Un anno di “Piano rom” della Capitale. “Occorre profonda revisione”

Se il Comune si impegna a dare a ciascuno una casa popolare o una via di uscita, ok. Ma senza soldi e documenti è molto difficile trovare una casa in affitto, noi siamo in 13”. Questa è una delle preoccupazioni dei residenti de La Barbuta, uno degli insediamenti rom di Roma. Nella Capitale sono circa 6.900 le persone rom che vivono in emergenza abitativa, rappresentando lo 0,24% della popolazione romana.
L’appello di Associazione 21 luglio: “Ad oggi il Piano non sta funzionando, occorre una profonda revisione”.

Oggi in Campidoglio è stato presentato “Il Piano di Carta”, un monitoraggio dei primi dodici mesi del “Piano rom” della Capitale. Il documento della giunta Raggi pianifica il superamento dei campi di Monachina, La Barbuta e di Camping River.

Il piano capitolino prevede il reperimento di immobili per i beneficiari in possesso delle condizioni minime economiche, formazione e accesso al lavoro, la scolarizzazione dei bambini e l’accesso ai servizi socio-sanitari. “Per noi oggi è un giorno molto importante – affermò la sindaca Virginia Raggi il 31 maggio 2017 nel corso della conferenza stampa – perché finalmente a Roma saranno superati i campi rom”.  Le famiglie, per beneficiare delle azioni previste dal piano, devono sottoscrivere il “Patto di Responsabilità Solidale” con Roma Capitale, con impegno da parte del soggetto che aderisce.

Secondo la costante attività di Associazione 21 luglio, circa 4.400 rom vivono in 17 insediamenti formali (detti anche “campi tollerati”), progettati dalle passate Amministrazioni, ma nel corso degli anni privati di alcuni servizi essenziali.

Almeno 1.600 rom invece vivono in 300 “campi abusivi”, che non vengono compresi nel piano. In assenza di qualsiasi progettazione di caratteri inclusivo per questi nuclei sono rimasti gli sgomberi forzati. Dal 31 maggio 2017, giorno di presentazione del “Piano rom” al 10 maggio 2018, sono stati 28 gli sgomberi forzati perpetrati dalle autorità capitoline che, in assenza delle garanzie procedurali previste dalle Nazioni Unite, hanno coinvolto un totale di circa 700 persone per un costo stimato di circa 880 mila euro.

Era prevista la chiusura dell’insediamento Camping River, fissata per il 30 settembre 2017. La scadenza però non è mai stata rispettata: ad oggi l’insediamento è ancora aperto e le condizioni di vita al suo interno sono peggiorate. Risulta drammatica anche la situazione scolastica dei minori rom. Secondo il Dipartimento Servizi Educativi e Scolastiche di Roma Capitale, il numero di minori rom iscritti alla scuola dell’obbligo è calato da 2.000 a 1.025 unità.

Solo una profonda revisione del Piano rom, urgente e immediata, potrà consentire un diverso impatto delle azioni promosse dal Campidoglio – l’appello rivolto alla sindaca Raggi dall’Associazione 21 lugliooggi risulta lesivo dei diritti fondamentali”.

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