Immigrazione: il caso Zuccaro e la propaganda xenofoba

Gettare fango è tanto semplice quanto distruttivo. Un anno dopo le accuse avanzate dal Procuratore Carmelo Zuccaro nei confronti delle ONG, pare che la situazione legata all’immigrazione sia “silenziosamente” peggiorata a livello politico. Ecco l’analisi dei problemi che si causano quando si perseguono gli interessi personali abbandonando la professionalità.

Poco più di un anno fa scoppiò una polemica legata alle ONG e a presunti legami con scafisti e trafficanti di uomini. Questa ebbe una risonanza mediatica alquanto notevole perché le accuse giungevano da un uomo di legge, il Procuratore Capo di Catania Carmelo Zuccaro, il quale ricevette l’appoggio di politici molto seguiti quali Matteo Salvini e Luigi Di Maio. Tutti si accorsero di quanto quelle accuse puzzassero già a partire dalla mancanza di prove e documentazioni che attestassero la veridicità di quanto affermato, ma il fatto di aver attaccato le ONG posero il Procuratore su un piano molto privilegiato sia socialmente che politicamente. Le accuse lanciate da Zuccaro furono ritrattate quasi subito dallo stesso Procuratore che, però, aveva già raggiunto il suo scopo ovvero far parlare di sé e istillare una paura che non aveva motivo di nascere.

Dopotutto non si tratta di una novità, bensì di una classica metodologia propagandistica tanto cara alla nuova destra italiana ed europea. Nonostante gli immigrati che arrivano con i barconi siano solo una minima parte di quanti “sbarcano” nell’Unione Europea e nonostante molti di loro tendano a non rimanere nel nostro Paese, è comunque fondamentale renderli il bersaglio preferito della canea xenofoba. Fin quando a far accuse e propaganda xenofoba sono politici, si può in qualche modo accettare la cosa vedendola come una sorta di campagna elettorale scialba e insensata, ma il problema arriva quando le accuse arrivano da un Procuratore della Repubblica che la legge dovrebbe conoscerla bene e dovrebbe sapere che senza prove non si possono fare accuse. L’uso del condizionale è legittimo poiché Zuccaro, rispettabile uomo di legge, non è nuovo a simili comportamenti riguardo l’argomento immigrazione.

Per esempio il 4 dicembre 2015 un ventunenne siriano, Morad Al Ghazawi, viene arrestato a Pozzallo dalla Polizia di Ragusa per terrorismo e col sospetto di essere una cellula solitaria dell’Isis entrata in Europa. Tutti i giornali lo battezzano come il “migrante con il passaporto Isis” o “diploma Isis” o “lasciapassare per jihadisti”. A prendere il fascicolo e la situazione in mano è proprio lui, Carmelo Zuccaro, già prossimo alla nomina, esattamente sei mesi dopo, del ruolo più prestigioso dell’ufficio giudiziario etneo. Sul ventunenne siriano si affida alla Digos ragusana e agli investigatori. Quest’ultimi trovano sul telefono del ragazzo un documento su carta gialla con foto di un’altra persona, un timbro dell’Isis e un testo in arabo che attesterebbe il superamento di un corso di formazione jihadista. C’è un problema: il testo è stato tradotto in maniera grossolana. In realtà è un “attestato di non-miscredenza”, come scopre Radio Radicale, che per prima solleva il caso, e la redazione di Meridionenews, rilasciato dal “governatorato della Svezia a nome di Mamo Al Jaziri”, un cantante siriano di origini curde che vive a Stoccolma da anni. Un documento che gira in rete da più di un anno sempre con foto diverse, insomma una bufala pazzesca.

La Procura non si arrende e gli trova un testo su WhatsApp: “Non c’è altro Dio al di fuori di Allah e Maometto è il suo Profeta” che a Catania stabiliscono essere il messaggio di affiliazione allo Stato Islamico. Mentre invece è la shahada, uno dei primi precetti del Corano – la professione di fede – che vale per tutti i musulmani del mondo. La richiesta di fermo della Procura è poi la ciliegina sulla torta: il video ritrovato sul telefono di Morad Al Ghazawi dove secondo i magistrati si vede “un arabo proclamare la difesa della Siria imbracciando fucili e spade”. E in effetti si vede. Bene. L’arabo in questione nel video ha una lunga barba finta, il fucile è finto, la spada pure ed esce dalla stanza sculettando. È satira proprio contro gli islamisti come ha mostrato Amedeo Ricucci su Rai 1. Tutte informazioni disponibili prima della sentenza a cominciare dal fatto che sul passaporto del ventunenne, quello vero e non il “passaporto Isis”, ci sono timbri del 2012 che mostrano come si sia rifugiato in Giordania prima di partire alla volta dell’Europa. Nel 2012. Quando Isis nemmeno esisteva in Siria. Le evidenze non bloccano la Procura guidata da Zuccaro che chiede quattro anni di carcere che per fortuna il ragazzo non farà mai. Viene assolto, ma intanto Morad si è fatto 16 mesi di prigione a Sassari in quella nota come la Guantanamo d’Italia. Ora è in Germania, ricongiunto alla famiglia. Chi lo conosce dice che è rimasto seriamente traumatizzato, fino ad oggi.

Questo accadeva nel 2015, Zuccaro nel frattempo è divenuto Procuratore Capo, ma la volontà di rivalsa nei confronti dell’immigrazione e delle ONG non si è mai fermata. Ha continuato a lanciare frecciatine al veleno unendo politica, economia e società e allontanandosi sempre più da quello che dovrebbe essere il suo tema principale: la legge. Le dichiarazioni erano molto eloquenti: “La giustizia ha tempi troppo lunghi”. Per lui l’immigrazione “è un problema politico non basta la risposta giudiziaria”. E quindi si domanda perché, ad esempio, Malta non collabori prendendosi anche lei i migranti senza che la UE batta un ciglio. Sul perché Bruxelles non faccia la voce grossa e non affidi i “compiti a casa” a uno dei suoi paradisi fiscali interni ai confini UE. Tralasciando che basterebbe leggere il resoconto del Ministero delle Infrastrutture sulle attività di soccorso svolte nel 2015, dove a pagina 2, nelle note, si legge: “Oltre alla propria area SAR (Search and Rescue NdR) in esecuzione della convenzione di Amburgo del 1979, l’Italia opera di fatto anche in un’area di 630.000 km² di responsabilità degli Stati frontisti del nord Africa (Tunisia, Libia ed Egitto) e di Malta. Tale situazione è dovuta all’inadeguatezza degli assetti di Guardia Costiera dei Paesi frontisti, ovvero come nel caso di Malta, dell’eccessiva estensione dell’area SAR di competenza rispetto alle risorse disponibili” si nota un interesse mediatico quasi spasmodico da parte del Procuratore.

Giungiamo, infatti, al 2017 anno in cui il noto Procuratore Zuccaro accusa le ONG di avere accordi con gli scafisti e i trafficanti di uomini. Anno in cui, dopo queste accuse prive di fondamento, la notorietà del Procuratore è salita alle stelle e quella delle ONG alle stalle. Su quest’ultime si è gettato fango da ogni dove: sono state definite i “taxi dei migranti” su presunte definizioni della stessa agenzia Frontex e accusate di rubare soldi. Nessuna prova, questo è importante e Zuccaro lo sapeva bene tanto che già nel maggio dello stesso anno, ad appena due mesi dalle sue accuse, aveva ritirato tutto lasciando solo un alone di mistero e di domande in stile “non ci sono prove, ma forse…”. Tutto sembrava conclusosi con il Procuratore che si era finalmente reso conto che la sua carriera e la dignità personale contassero più della fama, ma non era così e nel marzo di quest’anno ci ha deliziati con un altro buco nell’acqua.

Il caso riguardava la famosa ONG spagnola ProActiva Open Arms che, dopo essere sfuggita a un inseguimento di una motovedetta libica che minacciava di aprire il fuoco se i membri della ONG a bordo non avessero consegnato le donne e i bambini raccolti da un gommone, è stata sequestrata nel porto di Pozzallo con l’accusa di associazione a delinquere. A sequestrare la nave ci ha pensato la Procura di Catania il cui capo è sempre il noto Zuccaro. La notizia ha fatto il giro del mondo e ancora fa parlare di sé poiché, dopo la richiesta del dissequestro da parte del Gip di Catania e Ragusa, la Procura di Catania ha presentato un ricorso che è stato esaminato giorno 11 maggio e di cui si attendono ancora i risultati. Non voglio tanto soffermarmi sulla vicenda alquanto curiosa e che deve rispondere anche di delicate questioni diplomatiche, bensì vorrei soffermarmi sulle reazioni in primis di Zuccaro e poi della politica italiana. Il primo ha sempre balbettato quando gli venivano chieste delle informazioni in più e soprattutto delle prove a quanto egli affermasse mentre la seconda ha reagito in maniera quasi kafkiana perché da un lato vi erano i soliti accusatori seriali e dall’altra una difesa fortemente silenziosa, quasi intimorita. Non si capisce come un Paese che ha crocifisso chiunque abbia provato ad alzare il livello delle indagini su mafie e politica non riesca a mettere in discussione qualcuno che con le sue inchieste ha soffiato su un vento politico e fangoso intestandosi la bieca battaglia contro le ONG e contro la solidarietà.

Dopotutto quelle di Zuccaro sono illazioni chiare che appaiono poggiarsi su una sopracitata propaganda di destra e tendenzialmente populista. Il Procuratore ha sempre affermato che si tratta solo di ipotesi e di non avere prove sulle quali poggiarle, il problema è fare dichiarazioni al veleno in merito attraverso televisioni e metodi di stampa. Accusare le ONG che soccorrono i migranti con il fine di destabilizzare il nostro Paese è alquanto grave anche se fosse minimamente plausibile. Un’accusa smontabile semplicemente citando il contributo privato condotto a diretta dalle autorità, dalla Marina Militare italiana e dalla Guardia Costiera che coordinano sempre il grosso del lavoro nel Mediterraneo. Anche lo stesso Zuccaro limita le accuse affermando che “su Ong come Medici senza frontiere e Save the Children davvero c’è poco da dire” e allora restano le ONG minori che operano senza accordi diretti con le nostre autorità, ma che non il nuovo progetto Frontex sono state fortemente limitate se non annullate del tutto.


Sta di fatto che a monte di qualsiasi discorso e/o accusa bisogna ricordare che l’allarme invasione è del tutto infondato al pari delle dichiarazioni di Zuccaro che a distanza di un anno molti hanno totalmente dimenticato, o quasi. Nonostante la propaganda politica di partiti che si apprestano a salire al governo, il nostro Paese è tra quelli dell’Unione Europea che ospita meno immigrati in assoluto e la maggior parte di essi sono cristiani. Secondo il rapporto Clandestino (finanziato dalla UE e pubblicato nel 2009), nel 2008 nell’UE c’erano da 1,9 a 3,8 milioni d’immigrati con i documenti non in regola, in calo sul passato, meno dell’1% della popolazione. Lo stesso anno negli Stati Uniti (300 milioni d’abitanti) ce n’erano 11,3. Dopo il 2008 i flussi migratori verso l’Europa si sono peraltro ridotti a causa della crisi economica e solo la crisi siriana ne ha determinato un’impennata temporanea che si mantiene tuttora costante. L’invasione non c’è e l’immigrazione non è neppure islamica, visto che gli immigrati di religione musulmana che arrivano in Europa sono circa un quinto del totale. Gridare ai complotti è tanto facile quanto inutile e nel frattempo si continua ad essere indifferenti alle sofferenze di uomini, donne e bambini che cercano solo una salvezza. Al riguardo si potrebbe citare il Decreto Minniti, ma la parentesi sarebbe alquanto ampia.

In fin dei conti la strategia razzista è tanto semplice quanto brutale e va al di là della verità dei fatti. Accusare migranti, associazioni umanitarie e ONG è facile. Gli immigrati non piacciono né in Italia né in Europa. Bisogna istillare in tutti i modi l’odio verso di loro e verso chi li aiuta, ma non basta la semplice dialettica politica ed ecco l’intervento di Zuccaro che ha fornito dignità e ha dato voce ad accuse false e xenofobe. Le ipotesi del Procuratore sono divenute subito prove provate di complotti e trame segrete. La post verità non ha più motivo di esistere, il verme del sospetto è stato già lanciato e anche se nessuno si ricorda delle dichiarazioni, basta nominare ONG ad alta voce per udire un urlo di indignazione. Un uomo di legge dovrebbe difendere e garantire i diritti umani, invece si abbassa a biechi interessi personali. Il razzismo e i razzisti sono alle porte, in molti Paesi sono già al potere. Non sono le ONG e i migranti a minacciare la nostra civiltà, siamo noi stessi che come un serpente che si morde la coda ripete gli errori commessi nella storia.

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