’amicizia e l’affetto possono sopravvivere a scomodi ed eclatanti incidenti di percorso.

In Glow un po’ tutte le protagoniste (così come i protagonisti maschili) hanno poi a che fare con la solitudine. Una brutta bestia che si affronta al meglio riunendosi, a dispetto delle reciproche differenze. Le wrestlers infatti, vivono tutte insieme in un tipico motel americano, durante la registrazione del programma. La convivenza è dura, le lamentele sono tante, ma le donne si abituano l’una all’altra – o sarebbe meglio dire, si affezionano. Le battute sarcastiche e le frecciatine iniziali diventano consigli e parole di conforto e sostegno e s’impara ad accettare le stranezze delle altre perché in fondo sono le stesse stranezze che tutte hanno.

Le wrestlers capiscono che se restano unite tutto è più facile da fronteggiare e che se cadranno (magari a faccia in giù a causa di una sbronza, magari per una delusione amorosa o lavorativa o perché si è al verde) ci sarà non una, ma tante amiche che porgeranno una mano per aiutare a rialzarsi.

C’è anche un femminismo che riguarda le mamme single alle prese con la volontà di essere buoni genitori, impegnate però in un lavoro che non è sempre facile da far accettare a un figlio. Non c’è solo wrestling, specie nella seconda stagione: Ruth e Debbie in primis mostrano di avere tante altre skills e osano, anche se negli anni ’80 non era facile per una donna emergere in certi contesti. Ruth dà prova di avere le giuste intuizioni e talento anche dietro la macchina da presa e, se all’inizio le vengono segate le gambe, poi la situazione per lei cambierà. Debbie invece tira fuori doti da produttrice e senso per gli affari.

In conclusione, ci tengo a dire che lo scorso anno, quando la serie è uscita, non ho avuto voglia di vederla. Non sono mai stata una appassionata di wrestling e temevo che si concentrasse troppo su questo sport o che portasse un messaggio femminista esagerato o irreale. Per fortuna qualche mese fa la curiosità ha avuto il sopravvento, perché ho potuto scoprire una serie che coinvolge, scritta e recitata in modo ottimale, ricca di personaggi a tutto tondo, fragili, pieni di idiosincrasie, ma determinati ad alzare la testa e affermarsi. Donne problematiche che commettono errori, nate sfortunate o artefici della loro stessa sventura, che fanno sgambetti ad altre donne ma che poi si fermano a riflettere e tornano sui loro passi. Ragazze insicure e stufe di esserlo, stanche di non essere valorizzate a casa, nei rapporti interpersonali o sul lavoro. Donne che imparano ad amare loro stesse, la loro immagine – non solo quella patinata da wrestler, ma anche e soprattutto, quella che hanno tolti i costumi di scena, il trucco e l’abbondante lacca per capelli. La stessa Alison Brie (che si è aggiudicata la copertina di Cosmopolitan Italia a luglio) ha affermato su Instagram di essere diventata più sicura di sé dopo aver lavorato con il cast femminile di Glow e di accettarsi anche senza il make-up.

Le ragazze di Glow sono lottatrici non solo sul ring e non solo per finta: si sa, il wrestling è un grande show pieno di mosse illusorie e knock out fasulli, ma le ragazze di Glow, invece, fanno sul serio.

Sull’Autore

Classe 1987. Sono nata e vivo a Gorizia, ho conseguito la laurea magistrale in Filosofia presso l’Università degli Studi di Trieste nel 2015. Collaboro con le riviste “Charta sporca” (per la quale scrivo recensioni di film e articoli su tematiche filosofiche), “Friuli Sera” (dove analizzo opere di Street Poetry e Street Art nella rubrica “Poesia di strada”) e con “La Chiave di Sophia”. In passato ho scritto per due quotidiani locali, “Il Piccolo” e “Il Messaggero Veneto” di Gorizia. A maggio 2017 la casa editrice Historica ha pubblicato il mio racconto “Imago” nell’antologia “Racconti friulani-giuliani” e di recente è stato pubblicato un mio saggio su “Esercizi filosofici”. Le mie passioni sono la scrittura, la filosofia, il cinema, i libri e l’insegnamento.

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