Salvini si riprende la sovranità come Craxi nel ’85, ma senza salvare gli ostaggi

L’universo di senso comunemente attribuito al termine sovranità è oltremodo vasto, ben più di quello che realmente l’ordinamento giuridico tra stati preveda, più schierato invece verso il significato etimologico del termine: potere originario e indipendente da ogni altro potere. Dalle reazioni alle più recenti cronache emerge questo, che allo stato viene accostato il sopracitato potere, originario e indipendente.

Lo si vede nell’inscalfibile rotta segnata dal Ministro degli Interni Matteo Salvini, scegliendo di chiudere i porti italiani alla nave Aquarius, con 629 persone a bordo partite dalle coste libiche e ora in rotta verso la città di Valencia, a circa 4 giorni di viaggio. Questa decisione viola diversi tipi di norme, dalla Convenzione di Dublino alle regole del soccorso in mare, ma più di questo viola un principio di umanità che andrebbe tenuto vivo in ogni circostanza. Questa decisione però è anche un’affermazione di sovranità, parte della popolazione sta assimilando questo provvedimento come un ridestarsi del capo, quasi con una punta di ritrovato orgoglio per questo Ministro che riscrive le regole.

Il tema della sovranità unito alle immagini di questa umanità sospesa tra i flutti funziona come una sorta di flashback per parole chiave che riporta alla memoria un altro episodio in cui l’Italia si fece sovrana: l’attacco terroristico alla nave Achille Lauro e la crisi di Sigonella. “Si fece sovrana”, anche stavolta è questo il ricordo consegnato alla storia, quello di un Primo Ministro in grado di farsi valere sul proprio territorio anche nei confronti degli Stati Uniti, prima potenza mondiale e ottimo alleato economico. Un ricordo, quello di Bettino Craxi, che vede Sigonella tra i principali argomenti usati per sbiadire la macchia Tangentopoli nelle gare dell’amarcord politico e delle chiacchiere da bar.

Anche allora il governo era figlio di un accordo difficile, il pentapartito del 1985 formato da DC, PLI, PRI, PSDI e PSI. Ministro degli Esteri Giulio Andreotti, Giovanni Spadolini alla Difesa, questa era la squadra che insieme al premier Craxi affrontò una delle più gravi crisi diplomatiche nella storia della Repubblica. Fu obiettivo primario del governo mettere prima in sicurezza l’Achille Lauro, nave da crociera con oltre 300 tra passeggeri e personale di bordo, presa in ostaggio da quattro terroristi palestinesi armati che chiedevano la scarcerazione di 50 loro compagni dalle carceri israeliane; durante l’occupazione della nave uccisero un passeggero di nazionalità statunitense, fatto che però venne alla luce dopo la liberazione della nave e il trasporto dei terroristi all’aeroporto del Cairo.

Da qui in poi seguirà una lunga serie di ingerenze da parte del Presidente Reagan nei confronti del governo italiano reo di non aver consegnato i terroristi agli statunitensi, un climax che portò alla iconica scena composta da questo 737 atterrato all’aeroporto siciliano di Sigonella con a bordo i terroristi e accerchiato da un primo cordone di carabinieri, questi a loro volta accerchiati da 60 navy seal tenuti sotto tiro da altre pattuglie di carabinieri giunti in rinforzo da Catania e Siracusa. Gli americani si arrenderanno e alla fine pace sarà fatta tra Italia e States con Reagan che, poco tempo dopo in una lettera, saluterà Craxi con la famosa “Dear Bettino” ricucendo l’amicizia sgualcita con il partner italiano, grazie anche a quella dubbia concessione di Craxi riguardo l’utilizzo di Sigonella da parte degli americani per “esercitazioni militari nel golfo della Sirte”, in acque libiche.

La sovranità di un popolo palesata resistendo alla prova di forza di un paese più forte, difendendo gli interessi degli ostaggi come prima istanza. In un parallelismo anacronistico il nostro paese torna a essere sovrano resistendo alle direttive di un’organizzazione sovranazionale, mettendo gli interessi degli ostaggi in secondo piano. Resta il fatto che anche quella di Salvini è una vittoria diplomatica in piena regola, come ribadito anche dallo stesso ministro leghista che ha detto: “alzare garbatamente la voce paga”. A diventare statisti ci vuole poco ma paga davvero alzare la voce se la Spagna accetta lo sbarco dell’Aquarius al porto di Valencia e l’UE si prepara a ridiscutere gli accordi di Dublino, se quando arriva il rimprovero di Macron anche Mentana scende in battaglia con l’elmo di Scipio a dire che questa Europa non ci può giudicare. Così tutti, o quasi, applaudono nel parlamento pentaleghista, come nel ‘85 alla fine della dissertazione di Bettino Craxi sui fatti di Sigonella. All’epoca quelli del PCI erano tra i più calorosi nell’applaudire il premier socialista in grado di salvare gli ostaggi, i rapporti con gli USA e la faccia. Oggi c’è Salvini che chiude il dialogo diplomatico al primo hashtag e il PD che s’aggrappa a un commento indignato mentre s’interroga su cosa sia andato storto con Minniti.

Sull’Autore

Napoletano, emigrato a Roma. Scrittore per passione, giornalista per devozione. Nella valigia di cartone gli opendata, i tweet di Gasparri e altre cose più o meno serie. Articolista per Mangiatori di Cervello, vincitore dell'Amazon Scholarship 2016, autore del blog CrocifissoInvano.

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