“Il Sacrificio del Cervo Sacro”, la tragedia e il mito

Il Sacrificio del Cervo Sacro è l’ultimo film diretto da Yorgos Lanthimos, girato tra il 2016 e 2017, ma uscito nelle sale italiane il 28 giugno 2018. Il film si è aggiudicato il premio per la migliore sceneggiatura al Festival di Cannes 2017 e può vantare la partecipazione di due star del cinema americano: Colin Farrell e Nicole Kidman. È degna di nota anche la recitazione del giovane Barry Keoghan nei panni dell’ambiguo Martin.

Perché si possano comprendere i temi messi in gioco all’interno del film e il modo di trattarli, è bene considerare i rapporti ipertestuali che esso intrattiene con la tragedia greca e in particolare col mito di Ifigenia.

Quando la flotta greca si appresta a salpare verso Troia, l’intervento della dea Artemide crea delle condizioni meteorologiche che ne rendono impossibile la partenza. Viene consultato il sacerdote Calcante e il suo responso è terribile: per placare l’ira della dea è necessario sacrificare Ifigenia, figlia primogenita di Agamennone. Da questo punto in poi esistono diverse varianti del mito. Nell’Agamennone di Eschilo, così come nel De Rerum Natura di Lucrezio, il sacrificio è effettivamente compiuto. Nell’Ifigenia in Aulide, seguita dall’Ifigenia in Tauride, di Eschilo al momento del sacrificio la dea interviene e sostituisce Ifigenia con una cerva, animale a lei sacro.

Qualunque versione del mito si scelga, permane il tema di fondo. Agamennone, contemporaneamente padre e condottiero, è posto di fronte a una scelta drammatica. Egli deve decidere se sottrarsi al volere degli dei causando così gravi danni al suo popolo, oppure acconsentire a esso e uccidere la primogenita. Si tratta di un motivo ricorrente nella tragedia greca, dove spesso la tensione drammatica risiede nel contrasto tra la volontà dell’eroe e quella degli dei.

                           Giovan Battista Tiepolo, Il Sacrificio di Ifigenia, 1757, Villa Valmarana, Vicenza.

Il mito di Ifigenia ha avuto numerose riprese nel corso della storia dell’arte e della letteratura. Il Sacrificio del Cervo Sacro non è altro che un’interpretazione cinematografica (peraltro non la prima) di esso. A tale proposito sono degni di nota due aspetti propri del processo di passaggio da un codice all’altro, detto di transcodificazione. Il primo riguarda i caratteri originari dell’opera che sopravvivono e migrano dal codice letterario a quello cinematografico. Il secondo consiste nella novità apportata dal nuovo codice, dunque dei valori specificamente cinematografici dell’opera.

I tratti dell’opera che sopravvivono alla transcodificazione sono essenzialmente il suo carattere tragico e mitologico. Come abbiamo visto, la tragedia greca mette in scena tensioni tra la volontà umana e quella divina e così succede nel film. La razionalità dell’uomo di scienza si scontra con lo sconosciuto, con forze indicibili e inafferrabili. L’incapacità del protagonista di trattare la realtà con gli strumenti a cui è abituato – in questo caso gli insegnamenti della medicina e una condotta sociale fortemente codificata – lo portano a una grave crisi di valori, che lo spinge alla violenza e all’irrazionalità.

Dall’altro lato, permangono i caratteri del mito. Il mito è prototipo di ogni credenza collettiva, esplicita modelli di pensiero ed è costruito intorno ai temi più grandi, più universali. La distanza tra i valori individuali e quelli della società, il dilemma della scelta tra ciò che è giusto e ciò che si vorrebbe fare, sono alcuni tra i suoi temi di fondo, che ricorrono nel film. Anche il rapporto genitori-figli e marito-moglie sono costantemente influenzati dalla cultura di appartenenza. Il carattere mitologico del film contribuisce a spogliarli di tutto ciò che non è necessario, mostrandoli nella loro universalità a-culturale.

L’aspetto puramente cinematografico e dunque pregno di novità va ricercato nella recitazione voluta e diretta dal regista. Lanthimos lavora con i suoi attori per rincorrere e far rivivere lo stile austero e compassato di Robert Bresson. La recitazione è infatti spogliata fino all’estremo, eliminando ogni possibile spettacolarizzazione. Quest’approccio antinaturalistico, in cui gli attori leggono le battute senza alcuna emozione porta a un rapporto particolare con gli spettatori. Questi devono partecipare con razionalità al film, senza farsi distrarre dal dialogo quotidiano e ricercando costantemente il senso profondo di ciò che è detto. Si tratta di uno stile difficile e non coinvolgente, ma capace di portare a una comprensione superiore delle forze e dei processi in atto all’interno del film.

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