Decreto dignità: ecco cosa prevede

Stretta sul precariato, maxi indennità per i licenziamenti e un fisco più “light”, ma il primo provvedimento economico del Governo Conte si giostra fra luci e ombre

Nella serata di lunedì 2 luglio 2018 il Governo ha approvato quello che è stato ribattezzato “decreto dignità”. Si tratta di un decreto legge contenente misure urgenti e necessarie riguardo la dignità dei lavoratori e delle imprese. L’obiettivo dichiarato del provvedimento, varato sotto l’egida del Ministro del Lavoro e dello Sviluppo economico Luigi Di Maio, sarebbe quello di incrementare il numero di lavoratori a tempo indeterminato, a scapito dei precari. “È la Waterloo del precariato” ha infatti affermato il Ministro pentastellato in un video postato su Facebook, al termine del Consiglio dei Ministri.

La prima, importante novità introdotta dal decreto riguarda i contratti a tempo determinato: ne è stata diminuita la durata massima, da 36 a 24 mesi, ed è stato reinserito l’obbligo di fornire la causale qualora il contratto superi i 12 mesi. In questo modo il datore di lavoro sarà tenuto a giustificare l’assunzione di un dipendente a tempo determinato, specificandone la motivazione. Se però la riduzione della durata massima del contratto a tempo determinato ha ricevuto sufficiente plauso, le causali, precedentemente abolite dal Jobs Act, costituiscono il primo scoglio. Non tutte le aziende, infatti, potrebbero essere in grado di dimostrare in modo inequivocabile la reale necessità di assunzione di un lavoratore a tempo determinato. Tuttavia, se da una parte si intende disincentivare i contratti a tempo determinato, rendendoli più costosi, dall’altra non si fa riferimento a nessun tipo di incentivo per trasformare questi ultimi in contratti a tempo indeterminato.

Nel provvedimento è presente anche un maxi risarcimento per i licenziamenti, con l’aumento del 50% dell’indennizzo per i lavoratori ingiustamente licenziati. In caso di licenziamento senza giusta causa, dunque, l’indennizzo per il dipendente può arrivare fino a 36 mensilità. Il decreto intende inoltre arginare le delocalizzazioni all’estero: se un’impresa beneficiaria dell’aiuto pubblico decide di trasferirsi fuori dall’Italia entro cinque anni dal momento in cui ha ricevuto un qualsivoglia tipo di sostegno dallo Stato, perderà il beneficio concesso e dovrà restituire l’importo ricevuto maggiorato dagli interessi.

Una stretta importante è quella che riguarda il gioco d’azzardo: si propone in particolare lo stop a “qualsiasi forma di pubblicità, anche indiretta, relativa a giochi o scommesse con vincite di denaro“. Saranno, però, esclusi dal provvedimento i contratti pubblicitari già in essere e le pubblicità della Lotteria Italia. Un’altra norma prevista dal decreto riguarda invece gli insegnanti delle lauree magistrali, che per effetto della sentenza del Consiglio di Stato avrebbero dovuto essere licenziati. “Abbiamo prorogato di 120 giorni gli effetti” ha spiegato il Ministro Di Maio “in modo tale da trovare una soluzione per quegli insegnanti che ci stanno a cuore e che abbiamo incontrato in giro per l’Italia durante la campagna elettorale“.

In ultimo, il “decreto dignità” prevede una serie di misure in tema di semplificazione fiscale, come la revisione del cosiddetto “redditometro” in chiave di contrasto all’economia sommersa, il rinvio a febbraio 2019 della scadenza per la presentazione dello “spesometro” (quindi l’obbligo per le imprese o i lavoratori autonomi di comunicare i dati delle fatture emesse e ricevute) e l’abolizione dello split-payment per i professionisti.

Nonostante la grande soddisfazione dimostrata dalla maggioranza, non sono mancate le critiche. Confindustria, in primis, non ha visto di buon occhio le manovre contenute nel decreto: “Il primo atto collegiale del nuovo esecutivo è un segnale molto negativo per il mondo delle imprese“. “Il decreto dignità non è contro le imprese: è contro la burocrazia e il Jobs Act” aveva, invece, affermato il Premier Giuseppe Conte. Non si è dimostrato dello stesso parere il suo predecessore, l’ex Presidente del Consiglio Paolo Gentiloni, il quale, affidando i suoi pensieri a Twitter sostiene che il provvedimento “introduce soltanto ostacoli per lavoro e investimenti” aggiungendo un tagliente “lasciamo stare la dignità“.

Non sono mancati, infine, gli attacchi di Forza Italia: “I nuovi dati Istat sul numero di occupati a tempo determinato dimostrano quanto sia insensato il proposito del governo, e in particolare del vicepremier Luigi Di Maio, di penalizzare con aggravi burocratici e costi contributivi le aziende che intendono rinnovare contratti a termine per i loro dipendenti. Ci si illude che, così facendo, le aziende assumerebbero di più a tempo indeterminato” è quanto si legge in una nota del vice presidente della Camera Mara Carfagna.

Sull’Autore

Aspirante giornalista e scrittrice in erba. Vivo a Bologna, dove studio Lettere Moderne all’Università. Amo la politica, i complotti e gli animali. Ho pochi obiettivi sicuri nella vita, primo fra tutti vincere il Pulitzer

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