Perché “Frosinone” è la canzone della mia generazione

Che alcune canzoni ritraggano con fedeltà la realtà vissuta da una generazione è cosa decisamente scontata ma ehi, ragazzi, com’è che sull’Internet non ho ancora trovato un articolo come quello che sto per scrivere? Niente paura, ci penso io. Questo è un articolo che ho in canna da almeno sei mesi ma nessun collega di altre testate è riuscito (almeno per quanto ne so io) a battermi sul tempo.

Io ho 26 anni, sono quasi bi-laureato (la prenderò mai ‘sta laurea magistrale?), fatico ad inserirmi nel mondo del lavoro (lavoro gratis nel campo della cultura e della comunicazione), sono nato in provincia (al Sud) e vivo in una grande città (Bologna può ancora considerarsi tale?) in condivisione con altri studenti. Insomma, sono uno dei tanti. Vedo tanti miei coetanei-e-non invischiati in una vita simile alla mia (sì, invischiati, anche se alla fine non ci stiamo così malaccio). I vecchi a volte ci danno dei “viziati” e degli “scansafatiche” e al contempo ci bloccano l’accesso al lavoro (loro malgrado, perché magari non vedono l’ora di andare in pensione), mentre gli yuppies 4oenni -che circa un decennio fa sono riusciti ad emergere dopo aver vissuto una situazione simile a quella che stiamo vivendo noi- cercano di sfruttare le nostre competenze. Non pretendo che questo quadro della situazione sia perfettamente realistico, l’ho scritto con una gran bella punta di frustrazione che ha forse deformato la mia percezione del mondo – o più semplicemente, del mondo, non ci ho capito un cazzo.

Fatto sta che l’unico che ha capito qualcosa di noi è Edoardo Calcutta:

Mangio la pizza e sono il solo sveglio / In tutta la città

La pizza come cliché e status-symbol della nostra esistenza urbana, collante della nostra generazione (“Vieni da me che ci ordiniamo una pizza”) e Grande Consolatrice (“Pizza al trancio: anestesia” dicono i Coma_Cose). La pizza quando sei solo, quando sei triste e non hai voglia di cucinare, quando sei malato, quando hai pochi soldi in tasca o sulla Postepay, quando sei con gli amici e su SkyGo in streaming illegale guardate Napoli-Juventus. E la grande sensazione di solitudine che sentiamo in una città che non è nostra, in cui non abbiamo ancora messo radici e in cui abbiamo pochi legami.

Bevo un bicchiere per pensare meglio / Per rivivere lo stesso sbaglio

L’altro grande cliché, insieme alla pizza: l’alcol. Per sentirsi grandi, per sentirsi poeti maledetti; da usare come alternativa al terapeuta, per ampliare le percezioni e ripensare ai proprio errori – da soli o in alcoliche sedute di auto-coscienza, almeno finché uno della comitiva non vomita.

A mezzanotte ne ho commessi un paio / Che ridere che fa

Tiriamo tardi e siamo pur sempre dei post-adolescenti: i nostri errori ci fanno star male ma dai, non sono poi la fine del mondo – però ci fanno ugualmente star male.

Mangio la pizza e sono il solo sveglio / In tutta la città

Mi sento così solo e scollegato dagli altri che mi sembra di essere l’unico a vivere questa situazione di disagio.

Cammino dritto fino al tuo risveglio / E stanotte se ci va / Noi a quest’America daremo un figlio / Che morirà in jihad

1. Anche se non sembra siamo adulti, e infatti se solo volessimo potremmo fare cose da adulti come mettere al mondo dei figli.
2. Se ci prende male, questa Terra Promessa (“Hai trovato l’America” direbbe mio nonno) costruita dalle generazioni precedenti la facciamo saltare; ma non noi e non subito, ché non sappiamo come fare e forse non ne abbiamo neanche troppa voglia.

Ti chiedo scusa se non è lo stesso / Di tanti anni fa

Sembrava tutto più semplice quando eravamo ragazzini, e tutti sembravamo destinati a grandi cose – ma ora ci sentiamo così inetti.

Leggo il giornale e c’è Papa Francesco / E il Frosinone in Serie A

Maledetto provincialismo che non passi mai di moda e che in fin dei conti ci rassicuri un po’.

Vado di corsa e non so il perché / E mi giro a guardare se perdo parti di me

Facciamo un sacco di cose, ma a che scopo? Che cosa stiamo ottenendo? Forse neanche facciamo quello che vorremmo, che sognavamo di fare. E magari stiamo pure scendendo a patti per farlo, noi che eravamo così incorruttibile fino a qualche anno fa.

Io ti giuro che torno a casa e mi guardo un film / L’Ultimo dei Mohicani non so di chi

La cultura, in particolare il cinema, come mezzo per emergere, per sentirsi esperti e partecipi, per darsi un tono alle feste e alle cene coi parenti – e infatti quanti amici cinefili avete? La cultura come strumento per dare un senso alle proprie giornate e non sentirle buttate, ché anche se oggi non ho risolto niente almeno stasera guardo un film e immagazzino un po’ di cultura pop; ma quella della competenza nel settore forse è solo un’illusione. Riassunto in una sola parola: bovarismo.

Io ti giuro che torno a casa e non so di chi (x2)

Giriamo come trottole, non sappiamo dove stiamo andando e non sappiamo quale sia il nostro porto sicuro.

Ti chiedo scusa per l’appartamento / E la rabbia che mi fa / Non ho lavato i piatti con lo Svelto / E questa è la mia libertà

Abbiamo situazioni abitative più o meno decorose, che simboleggiano la nostra sconfitta e la nostra estraneità allo stile di vita medio-alto che vorremmo. Non possiamo permetterci di vivere da soli e dividiamo casa con i coinquilini o con i nostri genitori: la nostra rivendicazione sociale è allora incrociare le braccia e non lavare i piatti: che gli altri si arrabbino pure, comando io! (Per un breve lasso di tempo e su una cosa insignificante, ma voglio godermi un attimo di potere).

Questa è la mia interpretazione di Frosinone, e la spiegazione del perché quando l’ascolto mi sento capito. Magari Edoardo voleva dire tutt’altro con la sua canzone, ma durante la triennale ho imparato che le derive interpretative sono brutte bestie. Anche tu, lettore, ti senti capito da Frosinone? O trovi che abbia scritto un mucchio di cazzate? (Dai fammi vedere quanto sei  alternativo e bovarista, sfoga sul mio articolo la tua frustrazione per il fatto di avere, nel tuo contesto sociale, lo stesso potere che ha il 2 di bastoni quando la briscola è spade).

Sull’Autore

Laurea triennale in Scienze della Comunicazione; appassionato di cinema, musica e sport. Sto ancora cercando di capire cosa farne della mia vita.

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