Community Instagram: tutto il resto è “storia”

Com’è che si dice? Ad ognuno il suo. E invece no: ad ognuno tutto quanto. Diciamoci la verità, il social del cuore ce l’abbiamo tutti solo che, stando a tutti i numeri e le statistiche di cui siamo sommersi tutti i giorni, pare che sia lo stesso un po’ per tutti: Instagram.
Chi non conosce il mito di Crono e Urano alzi la mano, ve la raccontiamo. Urano era un padre malefico e prepotente che odiava l’aspetto mostruoso dei suoi figli a tal punto da farli sprofondare nel centro della terra. Crono, figlio minore ma pieno di coraggio e inventiva, una notte riesce ad aggredire Urano, lo evira e si impossessa del regno. Dal mito al social è un attimo ed ecco che anche papà Facebook sta facendo i conti con il non più minore figlioccio Instagram, “adottato” nel 2012.

UN MILIARDO DI ISCRITTI

Nato dal genio di Mike Krieger e Kevin Systrom nel 2010, Instagram non può più essere definito come un social network, ma è a tutti gli effetti un marketplace interattivo, sempre più dinamico, sempre più indispensabile.
Perché Instagram funziona più di Facebook? Potremmo dilungarci ore e ore, per righe e righe di analisi di dati, ma la verità è che i social non sono un’estensione delle tensioni emotive umane e in tutta sincerità non credo nemmeno che lo siano mai stati. Il fatto è che sin dal primo approccio, e di qualsiasi format possiamo parlare, le dinamiche di un social vengono immediatamente interiorizzate. Non c’è gradualità, non c’è principio di esclusione. Conosciamo un social, lo usiamo un paio di ore e immediatamente diventa parte integrante della nostra quotidianità.

Instagram soddisfa il nostro bisogno di essere riconosciuti nella nostra essenza/presenza digitale? Vero. Instagram ottimizza i tempi di interazione con le nostre sfere di interesse? Parzialmente vero.
Instagram è esibizionismo ostentato all’ennesima potenza seppur mascherato in tutti i modi possibili e immaginabili? Non per forza vero, ma possibile.
A cercare le risposte nella maggior parte dei casi, si perde qualche pezzo si sa. Al di là dei tentativi analitici bisogna partire da un presupposto fondamentale: riconoscere la diretta associazione tra fenomeno e strumento. Instagram è uno strumento che genera “fenomeno” nella misura in cui è il ‘fenomeno’ che creiamo continuamente noi, quella che gli esperti chiamano identità digitale, ad aver bisogno di essere adeguatamente legittimato. Quindi, perché vince? Perché crea percezioni visive, perché altera creando altrettante percezioni visive, perché l’elemento testuale è minimo, perché corre sui tempi minimi per tenere sempre più alta la soglia dell’attenzione. E riesce a fare tutto questo perché pur integrando continuamente contenuti e features, non snatura mai se stesso, non si lascia invadere dall’adv, ma lascia all’utente lo spazio necessario per credere che le sue scelte non siano pilotate manco un po’.

 

IG STORIES MANIA

Ora parte il quiz: quante storie al giorno condividiamo? Su, siamo sinceri: troppe. Del resto, dovremmo pur contribuire a formare i 400 milioni di utenti giornalieri per le IG stories. O no?
Numeri da record in tempi record: per festeggiare questo importante traguardo Instagram ha fatto il pieno di novità: IgTV, la categorizzazione indicizzata dei contenuti, la musica nelle stories, Instagram Lite.

“Quello dei brevi contenuti verticali è un vero e proprio successo che in poco tempo è stato in grado di cannibalizzare completamente Snapchat, raggiungendo quasi il doppio degli utenti quotidiani del concorrente giallo”.
Tra le ultime novità, infatti, la funzionalità che permette di inserire un sottofondo musicale all’interno delle storie. Niente di più facile: dal menu degli adesivi basta individuare la nuova voce (“Musica”, piuttosto intuitivo), cliccarci per aprire la libreria e selezionare il brano desiderato che sarà il sottofondo scelto per la story che state realizzando. Chiaramente di ogni canzone può essere selezionata esattamente la parte che desiderate utilizzare nel video.
Ultimo arrivato, Instagram Lite, l’app che “permette di risparmiare spazio sullo smartphone e può essere scaricata velocemente su ogni tipo di dispositivo”. Diciamo pure che dopo Facebook Lite, lanciata nel 2016 con 200 milioni di utenti dopo appena due anni, e Messenger Lite, la “novità” era piuttosto prevedibile. L’app è infatti pensata per essere scaricata da tutti i browser in contesti con scarsa disponibilità di storage, nonché luoghi a bassa copertura e diffusione di rete dati, in modo tale da poter comunque pubblicare foto inserendo i tipici filtri, guardare le Storie e navigare nella pagina Esplora. Mancano invece i Direct e la possibilità di condividere video.

Sull’Autore

Laureata in Editoria e Scrittura, Specializzata in Giornalismo d'inchiesta, Master in Comunicazione, Web Marketing e Social Media. Lavoro con i numeri, ma scrivo perchè ho un conto in sospeso con le parole, quelle forti che quando le pronunci muovono tutto intorno, come un sasso lanciato nell'acqua.

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