Libia, il grande rifiuto di Al-Sarraj

Dura presa di posizione da Tripoli contro gli hotspot, progetto supportato da Italia e Francia. Il Premier libico: “Salviamo centinaia di persone ogni giorno”.

   Haftar con l’Alto Rappresentante per la Politica Estera UE, Mogherini (Credits: Libyan Express /Facebook)

A pochi giorni dalla tragedia che ha colpito un’imbarcazione carica di donne e bambini al largo delle coste libiche, documentata dall’equipaggio dell’ONG Open Arms, nuove dichiarazioni infiammano il dibattito internazionale sull’immigrazione. Sono quelle che giungono da Tripoli, in un’intervista rilasciata dal premier libico Fayez al-Sarraj al quotidiano tedesco Bild, in cui ha espresso assoluta contrarietà a ospitare “migranti in cambio di soldi” (ANSA).

La dichiarazione si riferisce alla proposta ventilata nell’ultimo Consiglio Europeo di aprire hotspot in Libia per ospitare richiedenti asilo, alleggerendo così la pressione migratoria sulle coste europee. Un’idea fatta propria dal Presidente del Consiglio Conte e, in particolare, dal Ministro degli Interni Salvini, ma che da tempo circolava nei summit dell’Unione Europea. Lo sa bene Macron, il quale già l’anno scorso, dopo un vertice a tre con lo stesso Al-Serraj e Haftar, leader della Cirenaica, aveva annunciato l’imminente avvio dell’apertura di questi centri nell’ex colonia italiana.

A mesi di distanza da quella presa di posizione, nessuna struttura del genere è stata ancora aperta e oggi il capo del governo riconosciuto dalla comunità internazionale frena il progetto, dicendosi “‘molto stupito per il fatto che in Europa nessuno voglia più accogliere i migranti ma ‘chiedano’ a noi di prenderne centinaia di migliaia”. Sembrerebbe quindi una brusca virata delle autorità libiche rispetto all’atteggiamento di aperta collaborazione che hanno sempre dimostrato negli appuntamenti internazionali, in particolare con l’Eliseo. Soprattutto si allontana la possibilità di stringere un accordo come quello con la Turchia di Erdogan, che bloccò a suo tempo la rotta balcanica, pagando Ankara.

                                                       Campo profughi in Libia (Credits: Marco Di Bello/Facebook)

Sempre sulla stampa tedesca Al-Serraj ha voluto ribattere alle accuse dell’organizzazione citata in apertura, negando che la propria guardia costiera abbia abbandonato in mare alcuni naufraghi: “Non è vero” sono le sue parole. “Salviamo tutti i giorni centinaia di persone al largo delle nostre coste” ma “abbiamo bisogno di supporto logistico e finanziario per essere ancora più veloci ed efficaci”. Effettivamente la richiesta di Tripoli di mezzi per pattugliare la propria area marittima di competenza non è nuova. Proprio alcune settimane fa, in risposta a un’interrogazione parlamentare dell’On. Magi (+Europa) sulla condizione dei migranti negli attuali hotspot libici, Salvini aveva preannunciato l’invio di 12 motovedette alla locale Guardia Costiera.

Non si è trattato di un aiuto abbastanza sufficiente per monitorare l’intera fetta di Mediterraneo controllata da Tripoli, ma anche dal resto d’Europa è arrivato supporto logistico in questa direzione. Continua così il tragico rimpallo di responsabilità tra una costa e l’altra, mentre all’interno della stessa Unione Europea le posizioni degli Stati membri non si scompongono: ad esempio, di recente, il gruppo di Visegrád ha nuovamente ribadito ogni rifiuto per l’accoglienza di richiedenti asilo, rafforzando analoghe posizioni all’interno del Partito Popolare Europeo, di cui fanno parte la CDU di Angela Merkel e i nazionalisti di Victor Orbàn. Equilibri che potrebbero drasticamente cambiare da qui alle elezioni europee del 2019, quando un nuovo Parlamento Europeo sarà chiamato a votare la Commissione.

L’opposizione libica potrebbe rappresentare quindi uno stop importante per l’UE, chiamata ora a riformulare una propria politica sull’immigrazione mai apparsa definita. Nella speranza che riesca a prendere forma prima che sia troppo tardi, per tutti.

Sull’Autore

Nato in Friuli nel 1995, vivo e studio a Gorizia, dove seguo il corso di laurea in Scienze Internazionali e Diplomatiche dell'Università di Trieste. La passione per il giornalismo nasce al liceo, subito dopo quella per il calcio mi porta a diventare arbitro. Collaboro anche con Sconfinare e Messaggero Veneto.

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