Lo stato pietoso della difesa tedesca

Di Jonas Vallone

Uno degli arei A400M dell’aeronautica tedesca

Qual è il paese più potente d’Europa? Di solito la risposta risulta immediata: la Germania, il paese più ricco e popoloso, leader incontrastato del continente, per lo meno a livello economico. Eppure c’è un ambito in cui Berlino non solo non riesce ad eccellere, ma si trova in una condizione seriamente precaria: le forze armate. A causa di decenni di finanziamenti insufficienti, diversi aspetti della Bundeswehr (le forze armate tedesche) sono ripetutamente stati descritti come un “disastro”. La mancanza di equipaggiamento e personale, l’assenza di una visione strategica e l’incompetenza riguardo all’approvvigionamento e alla progettazione di nuovi armamenti hanno reso la Bundeswehr impreparata, di fatto, al combattimento.

Il problema principale è che la maggior parte dell’equipaggiamento necessario affinché le forze armate possano essere prontamente operative è rovinato, non funziona bene o non esiste proprio. Dalla fine della Guerra Fredda la Bundeswehr ha smesso di mantenere quantità consistenti di pezzi di ricambio, ordinandoli invece solo quando necessario. Ciò ha provocato spesso notevoli ritardi nel piano di manutenzione e riparazione, rendendo indisponibile un ingente ammontare di attrezzature militari.

Per esempio, nessuno dei sei sottomarini del modello 212A è diventato operativo tra l’ottobre del 2017 e il maggio del 2018. Il commissario parlamentare per le forze armate ha inoltre chiesto alla marina tedesca di non schierare ulteriori fregate per missioni NATO, UE e ONU, dal momento che c’è il rischio che “le navi operative finiscano presto”. La situazione non è diversa in altri reparti delle forze armate: lo scorso novembre, ad esempio, è stato riportato che tra i 244 carri armati del tipo Leopard 2 appartenenti all’esercito, solo 95 erano operativi.

L’aeronautica non è da meno: ci sono giorni in cui nessuno dei 14 aerei di trasporto A400M è disponibile. Alla fine del 2017 potevano essere dispiegati soltanto 26 caccia Tornado tedeschi (su un totale di 93) e mediamente tale cifra non supera la metà dei velivoli. Ricordiamo inoltre che la Bundeswehr aveva ingaggiato un’azienda privata per fornire elicotteri da addestramento, così da permettere ai piloti di esercitarsi mentre gli altri elicotteri in dotazione alle forze armate erano in manutenzione.

Un altro problema è che anche quando l’equipaggiamento è disponibile non funziona sempre in maniera soddisfacente. L’esempio più recente è il programma per le nuove fregate F-125: la prima nave di questo modello fu consegnata nel 2016 per accertamenti, ma alcuni mesi fa si è constatato che “non funziona veramente”. A quanto pare c’erano problemi con il sistema operativo centrale, il radar, i collegamenti elettronici ed il rivestimento ignifugo dei serbatoi per il carburante, oltre ad un’inclinazione verso tribordo. In altri casi, le criticità sono emerse solo dopo la fase di prova. Per esempio, a proposito del Heckler & Koch G36, fucile d’assalto standard dell’esercito per gli ultimi 20 anni, si è detto, anche se è una questione dibattuta, che si surriscalda e perde accuratezza in ambienti caldi o quando si spara con frequenza rapida. Anche i Tornado, già menzionati prima, presentano dei punti deboli, in primis l’equipaggiamento poco idoneo a molte missioni di cruciale importanza. Nello specifico, l’aereo, in funzione dagli anni Ottanta, non ha un sistema di comunicazione criptato (richiesto per missioni internazionali) e aggiornato, perciò c’è il rischio di intercettazioni. L’aereo manca anche di un sistema di identificazione friend-or-foe, richiesto per le missioni NATO. Infine, è stato riportato che le luci nella cabina accecano i piloti di notte, impedendo loro di volare.

Il terzo problema è, come già detto, l’assoluta scarsità di equipaggiamenti essenziali. Ciò ha avuto ripercussioni negative sulla partecipazione tedesca ad alcune missioni NATO, in particolare l’assenza di abbigliamento invernale, tende e strumenti per la visione notturna. In un episodio piuttosto surreale, durante un’esercitazione NATO nel 2014, alcuni soldati tedeschi cercarono di nascondere la mancanza di mitragliatrici dipingendo di nero alcuni manici di scopa e fissandoli sui loro veicoli. In alcuni casi, la mancanza di equipaggiamento può addirittura mettere i soldati in pericolo immediato. Per la carenza di mezzi blindati, soldati tedeschi schierati in Mali sono già stati trasportati attraverso zone pericolose con pullman regolari. Si pensi poi che, stando ad una stima effettuata nel 2014, se la Russia avesse attaccato l’Europa quell’anno, la Germania avrebbe esaurito le proprie munizioni entro una settimana. Da allora la Bundeswehr ha ricominciato ad aumentare gli stock di riserve.

Soldato tedesco con il fucile G36

Veniamo alla questione del personale militare: nonostante il fatto che negli ultimi decenni le mansioni tipiche delle forze armate siano aumentate, in Germania il numero dei militari effettivi si è ridotto dai 500.000 alla fine della Guerra Fredda ai 180.000 di oggi. Considerando inoltre che dal 2011 la Bundeswehr recluta su base esclusivamente volontaria, non è difficile capire per quale ragione si siano verificate talvolta delle significative mancanze di personale qualificato.

Per dare un’idea del problema è sufficiente ricordare che al momento sono aperte all’incirca 21.000 posizioni vacanti per ufficiali, ci sono pochissimi piloti in grado di guidare l’elicottero Eurocopter Tiger (e nemmeno loro hanno raggiunto le 140 ore di volo che la NATO richiede per questo modello) e ci sono solo tre equipaggi qualificati per i sottomarini 212A, nonostante la Germania ne possa teoricamente schierare sei. L’assenza di una strategia definita in merito alle minacce che la Bundeswehr sarà chiamata ad affrontare potrà rendere più complesso l’approvvigionamento di attrezzature militari in futuro. Se nel 2011 la guerra asimmetrica sembrava l’unica priorità, tre anni più tardi, dopo l’aggressione russa all’Ucraina, le possibilità di un conflitto convenzionale sono nuovamente aumentate. Questa confusione a livello strategico ha poi avuto un impatto sulle decisioni operative, come nel caso delle fregate: inizialmente i responsabili del procurement volevano una nave versatile, capace di competere con la Russia nel Mar Baltico e di partecipare a missioni umanitarie in tutto il mondo. Più tardi, però, si decise di eliminare molti armamenti pesanti dal progetto e di focalizzarsi sull’attacco ai nemici a terra (incluso il trasporto di truppe di sbarco). Il risultato è stato una nave con diversi punti deboli e che faticherebbe a difendersi dai sottomarini nemici o da terroristi equipaggiati con missili antinave.

La fregata F125 difettosa

I tagli al personale, alle commesse e agli equipaggiamenti militari hanno lentamente eroso numerose competenze nell’ambito dell’industria della difesa: un’intera generazione di ingegneri tedeschi non ha mai lavorato a grandi progetti militari e mentre le aziende tedesche continuano a difendere la loro quota di mercato nel settore delle armi leggere (fucili, cannoni e carri armati), lo stesso non si può affermare per gli armamenti più grandi e complessi. Inoltre, i migliori ingegneri del paese difficilmente sono attratti dall’industria della difesa, preferendo mettere le proprie competenze al servizio di vere eccellenze nazionali come l’industria automobilistica.

In conclusione, molti dei fallimenti della Bundeswehr hanno origine in un budget per la difesa decisamente troppo ridotto, secondo diversi parametri. E’ vero che le spese militari aumenteranno in maniera significativa nei prossimi anni (da €37 miliardi nel 2017 a circa €42.4 miliardi nel 2021), ma ciò non basterà a raggiungere il target Nato del 2%. E anche se la spesa aumentasse più rapidamente, acquisire nuove competenze richiede tempo. Sembra perciò che, almeno nell’immediato futuro, la Bundeswehr sia destinata in ogni caso ad essere debole.

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