Dal cinematografo Lumière a Griffith: nascita di un’arte

Il 28 dicembre 1895 i fratelli Auguste e Louis Lumière organizzano a Parigi la prima proiezione pubblica e a pagamento di dieci film realizzati tramite il loro cinématographe (successivamente riporto le  tre diverse versioni del primo che venne proiettato: La Sortie de l’usine Luminère)Vent’anni dopo, l’8 febbraio 1915, uscì nelle sale americane The Birth of a Nation di David Wark Griffith, un film grandioso, dalla durata di 190 minuti, che dà convenzionalmente inizio al cinema narrativo così come lo concepiamo tutt’oggi. Cosa è successo in quei vent’anni? Attraverso quali trasformazioni il cinematografo Lumière si è trasformato nel più importante mezzo di narrazione del Novecento?

Per meglio capire l’evoluzione che ha permesso il passaggio dal cinematografo al cinema è bene dare una breve panoramica della storia dei film girati durante quei vent’anni. Riporterò qualche caso esemplare, ma si tenga sempre presente che tale evoluzione è in realtà frutto di un lavoro collettivo che coinvolse pionieri della regia, operatori e soprattutto la nascente industria cinematografica.

Lo studioso Noël Burch, autore de Il lucernario dell’infinito. Nascita del linguaggio cinematografico, individua due sistemi fondamentali: il Modo di Rappresentazione Primitivo e il Modo di Rappresentazione Istituzionale. Il primo si riferisce al cinema delle origini, caratterizzato dall’autarchia dell’inquadratura. Con il montaggio non ancora nato o non sviluppato in tutte le sue potenzialità infatti non vi era modo di far interagire diverse inquadrature. Anche quando i film aumentarono in durata e diventò necessario “cucire” diverse inquadrature queste conservarono la propria autonomia e l’azione rimane racchiusa all’interno di esse, senza essere scomposta in più momenti.

Il Modo di Rappresentazione Istituzionale invece si riferisce a un cinema ormai maturo e capace di articolare spazio e tempo del racconto tramite il montaggio. Esso si riferisce a quel sistema di tecniche e convenzioni proprie del cinema classico hollywoodiano, perfezionate e formalizzate proprio da Griffith. Ripercorrere la storia del cinema delle origini significa dunque rintracciare i momenti e le innovazioni che permisero il passaggio dal cinema primitivo e quello istituzionale. Ruolo da protagonista in quel periodo spettò senz’altro al montaggio.

Le vedute dei Lumière (loro stessi chiamavano vues i loro film) hanno molto poco di narrativo. Il loro metodo consisteva principalmente nell’istruire operatori che poi avrebbero inviato in giro per la Francia, l’Europa e luoghi più esotici, così da “mostrare il mondo al mondo”. Nel catalogo Lumière sono presenti tuttavia alcuni film di finzione, come il precedente L’arroseur arrosé. Si tratta di un ottimo esempio di cinema primitivo: una sola inquadratura, luce uniforme, scena centripeta (il giardiniere riporta il ragazzo al centro dell’inquadratura per punirlo) e camera fissa posizionata frontalmente a mezza altezza.

Se i Lumière mostrarono scarso interesse nel montaggio, chi ne intuì le potenzialità fu George Méliès. Egli sfruttò la nuova tecnologia per mettere in scena trucchi, mondi fatati e creature magiche. I suoi film sono di durata considerevolmente maggiore rispetto alle vedute Lumière, talvolta presentando un principio di impianto narrativo. È il caso del celebre Le Voyage dans la Lune. L’interesse di Méliès tuttavia non risiedeva nello sviluppo del racconto. Per quanto sia presente una linea narrativa, non vi è alcun collegamento tra un’inquadratura e l’altra. La narrazione procede per episodi autonomi e funge da pretesto per l’esibizione dei trucchi e dei costumi.

Egli voleva, così come i Lumière, affascinare gli spettatori con la pura mostrazione. La differenza risiede nella scelta dei soggetti. Da un lato il mondo reale, la vita nelle città e le esibizioni circensi, dall’altro il fantastico e il mondo magico dell’immaginazione.

Il grande merito di Méliès fu di aver dato via a un percorso che non poté più essere fermato. Il montaggio infatti aveva mostrato le sue potenzialità, che non vennero ignorate dai pionieri del cinema a lui contemporanei. In particolare è bene concentrarsi sulla micro-scena della caduta del razzo. Al minuto 11.11 del precedente video si vede il razzo partire dalla Luna. La sua caduta sulla Terra è scomposta in tre inquadrature. Esse sono legate dalla continuità del movimento e dalla sua direzione. Si tratta di un’innovazione – forse involontaria – che aprì le porte al montaggio continuo e organico, capace di raccordare un’inquadratura all’altra tramite il movimento.

Perché questo percorso fosse portato fino in fondo è necessario spostare l’attenzione sui pionieri di Brighton, in Inghilterra. A portare avanti le ricerche sulla linearizzazione del racconto e sulla messa in comunicazione di spazi e inquadrature contigue fu James Williamson. Egli usò sistematicamente il montaggio di spazi separati come espediente per mettere in scena la successione delle diverse parti dell’azione. In Stop Thief! una singola azione è scomposta in tre diverse inquadrature. Esse diventano quindi dipendenti l’una dall’altra e concorrono insieme a formare l’organicità del film.

Un’innovazione complementare a quella di Williamson avvenne ad opera di George Albert Smith, anch’egli di Brighton. A lui dobbiamo la mobilità della macchina da presa, capace di riprodurre diversi punti di vista. Inizialmente non era contemplata alcuna posizione della macchina da presa che non riproducesse la visuale di un ipotetico spettatore “di terza fila a teatro”. La frontalità e l’immobilità sono caratteristiche rintracciabili in quasi tutto il cinema primitivo.

Smith sfruttò diversi espedienti per spostare il punto di vista, tra cui quello del video successivo, Grandma’s Reading Glass. L’introduzione dell’inquadratura soggettiva permise un montaggio analitico, capace di decostruire e ricostruire lo spazio, così da mostrare di volta in volta ciò che era necessario alla narrazione.

Tutte le innovazioni, gli esperimenti e i tentativi realizzati in maniera piuttosto empirica dai pionieri del cinema vennero raccolti, perfezionati e sintetizzati da uno dei primi veri registi cinematografici: David Wark Griffith. Egli, scritturato dalla casa di produzione Biograph, iniziò nel 1908 un lavoro di messa a punto del linguaggio cinematografico basato sulla narratività. Il suo merito fu di raccogliere le numerosissime suggestioni che gli arrivavano dai colleghi e dalle opere con cui aveva a che fare. Operando una sintesi tra il montaggio analitico di Smith e quello lineare di Williamson mise a punto un sistema di regole empiriche e convenzioni che fu la base del cinema americano narrativo classico e per alcuni aspetti è tutt’ora valido.

La prova definitiva della forza del cinema di Griffith avvenne nel 1915, con l’uscita nelle sale del suo capolavoro The Birth of a Nation. Ambientato durante la guerra civile americana, il film fa un uso ormai maturo e disinvolto del montaggio, articola il racconto attraverso il tempo e lo spazio e possiede le risorse per misurarsi con la durata non indifferente di circa tre ore. Il cinema aveva ormai acquisito il suo linguaggio e si preparava a diventare la forma d’arte principe del Novecento. Nascita di una nazione, ma anche nascita di un’arte.

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